Questione di scelte

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Il mondo, le persone, la nostra vita sono come decidiamo di vederle… Tragedie grandi e piccole avvengono tutti i giorni, sono presenti nella vita di tutti noi, ma se ci soffermiamo solo a guardare quelle, noi non viviamo, moriamo lentamente, agonizziamo. Se, invece, al di là degli umani momenti di sconforto, abbiamo la lucidità di vedere oltre, di apprezzare l’amore che ci circonda, i legami nuovi che ogni giorno siamo in grado di stabilire, forti, positivi; se non ci arrendiamo di fronte alle sfide e non abbiamo paura di dire ciò che pensiamo; se riusciamo anche ad essere fieri delle piccole o grandi imprese che siamo in grado di portare a termine ogni giorno; se nonostante tutto riusciamo ancora a ridere fino alle lacrime, a lasciarci andare anche alla superficialità, a ricordare tutti i bei momenti che la vita ci ha donato, anche con chi non c’è più; se portiamo dentro di noi con gioia il ricordo di coloro che abbiamo perduto; allora possiamo ritenerci persone fortunate. E davvero vive. Ebbene, io mi sento fortunata…

In amicizia, vi lasciate coinvolgere o preferite rimanere distaccati?

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Ebbene sì, lo confesso: quando voglio bene a qualcuno non sono capace di restare completamente distaccata.  Mi lascio coinvolgere, soffro se un’amica cara o un amico caro soffrono. Riesco a mantenere un certo grado di lucidità, sì, ma cerco di rendermi utile e di far sentire il mio amore quanto più possibile. Anche solo per offrire una spalla su cui piangere o un abbraccio avvolgente. Ed allo stesso modo mi piace condividere i bei momenti e ridere insieme fino alle lacrime, fino a quando i crampi agli zigomi e alla mascella sono così forti da farmi temere una paresi facciale, come una novella Joker. Eppure, non siamo tutti uguali. Per carattere o per esperienze particolari, alcune persone, pur volendo bene ai propri amici, non riescono e non vogliono lasciarsi troppo coinvolgere. Essendo io completamente diversa da costoro, sotto questo aspetto, trovo quest’atteggiamento poco comprensibile. È come se volessero difendersi da eventuali ferite, proteggersi dalla vita stessa. Forse hanno ragione loro, che soffrono meno ed osservano tutto da un punto di vista più distante e, quindi, più oggettivo. Forse… Eppure io lo trovo triste. Trovo fondamentale lasciarmi contaminare dalla vita, pur riuscendo a dominarla, come una malata cronica. Non vorrei mai doverla osservare da lontano. E voi? Cosa ne pensate?