Il Premier e la scuola: “Genitori, fate ciò che dico, non fate ciò che faccio”.

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<<… capita a volte che quando un alunno viene redarguito da un’insegnate si tende ad essere più comprensivi nei confronti del figlio che del maestro. Bisogna invece riconoscere il ruolo sociale e dare maggiore attenzione agli insegnanti>>. Questo è quanto si apprende dall’ANSA , riguardo a ciò che avrebbe detto il Premier, presente all’inaugurazione di una scuola in provincia di Pescara. (http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2016/11/10/scuola-renzi-a-genitori-rispettare-insegnanti_0c8ac045-8dbc-437a-9b9c-07855b893a78.html)

Mi sentirei di rispondere al nostro Presidente del Consiglio: “Le chiacchiere stanno a zero!!!” Come può, il Governo e, quindi, lo Stato italiano, chiedere ai genitori di rispettare gli insegnanti dei propri figli, quando per primo non lo fa? I docenti italiani sono tra i più bistrattati, perché così come i genitori sono pronti a difendere i propri figli di fronte ad ogni evidenza di inettitudine e cattiva educazione, altrettanto fa lo Stato: se gli alunni non hanno voglia di studiare è perché i docenti non hanno una didattica coinvolgente e personalizzata, se sono maleducati i docenti non possono agire con provvedimenti disciplinari perché sono diseducativi (mentre essi stessi possono essere sottoposti a provvedimenti disciplinari per qualunque cosa), non si può quasi più bocciare perché anche se gli alunni sono ignoranti, magari hanno competenze sufficienti per sbrigarsela nella vita (sarebbe giusto se, poi, volessero fare gli artigiani ma, invece, pretendono di iscriversi all’università e quei genitori che hanno le giuste conoscenze smuovono mari e monti per vedere laureato un figlio ignorante, senza pensare che poi sarà un pessimo medico, avvocato, ingegnere e che la vita di qualcuno potrebbe dipendere da lui…). La Cassazione ha dato ragione a un genitore che ha denunciato un docente per aver osato dare dell’ignorante al proprio figlioletto adorato; quando quegli stessi scalmanati che vanno solo compresi si sono accoltellati fuori da una scuola, a Napoli, la colpa è stata ancora una volta attribuita agli insegnanti che non hanno saputo prevedere e intervenire in anticipo; qualunque malinteso intervenga nel rapporto scuola-famiglia, lo Stato dà quasi sempre ragione a quest’ultima che, quindi, denuncia gli insegnanti per battere cassa in periodo di crisi. Insomma, così come i ragazzi fanno i bulli perché sanno di essere spalleggiati sempre e comunque dai genitori, a dispetto di ogni evidenza, così fanno questi, assolutamente certi che i tribunali daranno loro ragione in caso di contenzioso (forse perché anche tanti giudici sono genitori che si sentono in colpa per essere poco presenti nella vita dei propri figli? ). E poi, ancora: quale considerazione ha, lo Stato, nei confronti di quegli insegnanti che vengono sbattuti in giro per tutta Italia come merci, come se non fossero degni di considerazione, defraudati della loro dignità di persone, ancor prima che di professisti, le cui famiglie si sgretolano per poi sentirsi dire, da quegli stessi governanti, che sono degli ingrati perché non apprezzano di avere, finalmente, un lavoro stabile, il cui stipendio è a stento sufficiente per mantenersi tutto il mese lontano da casa? Quale considerazione c’è, in tutto questo, quale rispetto da parte dello Stato che, ipocritamente, incita i genitori a ricordare l’importanza sociale che dovrebbero rivestire questi docenti, completamente esautorati dal proprio ruolo di educatori?

Egregio  Primo Ministro, come diceva Totò: “Ma ci faccia il piacere!”

Trasferimenti e Buona Scuola: è andato meglio chi non ha vinto il concorso!

buona scuola-3 Immagine tratta da BrindisiReport

Per poter comprendere la situazione, dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo, al momento del famigerato e contestato concorso docenti del 2012. All’epoca fu introdotta la pre-selzione, ovvero un mega quiz al quale rispondere in pochissimo tempo, valido su tutto il territorio nazionale, per tutte le categorie di docenti, per qualunque ordine e grado di scuola e per tutte le materie di insegnamento. Questa pre-selezione falciò le gambe a circa tre quarti degli aspiranti docenti anche perché, per superare quella fase così come quelle successive, non bastava più il punteggio di 6/10 ma era necessario ottenere un punteggio pari a 7/10 (il punteggio finale era in centesimi, quindi 70/100). Quel concorso, inizialmente riservato a chi era già abilitato, non era abilitante, di conseguenza o lo si vinceva o, in teoria, si ricominciava tutto da capo. In realtà non andò così, poiché i posti promessi, a seguito della nuova legge sui pensionamenti, non c’erano più. Quindi fu istituita una graduatoria di merito in cui furono iscritti non solo i vincitori del concorso a cui non era stata assegnata la cattedra ma, anche, i cosiddetti “idonei”, cioè coloro che avevano superato il punteggio richiesto ma non erano riusciti a guadagnarsi un voto sufficiente a far guadagnare loro la cattedra. A differenza di qualsiasi altro concorso pubblico, infatti, non fu garantita l’assunzione ai soli vincitori (come doveva essere inizialmente) ma anche a tutti gli idonei. Per chiarire, farò un esempio. In Campania, nella mia classe di concorso (A025-A028) furono messi a bando 91 posti su tutto il territorio regionale. Superata la preselezione, la prova scritta, la prova pratica e quella orale, ognuna con un voto equivalente almeno a 7/10, si sommava il punteggio per i titoli e si aveva il risultato finale in centesimi. Solo i primi 91 avevano diritto alla cattedra, gli altri inizialmente sarebbero dovuti rimanere con un pugno di mosche in mano. A seguito dei vari ricorsi all’italiana (fatta la legge trovato l’inganno) si istituirono le graduatorie di merito: poiché il Governo non garantiva più l’assunzione dei vincitori entro un anno, come doveva essere inizialmente, ma entro i successivi tre, venendo conseguentemente meno al patto istituito con i docenti, si crearono questi elenchi con vincitori ed idonei. Essendomi collocata a due terzi dell’elenco dei vincitori, mi aspettavo un’assunzione più immediata ma così non fu, essendo stata assunta nell’anno 2015/16. La fregatura era dietro l’angolo: è uscita la cosiddetta Legge sulla Buona Scuola. Assunta nella fase iniziale, fase 0, quindi grazie al normale turn over annuale e alla vincita del concorso, non ho trovato posto nella mia provincia (Salerno) e sono stata assegnata alla provincia di Napoli. Fin qui tutto ok. Sembrava. Invece l’inganno era in agguato. La fase A era di fatto assimilabile alla fase 0, solo che era stato esteso il numero degli assunti presi dalla graduatoria di merito e da quella ad esaurimento. La graduatoria ad esaurimento è costituita da tutti i docenti variamente abilitati (concorso, come me che lo avevo fatto abilitandomi nel 1999, SICSI, TFA ecc…) che intanto da anni facevano supplenze e punteggio senza mai essere assunti a pieno titolo nella scuola. Le fasi successive, B e C, hanno permesso l’assunzione, su tutto il territorio nazionale, ovunque ce ne fosse richiesta, degli “idonei” al concorso 2012 (quindi non più vincitori del concorso) ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento. In queste fasi costoro sono stati assunti come organico di potenziamento, ovvero nella stragrande maggioranza dei casi non ad insegnare ma a fare i tappabuchi di altri docenti e ad occuparsi di varie altre mansioni. Per quanto mi riguarda, ho visto moltissimi salernitani assunti nella fase C venire ad insegnare in provincia di Salerno, nonostante tanti altri siano stati sparpagliati in giro per l’Italia. C’era il timore di ciò che sarebbe accaduto con i trasferimenti di quest’anno, soprattutto per gli assunti nelle fasi B e C. Ebbene, quasi tutti  coloro che sono stati assunti in queste fasi (ribadisco: non vincitori di concorso) hanno avuto la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale prima dei vincitori di concorso assunti nell’ultimo anno (non di quelli assunti fino all’anno prima), ottenendo la sede più ambita. Ancora una volta devo spiegarmi meglio… La prima fase dei trasferimenti, fase A da non confondere con quella delle assunzioni,  ha riguardato solo i trasferimenti provinciali, inclusa l’assegnazione di una cattedra ai neo assunti 2015/16 all’interno della provincia iniziale, quindi nel mio caso ancora Napoli… Nella fase B è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale a tutti coloro che erano stati assunti entro il 2014/15, di fatto creando una disparità di trattamento tra i diversi vincitori del concorso 2012. Se lo Stato avesse mantenuto la sua parola, tutti i vincitori di detto concorso avrebbero dovuto essere assunti nel 2013/14, ottenendo il medesimo diritto al trasferimento interprovinciale. Ma così non è stato, portando ad una differenza di diritto tra chi è stato assunto prima e chi dopo, solo a causa di una mancanza del Governo. Quindi gli assunti entro il 2014/15 hanno avuto la possibilità prima di chiunque altro di chiedere il trasferimento interprovinciale, ovviamente ottenendolo. Nella fase C è stata data la possibilità di chiedere il trasferimento interprovinciale agli assunti nelle fasi B e C 2015/16, quindi agli idonei al concorso ed ai precari delle graduatorie ad esaurimento, in entrambi i casi non vincitori del concorso. Solo nella fase D dei trasferimenti interprovinciali è stata data la possibilità a noi assunti nel 2015/16, vincitori del concorso 2012,  di chiedere il trasferimento interprovinciale. Ma, ovviamente, a quel punto non c’erano più posti disponibili. Risultato? Ho vinto il concorso ma nel trasferimento mi sono vista superare da chi non solo il concorso non lo ha vinto ma ha, in più casi, un punteggio di gran lunga inferiore al mio. Così chi non ha vinto il concorso sta comodamente a Salerno, magari anche sotto casa, ed io che ho vinto il concorso resto a Napoli. Per carità, rispetto a chi è stato sbattuto in giro per l’Italia non mi lamento, tutto sommato sto benino. Ma dov’è finita la meritocrazia? Di nuovo due pesi e due misure. Di nuovo ingannata dallo Stato, che non solo non mi ha assunta nei tempi stabiliti, creando una serie di deroghe alla legge ma, dopo, non mi ha considerato alla stregua di coloro che sono stati assunti prima grazie alla stessa legge, facendomi superare nei trasferimenti da chi non ha vinto il concorso ed ha un punteggio ridicolo… Oltre al danno anche la beffa.

Ora mi domando: non ci sarebbero i presupposti per fare causa allo Stato italiano? La legge non dovrebbe essere uguale per tutti???

Sono tornata… Ovvero: io speriamo che me la cavo

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Finalmente, dopo tanti mesi, ho deciso di tornare a scrivere… Poiché scrivo su questo blog esclusivamente per hobby, la frequenza dei miei articoli segue il mio umore, la mia voglia di scrivere ed il tempo che ho a disposizione. Dopo tutto, se così non fosse sarebbe un lavoro, piuttosto che un hobby! 😜

Oggi ho voglia di scrivervi della mia bellissima esperienza di quest’anno. Dovete sapere che anch’io faccio parte della larga schiera di docenti assunti la scorsa estate e mi sono trovata a fare l’anno di prova in una scuola di Castellammare di Stabia. Sono arrivata in un luogo che non conoscevo, in una scuola messa non proprio bene, trovando tante cose che non funzionavano benissimo e, secondo la mia prima impressione, un’apparente ostilità (ma confesso che la prima ad essere ostile ero io nei loro confronti, vedendo che le cose funzionavano in maniera così disordinata). Eravamo in tanti ad essere nuovi: 5 neoimmessi, diversi docenti che per la prima volta erano giunti di ruolo in quella scuola, alcune assegnazioni provvisorie, tutti un po’ spaesati… Persino la dirigente era neoassunta ed aveva preso servizio insieme a noi. La situazione familiare e personale di molti allievi era veramente difficile, scarsissime la disciplina e l’educazione (non solo dei ragazzi ma anche di parte del personale…). Insomma, dopo i primi giorni il mio unico pensiero era come scappare via da quella scuola. Ma, come nel film tratto dal libro Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta, ora che sta finendo l’anno e so che dovrò andar via, lascio in quella scuola un pezzo del mio cuore. Ma procediamo con ordine…

Cos’è avvenuto, dopo quei terribili primi giorni di lezione? Forse nulla di straordinario, o forse di straordinario c’era tutto. Dipende da quale punto di vista si osservano le cose… Talvolta, è semplicemente la vita ad essere straordinaria, come lo è la capacità di molti di noi di saper solidarizzare nelle situazioni difficili, la capacità degli spiriti affini di sapersi conoscere e riconoscere tra la gente. Ma mai avrei pensato di trovarne così tanti e così magnifici da poter chiamare amici, non più semplicemente colleghi, come invece è stato. Persone straordinarie che ho imparato ad apprezzare un po’ alla volta, non senza qualche incomprensione o dissapore, come è naturale che sia, ma con la volontà e la serenità di saper andare oltre. Ho riso con un gruppetto di loro fino alle lacrime, con un affetto profondo che ci ha legato; ho fatto conoscere il mio spirito battagliero che ho riconosciuto anche in tanti colleghi; ci siamo spalleggiati nelle difficoltà, abbiamo condiviso amarezze e trionfi, la gioia di veder progredire alcuni alunni difficili e il dispiacere di non riuscire ad aiutarne altri. Insomma, siamo diventati una squadra, una famiglia bella, grande e numerosa. Ho conquistato la fiducia, la stima e la simpatia di tanti alunni (insegnando in 9 classi, sono circa 200!!!) e contemporaneamente mi sono affezionata a quei ragazzi come fossero dei figli. Ragazzi pieni di energia, di dolcezza, di meraviglia ma, anche, pieni di dubbi, incertezze, insicurezza, solitudine. Ragazzi bisognosi di amore come di regole, di esempi come di conforto. Ed infine non posso dimenticare una splendida persona che ho avuto il piacere di conoscere in questo percorso, anche se ho avuto minori possibilità di contatto per via dei differenti impegni. Mi riferisco alla dirigente, una donna solare, piena di umanità ma assolutamente indomita, capace di far fronte alle numerose sfide di questa scuola con fermezza ma con giustizia e con il sorriso. Alla stima che ho provato e provo nei suoi confronti si unisce una istintiva simpatia, a pelle, una simpatia che mi fa dire “A me ‘sta donna piace proprio assai!

Potrei raccontare decine di aneddoti ma nulla renderebbe l’incanto che si è creato, anzi potrebbe banalizzarlo. Così mi fermo qui, accennando appena agli abbracci carichi di sincero affetto e alle lacrime di commozione di questa mattina, quando noi neoimmessi abbiamo terminato di presentare il nostro lavoro davanti al comitato di valutazione e abbiamo realizzato che tra pochi giorni, alla fine degli esami, quest’avventura sarà giunta al suo termine. Mi sento, ancora una volta, fortunata. La vita non finisce mai di sorprendermi e mostrarmi quanto il mondo sia ricco di persone meravigliose, nonostante tutto. E dunque, una parola sola dedicata a tutti voi, che avete incrociato per un po’ le vostre vite con la mia: GRAZIE!

Lezione sul disegno simmetrico e la colorazione a matita sfumata: maschere di carnevale

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Oggi ho deciso di mostrare la lezione che ho impostato per i miei alunni di prima media: cos’è un disegno simmetrico e come si realizza a mano libera; la tecnica della sfumatura colorata tramite sovrapposizione di tratteggi di differenti matite. Ho approfittato del carnevale imminente per mostrare come disegnare una maschera, partendo dall’asse di simmetria centrale. Una volta predisposta la forma di base iniziale, si può arricchire con vari particolari e dettagli e, dopo, passare i contorni con un colore grigio.

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Per quanto riguarda il colore, si iniziano a riempire gli spazi con tratteggi di colore leggeri, sovrapponendo tre tinte leggermente differenti o anche contrastanti e seguendo l’andamento delle linee del disegno. Una volta completata la colorazione, con un colore scuro si possono delineare alcuni contorni, per far risaltare il disegno… E il gioco è fatto!!!

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Riflessioni sull’insegnamento

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Ho iniziato ad insegnare da soli tre anni ed ho scoperto che la scuola è molto cambiata da come la ricordavo. Ho, inoltre, scoperto la difficoltà di svolgere un impressionante numero di attività in un tempo assolutamente esiguo per ogni classe. Insegno “Disegno e Storia dell’Arte” alle secondarie di secondo grado (ex scuole superiori) ed “Arte e Immagine” (già “Educazione Artistica”)  alle secondarie di primo grado (ex scuole medie) ed ho a disposizione due ore di insegnamento settimanali per ogni classe. Per quanto riguarda la prima tipologia di scuola, devo insegnare ai ragazzi la storia dell’arte collegandola alle altre discipline, per far capire che arte, società (politica, religione ed economia), storia, scoperte e conoscenze scientifiche e tecnologiche, pensiero filosofico (etico, estetico e morale) sono strettamente interconnesse. Devo, inoltre, insegnar loro le tecniche del disegno geometrico (disegno architettonico, scale di riduzione, assonometrie, prospettive, teoria delle ombre ecc…). Nel secondo tipo di scuola, invece, oltre alle nozioni di base della storia dell’arte, devo insegnare ai ragazzi a superare gli stereotipi e a conoscere, comprendere ed applicare le regole della comunicazione visiva ed a reinterpretarle in maniera personale, attraverso la conoscenza del disegno (matita, carboncino, china…), del colore (matite colorate, pennarelli, pastelli, acquerelli, tempere…), delle tecniche miste (es.: collage), della modellazione (es.: creta). Ovviamente, per entrambe le materie, devo spiegare, verificare le conoscenze e  le competenze acquisite, controllare il regolare svolgimento dei compiti a casa, interrogare, predisporre i compiti in classe, correggerli e mostrarli agli interessati spiegando loro dove e perché hanno sbagliato. Predisporre attività di laboratorio, lezioni su supporto informatico da preparare precedentemente a casa con cura, o proiezione di filmati esplicativi. Cercare di destare interesse e curiosità, stimolare al confronto e mantenere la disciplina. Poi c’è il tempo che va impiegato a trascrivere sul registro, non più cartaceo ma informatico, visibile ai genitori in tempo reale o quasi: lezione svolta, compiti assegnati, voti dati e commento agli stessi; note disciplinari, verifica delle giustifiche per eventuali assenze ed, ovviamente, firma di presenza. Poi ci sono le eventuali supplenze per coprire le ore degli insegnanti assenti. Oltre a tutte queste attività, ci sono poi i collegi d’istituto, i consigli di classe, gli scrutini, gli incontri con i genitori, gli open days organizzati dalle scuole… tutto rigorosamente al di fuori dell’orario scolastico. Se, quindi, in teoria, un docente lavora e viene pagato per venti ore a settimana, il lavoro svolto è, in realtà, di almeno trentacinque ore a settimana. Va, inoltre, aggiunto che si presuppone che detto docente abbia obbligatoriamente un computer e internet a casa, altrimenti non può aggiornare il registro telematico e nemmeno verificare le circolari o gli avvisi che le scuole ormai pubblicano solo sui loro siti. Ma allora io mi domando: perché non si allestiscono uffici all’interno delle scuole, in cui i docenti possono svolgere parte di questa immensa mole di lavoro ed anche confrontarsi tra loro, invece di farglielo fare a casa propria, e non smettiamo di prenderci in giro dicendo che lavorano solo venti ore a settimana? Una volta terminato il lavoro con gli studenti, gli insegnanti andrebbero in pausa pranzo per un’ora e poi svolgerebbero altre due o tre ore di lavoro pomeridiano… retribuito!!! Sarebbe più onesto nei confronti di noi docenti che, comunque, svolgiamo ugualmente queste attività ma… gratuitamente!