Il Premier e la scuola: “Genitori, fate ciò che dico, non fate ciò che faccio”.

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<<… capita a volte che quando un alunno viene redarguito da un’insegnate si tende ad essere più comprensivi nei confronti del figlio che del maestro. Bisogna invece riconoscere il ruolo sociale e dare maggiore attenzione agli insegnanti>>. Questo è quanto si apprende dall’ANSA , riguardo a ciò che avrebbe detto il Premier, presente all’inaugurazione di una scuola in provincia di Pescara. (http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2016/11/10/scuola-renzi-a-genitori-rispettare-insegnanti_0c8ac045-8dbc-437a-9b9c-07855b893a78.html)

Mi sentirei di rispondere al nostro Presidente del Consiglio: “Le chiacchiere stanno a zero!!!” Come può, il Governo e, quindi, lo Stato italiano, chiedere ai genitori di rispettare gli insegnanti dei propri figli, quando per primo non lo fa? I docenti italiani sono tra i più bistrattati, perché così come i genitori sono pronti a difendere i propri figli di fronte ad ogni evidenza di inettitudine e cattiva educazione, altrettanto fa lo Stato: se gli alunni non hanno voglia di studiare è perché i docenti non hanno una didattica coinvolgente e personalizzata, se sono maleducati i docenti non possono agire con provvedimenti disciplinari perché sono diseducativi (mentre essi stessi possono essere sottoposti a provvedimenti disciplinari per qualunque cosa), non si può quasi più bocciare perché anche se gli alunni sono ignoranti, magari hanno competenze sufficienti per sbrigarsela nella vita (sarebbe giusto se, poi, volessero fare gli artigiani ma, invece, pretendono di iscriversi all’università e quei genitori che hanno le giuste conoscenze smuovono mari e monti per vedere laureato un figlio ignorante, senza pensare che poi sarà un pessimo medico, avvocato, ingegnere e che la vita di qualcuno potrebbe dipendere da lui…). La Cassazione ha dato ragione a un genitore che ha denunciato un docente per aver osato dare dell’ignorante al proprio figlioletto adorato; quando quegli stessi scalmanati che vanno solo compresi si sono accoltellati fuori da una scuola, a Napoli, la colpa è stata ancora una volta attribuita agli insegnanti che non hanno saputo prevedere e intervenire in anticipo; qualunque malinteso intervenga nel rapporto scuola-famiglia, lo Stato dà quasi sempre ragione a quest’ultima che, quindi, denuncia gli insegnanti per battere cassa in periodo di crisi. Insomma, così come i ragazzi fanno i bulli perché sanno di essere spalleggiati sempre e comunque dai genitori, a dispetto di ogni evidenza, così fanno questi, assolutamente certi che i tribunali daranno loro ragione in caso di contenzioso (forse perché anche tanti giudici sono genitori che si sentono in colpa per essere poco presenti nella vita dei propri figli? ). E poi, ancora: quale considerazione ha, lo Stato, nei confronti di quegli insegnanti che vengono sbattuti in giro per tutta Italia come merci, come se non fossero degni di considerazione, defraudati della loro dignità di persone, ancor prima che di professisti, le cui famiglie si sgretolano per poi sentirsi dire, da quegli stessi governanti, che sono degli ingrati perché non apprezzano di avere, finalmente, un lavoro stabile, il cui stipendio è a stento sufficiente per mantenersi tutto il mese lontano da casa? Quale considerazione c’è, in tutto questo, quale rispetto da parte dello Stato che, ipocritamente, incita i genitori a ricordare l’importanza sociale che dovrebbero rivestire questi docenti, completamente esautorati dal proprio ruolo di educatori?

Egregio  Primo Ministro, come diceva Totò: “Ma ci faccia il piacere!”

Scuola: Finlandia Italia 3-0? Vediamo…

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Aula scolastica finlandese
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Aula scolastica italiana

 

Da un po’ di tempo si polemizza sulla didattica italiana e la si confronta col modello finlandese, che pare essere uno dei migliori al mondo per risultati culturali.

Alcuni dei punti forti di tale polemica, ultimamente, pare siano quello dei compiti assegnati a casa, quello dell’abbandono scolastico ed infine dell’aumento del divario tra le classi sociali. Ho letto attacchi di ogni tipo e recriminazioni su quanto siano scarsi e poco competitivi i risultati della scuola italiana rispetto ad altri modelli. Si pongono in evidenza, però, tutti i punti deboli del nostro sistema educativo in maniera acritica e strumentale. Vediamo, dunque, step-by-step le varie differenze tra il sistema italiano e quello finlandese e cerchiamo di trarne le dovute valutazioni…

Finlandia                                                                                

  • Ore settimanali di compiti a casa: 3
  • Scarsa disparità di competenze tra studenti
  • Non aumenta il divario sociale tra studenti
  • Abbandono scolastico: 0,3%

Italia

  •  Ore settimanali di compiti a casa: 7
  • Disparità di competenze tra studenti
  • Aumenta il divario sociale tra studenti
  •  Abbandono scolastico: 15%

Questi solo alcuni dei punti in discussione, in quanto l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Andiamo ad analizzare, allora, le differenze tra i due sistemi scolastici in questione, cercando di valutare criticamente i dati.

  1. Il sistema scolastico finlandese si confronta con una popolazione di 5 milioni di abitanti mentre quello italiano si confronta con una popolazione di 60 milioni di abitanti, con maggiori differenze socio-economiche ed una forte presenza di immigrati che comporta determinanti differenze culturali, che la Finlandia non ha;
  2. Le scuole finlandesi godono di strutture innovative, laboratori e materiale mentre le scuole italiane sono troppo spesso fatiscenti, ospitate in edifici non creati allo scopo e inadatti a tale uso;
  3. Libri, materiale didattico ed occorrente sono forniti agli studenti, gratuitamente, dalla scuola finlandese mentre in Italia, troppo spesso, non ci sono i soldi nemmeno per l’acquisto della carta igienica e gli studenti e le loro famiglie devono provvedere a fornire il materiale didattico necessario ai propri figli;
  4. In Finlandia gli studenti restano a scuola mediamente 8 ore al giorno, con mensa gratuita, e possono svolgere tutte le attività didattiche all’interno della scuola, invece in Italia gli studenti restano a scuola mediamente 6 ore al giorno, senza mensa, mentre chi fa il tempo prolungato deve pagare per mangiare a scuola;
  5. Le classi, in Finlandia, non possono superare il numero di 18 studenti, mentre in Italia ancora troppo spesso si raggiunge il numero di 26/30 alunni per classe;
  6. In Finlandia ai docenti sono garantiti uffici all’interno delle strutture scolastiche, attrezzati con computer ed altro, le ore di lavoro sono fisse, comprendono anche le attività di formazione e non prevedono, come in Italia, lavoro extra non retribuito e non quantificabile da aggiungere alle ore impiegate per lo svolgimento delle attività didattiche, per riunioni, ricerche da svolgere a casa, correzione dei compiti, formazione obbligatoria non retribuita ecc.;
  7. La Finlandia investe economicamente molto per le risorse umane e la formazione scolastica mentre l’Italia legifera imponendo standard difficilmente raggiungibili ma abbandona le scuole ed i docenti a sé stessi quando si tratta di “mettere mano alla tasca”;
  8. Lo stipendio medio del docente finlandese è superiore a quello del docente italiano ed il prestigio e la considerazione del lavoro sono di gran lunga superiori a quello dei nostri docenti;
  9. Gli allievi delle scuole finlandesi hanno rispetto per i propri docenti, perché anche le loro famiglie rispettano il lavoro degli insegnanti, gli allievi italiani invece usano spesso il turpiloquio, ignorano deliberatamente i propri docenti e talvolta vengono alle mani in classe, perché le famiglie per prime svalutano il lavoro degli insegnanti;
  10. Per concludere, mentre in Finlandia, come si è detto, i docenti godono di uno status sociale molto elevato, il governo italiano in primis non fa che criticare i propri docenti, svalutandoli agli occhi dell’opinione pubblica, comportandosi proprio come quei “cattivi docenti” di cui tanto parla che, invece di aiutare i propri alunni a crescere rafforzando l’autostima e, di conseguenza, la voglia di fare sempre di più e sempre meglio, non fa che bacchettarli ed umiliarli pubblicamente, autorizzando in tal modo le famiglie a sostituirsi troppo spesso agli insegnanti, entrando nel merito delle metodologie didattiche intraprese, generando nei propri docenti frustrazione, depressione e sindrome da burnout che, certamente, non giovano alla produttività ed alla qualità dell’insegnamento.

Un’ultima considerazione da fare è che, con le nuove normative italiane, si sta introducendo una sorta di divieto alla bocciatura, per cui gli studenti sono autorizzati a non studiare, a non seguire le lezioni, a litigare tra di loro in classe e fuori, a non avere disciplina né rispetto per alcun tipo di regola. I docenti sono completamente esautorati ed abbandonati a sé stessi ed il loro lavoro è reso vano da queste nuove regole: se si interviene troppo spesso sulla disciplina si deve bocciare ma, poiché non si può più bocciare, non si può intervenire, così i ragazzi italiani, diseducati già dalle loro famiglie, possono arrivare a fare qualsiasi cosa in classe, senza che i docenti possano intervenire più di tanto, pena interventi delle famiglie e rischio di sanzioni disciplinari; ma se gli studenti troppo vivaci si fanno male a scuola, perché davvero maleducati, il docente è ritenuto responsabile e ne deve pagare le conseguenze civili, penali e disciplinari. Le famiglie sono diventate incapaci di educare i propri figli e pretendono che lo facciano i docenti ma, poi, li tacciano di eccessiva severità nei confronti dei propri “angioletti” e di essere incapaci ed incompetenti.

Insomma, pare che siano tutti bravi ad evidenziare quanto deprecabile sia il sistema didattico-educativo italiano rispetto a quello degli altri paesi, senza minimamente far notare quanto sia difficile insegnare in questo Paese, o quanto poco faccia l’Italia per il proprio sistema scolastico, non erogando fondi e pretendendo, tra l’altro, che i propri insegnanti dimentichino di avere anche una famiglia! Nelle condizioni in cui sono costretti a lavorare, i docenti italiani fanno anche troppo… Chapeau!

Per maggiori approfondimenti:

scuola-finlandese

La scuola italiana e la scuola finlandese: due sistemi a confronto

Compiti a casa: a Shanghai 14 ore a settimana, in Italia 7, in Finlandia 3. Servono?

Neutralità: sinonimo di indifferenza

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Trovo che la frase attribuita ad Einstein sia la sintesi perfetta di ciò che intendo dire.

Stamattina mi sono svegliata così, con questi pensieri, domandandomi come possano le persone cosiddette “perbene” lasciare che tutto accada, nella loro completa indifferenza. Poi mi sono accorta che, in fin dei conti, anch’io ero così fino a non molto tempo fa, fino a quando cioè non ho sperimentato la crudeltà sulla mia persona e sulle mie figlie, nell’indifferenza generale: non solo dei cosiddetti amici ma, addirittura, della mia famiglia. Tutti presi nel dire: <<Vabbé ma sono cose vostre, noi non c’entriamo, siamo amici di tutti, una cosa non c’entra con l’altra… >>. Tutti concentrati nel cercare di sembrare super partes e buoni ad ogni costo, civili laddove civiltà non ve n’è, tutti gran signori. Ma allora la domanda è: cosa vuol dire essere persone di sani principi, persone serie e corrette? Accettare le peggiori aberrazioni degli “amici” nei confronti di altri (tanto a loro non tocca) e addirittura compatirli per le follie se non appoggiarle, dimostrando così la loro amicizia? Conosco questo modo di pensare, per tanti anni è stato anche il mio: <<In fin dei conti non è cattivo/a, sta solo passando un brutto momento. Passerà! Intanto io resto vicino: non sia mai detto che non sono una vera amica, che abbandono nel momento del bisogno chi ha sbagliato>> e, così facendo, ho giustificato i soprusi sui più deboli. Ma quando sono diventata così? A 15 anni ero Don Chisciotte, mi ergevo a paladino dei deboli, fregandomene del politicamente corretto per combattere contro le ingiustizie. Poi, un poco alla volta, mi sono persa, mi sono adeguata alla mentalità della massa civilmente ipocrita che mi circondava, che mi diceva <<Chi te lo fa fare? Tanto tu combatti e nessuno ti segue. Tutti che ti dicono di andare avanti tu per prima per poi lasciarti sola. Non è meglio farsi i fatti propri e campare tranquilli? Avere buoni rapporti con tutti ed un sorriso (ipocrita) davanti a tutti e tutto. Questa è l’amicizia, il vivere civile, il compromesso>>. E mi sono persa… Per poi riaprire gli occhi, gradualmente, dopo trent’anni, dopo aver deciso di fregarmene di chi fa battutine e sorrisini di condiscendenza alle mie spalle senza accorgersi che non è degno di camminare a testa alta. Io mi sono ripresa lentamente quella dignità, e non sono più disposta a barattarla con la “neutralità”, ho scoperto che posso smettere di voler bene alle persone che non sono quelle che credevo. E allontanarle dalla mia vita. Ho selezionato o trovato amici veri, sempre vicini e mai ipocriti, a prescindere dalla “convenienza”, pronti anche a dirmi all’occorrenza che sbaglio. Ma anche pronti a difendermi a spada tratta. E così faccio io con loro. Senza inutili paranoie.

Ma poi, cosa vuol dire neutralità? Siamo davvero sicuri che sia una cosa buona, una cosa lodevole? O è solo codardia ed indifferenza? Ad esempio: se un’amica percuotesse quotidianamente i figli, in maniera brutale, sarebbe giusto provare solo garbatamente a parlargliene e, non vedendo alcun cambiamento, fingere di niente e continuare a considerarla amica? Magari dicendo che, a parte questo difetto, è una brava ragazza e le si vuol bene? Ma allora quali sono le cattive persone? Come si fa ad accettare una cosa del genere e continuare a considerare quella persona degna della propria amicizia? Come si può dimenticare il benessere di quei bambini, seviziati nell’indifferenza generale, anche di chi dice di amarli? Oppure: quante coppie si separano? C’è chi lo fa in maniera più o meno civile (pochi, purtroppo) e chi inizia a tormentare in maniera evidente e persistente ex coniuge e figli, privatamente e pubblicamente, per punirli, creando loro seri problemi, psicologici e perfino fisici. Cosa fanno gli amici e, spesso, anche i parenti? Ne restano fuori, sono cose che non li riguardano: <<In fin dei conti sono fatti vostri, noi siamo amici di entrambi, non ci riguarda>> e, intanto, gradualmente, allontanano la parte vessata, debole (dando di quando in quando il finto contentino di una telefonata per mostrare la propria buona fede sempre e comunque, perché loro sono “buoni”, sono “amici”) per non diventare anche loro bersaglio del prepotente di turno o per non sembrare incivili. Non sia mai detto! Come si può continuare a frequentare persone prive di qualsiasi senso morale? A mio avviso, vuol dire non avere dignità! Qual è il confine tra discrezione e indifferenza? E così si continua a giustificare e perpetrare quest’ultima.

Ma lo stesso discorso si può fare per gli Stati neutrali. Non combattono, non entrano mai in guerra, si fanno i fatti loro e prosperano mentre gli altri si scannano. Di fronte a repressioni sanguinarie, dittature, popolazioni intere che soffrono non intervengono, si voltano semplicemente dall’altra parte e non guardano, fingendo che non accada mai nulla. E si sentono migliori, superiori solo perché non fanno la guerra a nessuno, non si sporcano le mani? Talvolta è solo con la guerra e le rivoluzioni che si possono ottenere la pace ed i diritti umani, combattendo per ciò in cui si crede, per schierarsi dalla parte dei più deboli e indifesi.

(Purché, ovviamente, pace e diritti della persona non siano utilizzati come scusa per coprire fini ed interessi reconditi delle azioni belliche…)

Riflessioni sulla Festa della Repubblica

Corrieregiugno46

Come tutti ben sappiamo, lo scorso 2 giugno c’è stata la Festa della Repubblica. In quell’occasione un’amica e collega mi ha inviato un link alla canzone di De Gregori, Viva l’Italia, augurandomi una buona Festa. E’ seguito un breve scambio di opinioni, le mie più amare, le sue più fiduciose. Ve lo ripropongo, poiché ritengo che possa costituire un valido spunto di riflessione.

L.: Buona Festa della Repubblica

S.: Ormai sono in polemica con lo Stato italiano

L.: E hai ragione, noi siamo quelli dell’Italia che resiste. Noi siamo stati colpiti al cuore, troppo lucidi per non vedere, troppo, a volte con grande difficoltà, pesanti per cedere. E niente, viva l’Italia lo stesso, viva l’Italia che resiste.

S.: 😒 Io non ci credo più!

L.: Credimi, anche se dici non crederci più, parli, agisci, lavori, respiri come una che ci crede ancora.

S.: Come una che cerca di mantenere un minimo di onestà, nonostante lo schifo che la circonda. Per questo non mi sento rappresentata dallo Stato italiano, per questo non appena possibile andrò via. E se non riesco io, farò di tutto perché riescano le mie figlie. Oggi non è una festa, è una commemorazione. Vabbè, scusa. Te l’ho detto che sto in polemica…

L.: Invece non ti devi scusare, anzi. Oggi si festeggia una nascita. In settanta anni le violazioni sono state tante e reiterate. Questa non è l’Italia che avevano in mente i padri costituenti. Ma fu un grande sogno, fu una grande rivoluzione, e se ritrovassimo quello stesso slancio e quello stesso orgoglio ancora si potrebbe fare qualcosa. Però la polemica la capisco alla grande 😙

S.: L’Italia ha tradito i suoi sogni, perché il popolo italiano è un popolo senza palle. Preferiamo le chiacchiere da salotto e polemizzare, appunto, ma quando è il momento di agire, anche per le piccole cose, nessuno ha l’orgoglio di alzare la testa, di dire no, di dire basta. Siamo sempre pronti a dire: “Ma chi me lo fa fare? Attacca il ciuccio dove vuole il padrone…” Ognuno guarda solo il proprio orticello. L’ho fatto anch’io, talvolta, e in parte lo comprendo. Perché fare don Chisciotte è inutile e avvilente, perché si combatte soli e con lo sguardo addosso degli altri carico di pietà. Ma ho pietà per chi, invece, non è capace di far sentire la propria voce, di chi non ha più sogni per cui lottare. Se la voce che si alza non fosse una sola, quella di un matto sognatore, diventerebbe un coro. Ma l’Italia non conosce nemmeno più il coro del proprio inno nazionale… Che tristezza. L’Italia non è nemmeno più alla deriva, è un paese che affonda e va lasciato al suo destino. Cercare di salvarlo, ormai, di salvare gli italiani dalla propria mentalità becera, è inutile accanimento terapeutico. Ci si deve saper arrendere…

L.: Eppure, a me che ti osservo, tu non sembri arresa. Insegni alle tue figlie la bellezza, insegni ai tuoi alunni la serietà, che non manca del sorriso, insegni a me che dalle cose difficili si può uscire a testa alta. Insomma, cazzarola, se tutti fossero arresi come te, questo sarebbe un mondo perfetto. Sono felice di averti incontrata, tu non lo sai forse, ma sei una formidabile resistente.

S.: Confesso… Mi hai fatto piangere con queste poche righe. Grazie. Sono una donna fortunata 💖

E’ vero che mi sono commossa. Talvolta io stessa non mi rendo più conto di essere ancora in grado di combattere, penso di essermi arresa, perché sono sfiduciata. E guardarmi per una volta con gli occhi di un’altra persona, una persona che stimo moltissimo e a cui voglio un gran bene, mi ha fatto comprendere che per fortuna ho solo cambiato obiettivi, perché sono convinta che si debba solo andar via, ma sono tutt’altro che doma! Successivamente a questo breve scambio di battute, di cui nessuno era a conoscenza, sono stata inaspettatamente smentita sulla solitudine del mio essere don Chisciotte, trovando appoggio e solidarietà per una piccola battaglia di principio e onestà in cui credevo sarei rimasta sola. Sarebbe bello poter credere che fosse solo l’inizio, che un po’ alla volta tutti fossero capaci di ricordare la propria dignità, di sollevare la testa, di sollevarsi, che tutti ricordassero che lo Stato siamo noi, e che non dovrebbe essere possibile essere nemici di se stessi. Il nostro Stato, invece, ci è nemico, e noi abbiamo smesso di essere un Popolo, se mai lo siamo stato. Purtroppo, resto convinta che questo sia un Paese allo sfascio, in quanto costringe i giovani con un minimo di ambizioni ad andar via, laureati di belle speranze a fare lavori umili, attività e studi professionali a chiudere, famiglie a non potersi permettere di avere figli e doversi occupare in solitudine dei propri anziani e malati. I delinquenti sono tutelati mentre le persone per bene sono tartassate… E i nostri governanti si permettono anche di giudicarci, chiamandoci bamboccioni nella migliore delle ipotesi. Provo tanta amarezza.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi…

Sono tornata… Ovvero: io speriamo che me la cavo

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Finalmente, dopo tanti mesi, ho deciso di tornare a scrivere… Poiché scrivo su questo blog esclusivamente per hobby, la frequenza dei miei articoli segue il mio umore, la mia voglia di scrivere ed il tempo che ho a disposizione. Dopo tutto, se così non fosse sarebbe un lavoro, piuttosto che un hobby! 😜

Oggi ho voglia di scrivervi della mia bellissima esperienza di quest’anno. Dovete sapere che anch’io faccio parte della larga schiera di docenti assunti la scorsa estate e mi sono trovata a fare l’anno di prova in una scuola di Castellammare di Stabia. Sono arrivata in un luogo che non conoscevo, in una scuola messa non proprio bene, trovando tante cose che non funzionavano benissimo e, secondo la mia prima impressione, un’apparente ostilità (ma confesso che la prima ad essere ostile ero io nei loro confronti, vedendo che le cose funzionavano in maniera così disordinata). Eravamo in tanti ad essere nuovi: 5 neoimmessi, diversi docenti che per la prima volta erano giunti di ruolo in quella scuola, alcune assegnazioni provvisorie, tutti un po’ spaesati… Persino la dirigente era neoassunta ed aveva preso servizio insieme a noi. La situazione familiare e personale di molti allievi era veramente difficile, scarsissime la disciplina e l’educazione (non solo dei ragazzi ma anche di parte del personale…). Insomma, dopo i primi giorni il mio unico pensiero era come scappare via da quella scuola. Ma, come nel film tratto dal libro Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta, ora che sta finendo l’anno e so che dovrò andar via, lascio in quella scuola un pezzo del mio cuore. Ma procediamo con ordine…

Cos’è avvenuto, dopo quei terribili primi giorni di lezione? Forse nulla di straordinario, o forse di straordinario c’era tutto. Dipende da quale punto di vista si osservano le cose… Talvolta, è semplicemente la vita ad essere straordinaria, come lo è la capacità di molti di noi di saper solidarizzare nelle situazioni difficili, la capacità degli spiriti affini di sapersi conoscere e riconoscere tra la gente. Ma mai avrei pensato di trovarne così tanti e così magnifici da poter chiamare amici, non più semplicemente colleghi, come invece è stato. Persone straordinarie che ho imparato ad apprezzare un po’ alla volta, non senza qualche incomprensione o dissapore, come è naturale che sia, ma con la volontà e la serenità di saper andare oltre. Ho riso con un gruppetto di loro fino alle lacrime, con un affetto profondo che ci ha legato; ho fatto conoscere il mio spirito battagliero che ho riconosciuto anche in tanti colleghi; ci siamo spalleggiati nelle difficoltà, abbiamo condiviso amarezze e trionfi, la gioia di veder progredire alcuni alunni difficili e il dispiacere di non riuscire ad aiutarne altri. Insomma, siamo diventati una squadra, una famiglia bella, grande e numerosa. Ho conquistato la fiducia, la stima e la simpatia di tanti alunni (insegnando in 9 classi, sono circa 200!!!) e contemporaneamente mi sono affezionata a quei ragazzi come fossero dei figli. Ragazzi pieni di energia, di dolcezza, di meraviglia ma, anche, pieni di dubbi, incertezze, insicurezza, solitudine. Ragazzi bisognosi di amore come di regole, di esempi come di conforto. Ed infine non posso dimenticare una splendida persona che ho avuto il piacere di conoscere in questo percorso, anche se ho avuto minori possibilità di contatto per via dei differenti impegni. Mi riferisco alla dirigente, una donna solare, piena di umanità ma assolutamente indomita, capace di far fronte alle numerose sfide di questa scuola con fermezza ma con giustizia e con il sorriso. Alla stima che ho provato e provo nei suoi confronti si unisce una istintiva simpatia, a pelle, una simpatia che mi fa dire “A me ‘sta donna piace proprio assai!

Potrei raccontare decine di aneddoti ma nulla renderebbe l’incanto che si è creato, anzi potrebbe banalizzarlo. Così mi fermo qui, accennando appena agli abbracci carichi di sincero affetto e alle lacrime di commozione di questa mattina, quando noi neoimmessi abbiamo terminato di presentare il nostro lavoro davanti al comitato di valutazione e abbiamo realizzato che tra pochi giorni, alla fine degli esami, quest’avventura sarà giunta al suo termine. Mi sento, ancora una volta, fortunata. La vita non finisce mai di sorprendermi e mostrarmi quanto il mondo sia ricco di persone meravigliose, nonostante tutto. E dunque, una parola sola dedicata a tutti voi, che avete incrociato per un po’ le vostre vite con la mia: GRAZIE!

Madri narcisiste

… “piange per l’assassinio orribile di qualcuno, di cui non gli sarebbe mai importato nulla, incrociandolo per strada (…); se fa qualcosa per voi, vi rinfaccerà poi costantemente la sua magnanimità, cercando di ricavarne qualcosa in cambio. (…) Si lamenta continuamente, anche se la vostra situazione è peggiore della sua. Se glielo fate notare, lo considererà spudoratamente come irrilevante: “è facile per te, è diverso nel tuo caso” (…) I tuoi amici non sono benvenuti a casa sua. (…) Manipola per ottenere lavoro, soldi o oggetti che desidera dagli altri.(…) la narcisista “attribuirà” a te i suoi comportamenti sbagliati, il suo carattere e alcuni aspetti della sua personalità, in modo da negarli in sé e poter così punire te per essi.(…) spesso difendono il proprio comportamento dicendo che stavano solo divertendosi un po’. Non c’è peggior tradimento che sapere che veda il dolore che ti ha causato e dica di averlo fatto di proposito”…
Purtroppo nella mia vita ho conosciuto ed amato diverse persone così: amiche, uomini, affini (per fortuna non mia madre). Sono persone che soffrono enormemente e sono convinta che non lo facciano apposta ad essere ciò che sono. Ho, comunque, deciso di non giustificare più, sebbene le comprenda. Non è giusto che la loro sofferenza diventi la mia sofferenza (consapevolmente autoinflitta per alleviare la loro). Ho deciso di vivere!

narcisismo patologico

Il genitore narcisista distruttivo mette al mondo un figlio affinché diventi una sua estensione. Si tratta di qualcosa di nascosto e di invisibile come il linguaggio del corpo, alcuni sguardi di disapprovazione, il tono della voce. E’ molto intimo ma al contempo potente. Diventa parte del/la bambin@. (Chris)

figli come estensioni narcisisticheLa madre narcisista

Caratteristiche delle madri narcisiste:

1.Tutto ciò che fa non si può mettere in discussione, c’è sempre una una spiegazione o una scusa. Le crudeltà sono giustificate come atti d’amore. Azioni aggressive o ostili sono camuffate da attenzioni. Le manipolazioni egoistiche vengono presentate come doni. Critiche e calunnie vengono astutamente esibite come preoccupazioni. Solo lei vuole il tuo bene, solo lei ti vuole aiutare, raramente ti dice apertamente che pensa che tu sia inadeguato. Invece, ogni volta che le dici di aver fatto qualcosa di buono, lei controbatte, dicendoti che ciò che ha fatto tuo fratello…

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Olio di palma sì, olio di palma no.

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Molti di voi saranno a conoscenza della polemica che sta incalzando contro lo smodato uso dell’olio di palma. Confesso che mi viene da dire: “era ora!”, poiché avevo notato questo fenomeno già da alcuni anni e cercavo, con sempre minore successo, di utilizzare prodotti che non ne contenessero. Ma ormai è ovunque. Ciò nonostante cerco di mantenere una certa obiettività ed oggi mi sono imbattuta in un articolo che difende questo alimento e che vi invito a leggere al link sottostante.

http://thefielder.net/19/05/2015/la-ridicola-fobia-per-lolio-di-palma-operazione-verita/

Certo, mi lascia un po’ perplessa la motivazione che spinge quest’autore a scrivere un articolo in difesa di un prodotto così osteggiato, senza che abbia mai scritto altro prima, su nessun altro argomento (così, almeno, si legge sotto al titolo).

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Ad ogni modo, questa è stata la mia risposta alle sue considerazioni che vi invito, prima, a leggere:

<<Bah! Non sono una nutrizionista e cerco di mantenere la mente aperta e non posso non pormi domande. Il fatto stesso che l’olio di palma sia molto più economico degli altri e, in più, aiuti a mantenere più a lungo la conservazione degli alimenti (altro fattore economicamente rilevante) già, di per sé, mi rende sospettosa sul fatto che prevalga il fattore salute rispetto a quello monetario. Abbiamo assistito già più volte al menefreghismo delle industrie alimentari rispetto alla salute umana. Se l’olio d’oliva o il burro avessero le stesse caratteristiche ora, probabilmente, lei difenderebbe questi ultimi. Sono d’accordo sulla pericolosità della margarina che, infatti, non ho mai usato. Meno d’accordo sono, invece, sul fatto che con una dieta equilibrata assumeremmo dosi accettabili di tutti quei componenti dannosi che, a quanto ho letto, pare siano presenti in quantità nettamente maggiori nell’olio di palma rispetto agli altri grassi, vegetali o animali che siano. Dalla colazione alla cena, anche nell’alimentazione più equilibrata, sono presenti diversi prodotti che contengono questo componente: fette biscottate, cereali, crackers ecc… Sarebbe sicuramente meno economico ma più salutare se contenessero olio di oliva, poiché come lei stesso afferma è la dose che fa il veleno, e nell’olio d’oliva mi pare di aver capito che tutti i componenti più dannosi – seppur presenti ovunque – siano percentualmente notevolmente inferiori rispetto a quello di palma. Inoltre è inutile che, a mio avviso, ci nascondiamo dietro a un dito: condanniamo un’alimentazione poco bilanciata, atteggiandoci a salutisti, quando sappiamo benissimo che, nella società attuale, è pressoché impossibile alimentarsi in maniera del tutto sana ed equilibrata. Vorrebbe dire non frequentare più nessuno (quante volte, uscendo con amici e conoscenti, si va al bar o al ristorante, mangiando e bevendo qualsiasi cosa? In quante feste dei nostri figli si bevono bibite gassate e si mangiano patatine e schifezze di ogni genere?), doversi coltivare da soli verdure e ortaggi (evitando pesticidi e rinforzi chimici che ne aumentino la produzione) e farci in casa il pane, la pasta, magari macinare da soli il grano per la farina (non si sa mai…) e farci da soli il vino e l’olio con l’uva e le olive coltivate da noi. Francamente mi sembra una soluzione poco praticabile. Il problema non è che bevendo tre bicchieri di birra invece di uno di vino assumo più alcol, ma che se decido di bere un solo bicchiere di birra al posto di uno di vino per assumere meno alcol, scopro poi che mi si è nascosto che quella birra era “corretta” ed ho assunto, a mia insaputa, il doppio dell’alcol contenuto nel vino…>>

A voi considerazioni e commenti. Ditemi la vostra.