Insofferenza planetaria.

  • Se hai dei cani e lasci le deiezioni in giro o non sciacqui la loro pipì sei incivile.
  • Se pensi che il mondo sia dell’uomo e non degli animali, che hanno il diritto di far quel che vogliono, sei un mentecatto.
  • Se non sai badare al tuo gatto e lasci che predi altri animaletti sei un irresponsabile.
  • Se non sei vegetariano/vegano/fruttariano, vuol dire che te ne freghi dell’ambiente e di quei poveri animali che soffrono per colpa tua (se poi hai una pelliccia vera rischi proprio la vita).
  • Se fai la carbonara con la panna sei da manicomio totale, per non dire se mangi la pizza con l’ananas (condivido).
  • Se non condividi idee di destra sei comunista.
  • Se non condividi idee di sinistra sei fascista.
  • Se non sopporti qualcuno perché è oggettivamente str@@@o sei: razzista se questi è di colore, antisemita se è ebreo, omofobico se è gay, misogino se è donna o misantropo se è uomo, e sei pure un bullo!
  • Se non apprezzi ciò che fa chi governa e vuoi emigrare sei disfattista e pure vigliacco.
  • Se vuoi aiutare il tuo Paese e restarci sei un illuso.
  • Se sei ateo sei un “senzaddio”.
  • Se credi in dio sei privo di raziocinio.
  • Se non hai problemi economici sei un corrotto/corruttore, capitalista e negriero.
  • Se non te la passi bene economicamente sei un proletario, scansafatiche, mangiapane a tradimento.
  • Se curi il tuo aspetto sei vanitoso, superficiale e non hai problemi seri nella vita.
  • Se non tieni particolarmente al tuo aspetto sei sciatto, trasandato e pure zozzone.
  • Se metti le tue foto sui social sei vanesio perché tanto sono ritoccate, e comunque i social sono la fiera delle vanità.
  • Se non metti le tue foto o, peggio, non usi i social, hai qualcosa da nascondere.
  • E il bacio del principe a Biancaneve è molestia.
  • E il complimento per strada a una bella ragazza (che, in verità, È fastidioso ma, alla fine, insegna a mandare affan@@@o) è catcalling.
  • Se ingrassi: “Attento alla salute”.
  • Se dimagrisci: “Problemi di salute?”
  • E il buonismo no.
  • E il cinismo no.

Ma insomma… BASTA!!!

Ma non è, per caso, che siamo diventati veramente troppi e ci diamo fastidio a vicenda, oltre al fatto che evidentemente non ci abbiamo un ciufolo di meglio da fare??? (io in questo momento, ad esempio, sto sfruttando i tempi morti mentre arrostisco le melanzane 😁😁😁).

Buona domenica a tutti.

#equestonoequellono

I lockdown italiani hanno davvero tutelato la nostra salute? I numeri dicono di no. Le statistiche del terrore.

Chi fa da sé fa per tre.

Da un anno a questa parte non si sentono che numeri apocalittici per quanto concerne il Covid-19, il Sars-Cov 2 o come preferite chiamarlo. Numeri da panico assoluto. E’ ovvio ed indiscutibile che il virus ci sia e abbia fatto (e continui a fare) danni seri e mietere numerose vittime. Mi sono domandata più volte, però, quanto i numeri che ci sono stati e ci vengono continuamente propinati possano essere posti in maniera più o meno volutamente spaventosa. Sì perché i numeri parlano, è vero, ma dicono ciò che noi vogliamo che dicano. Mi spiego meglio: i numeri, ad esempio, non spiegano se nella prima ondata di Covid, presi alla sprovvista e impreparati, i medici abbiano sbagliato le terapie, peggiorando i quadri clinici dei pazienti; non dicono che, a differenza di quanto si pensi, la mortalità non è aumentata in proporzione rispetto agli anni precedenti (https://www.tempi.it/la-mortalita-dellanno-2020-in-italia-miti-e-urgenze/) come si può leggere dalla tabella dell’ISTAT riportata di seguito.

I numeri possono sbagliare (o meglio, può sbaglaiere chi tratta quei numeri) ed indurre a scelte folli, come aver sovrastimato di 10 volte il tasso di mortalità del Covid (https://www.ilgiornale.it/news/mondo/clamoroso-errore-sul-covid-tasso-letalit-sovrastimato-dieci-1895637.html) che ha comportato lockdown generalizzati, mascherine all’aperto, vaccini pressocché obbligatori, anche a ragazzi che, di fatto, non muoiono di Covid ma di vaccino sì!

Ad ogni modo, mi domandavo quale fosse la contagiosità reale del virus, in Italia ed Europa, e la sua letalità in percentuale rispetto alla popolazione. E soprattutto mi domandavo se le scelte di chiusura totale, specie delle scuole, e di mascherine indossate sempre ed ovunque, fossero riuscite realmente a tutelare la salute di noi italiani, rispetto ai Paesi in cui tali scelte non sono state operate o lo sono state solo in parte. Dopo numerosi approfondimenti in rete, però, non trovavo le risposte specifiche che cercavo. Così ho deciso di fare da sola.

Premetto che non sono una scienziata (né medico di qualunque tipo, né biologo ecc…), non sono un politico, né un’opinionista, e non sono nemmeno un matematico esperto di statistica ma solamente un architetto, docente di arte, con la passione per i numeri e per la verità e la giustizia.

Devo fare, però, alcune precisazioni. In primo luogo, ho deciso di inseire nella ricerca non solo i Paesi dell’Unione Europea ma, anche, i Paesi europei al di fuori dell’Unione. Poi ho incluso anche altri Paesi, non europei, poiché la piattaforma arcgis inserisce, nella mappa europea, anche questi (https://who.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/10a2438e6e2e4092a8e02772c42f0f2b?ext=30,25,70,70) ed ho ritenuto di adeguarmi a tale scelta. Per verificare i dati della popolazione dei singoli Stati, mi sono riferita a quelli del 2019 pubblicati dall’ufficio federale di statistica (https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/home.html). Laddove il sito non riportava i dati di alcuni Paesi, ho cercato altre fonti (ad es. per l’Italia l’ISTAT, per la Grecia l’ELSTAT, per l’Albania l’INSTAT ecc…). Per alcuni Paesi, specie quelli più piccoli, ho dovuto talvolta necessariamente inserire la popolazione al 2020, perché non reperibili dati riferiti all’anno precedente, oppure riferirmi a fonti fornite da Wikipedia. Inoltre, la casistica di contagi e morti è ripresa, come detto, da arcgis, alla data del 16/06/2021.

Ora vediamo insieme questi dati ed analizziamoli: le prime due tabelle presentano complessivamente, per Paesi dell’Unione Europea e per quelli Extra Unione Europea, nell’ordine, il numero di abitanti al 2019, il numero assoluto dei contagi, la percentuale di contagi rispetto alla popolazione, il numero dei decessi, la percentuale dei decessi rispetto al numero dei contagiati ed, infine, la percentuale di decessi rispetto all’intera popolazione nazionale. Ovviamente anche un solo morto è da ritenersi inaccettabile, perchè per le famiglie dei defunti il dolore è immenso, a prescindere dai numeri. Quindi, senza in alcun modo voler sminuire quei dolori, cerchiamo di capire l’oggettività dei numeri.

Quando si parla di percentuali, in realtà non esiste una vera oggettività, e spiego perché: prima di tutto non esiste uno screening sull’intera popolazione ma solo su campioni della stessa. Poi nei numeri vengono inserite persone valutate più volte (positivo alla prima settimana, alla seconda, alla terza e alla quarta, contato 4 volte, cioè come 4 persone. In realtà il positivo è sempre lo stesso, cioè 1). Infine, quando parliamo di contagi, parliamo di persone sia sane sia malate, quindi non di malati reali. Su questo dato numeri non esistono o, meglio, gli uffici di statistica e la comunità scientifica non li hanno divulgati, forse non li hanno mai neppure separati. Mi spiego meglio. Vi è mai capitato di essere risultati immuni ad una malattia, ad esempio la rosolia, senza ricordare di aver mai sviluppato la malattia stessa? In quel caso il medico vi ha detto che, essendo entrati in contatto col virus non vi siete ammalati ma il vostro organismo ha sviluppato direttamente gli anticorpi, rendendovi di fatto immuni. Non vi siete ammalati. Quindi siete rimasti sani. Oggi, col covid, si è inventata una definizione del tutto nuova, quella del “malato asintomatico”, in sostituzione del sano con anticorpi. Quindi i numeri dei contagiati non ci dicono davvero quante persone si sono ammalate. Inoltre non spiegano l’entità della malattia, cioè la gravità.

Un altro dato da tener presente, più complesso da analizzare, è la percentuale dei decessi. Facciamo un esempio: nel Paese Tizio, su 1000 abitanti risultano contagiati 100 individui, cioè il 10% della popolazione. Di questi 100 ne muoiono 30, cioè il 30% dei contagiati ovvero il 3% dell’intera popolazione. Vediamo adesso il Paese Caio, che ha lo stesso 1000 abitanti ma ben 200 contagi, cioè il 20% della popolazione. Qui muoiono 40 persone, ovvero il 20% dei contagiati ma ben il 4% della popolazione. Nel secondo caso, quindi, i contagi sono maggiori ma i deceduti, rispetto ai contagiati, sono minori rispetto al primo. Quello che fa comprendere davvero la situazione, di conseguenza, è l’ultimo dato, ovvero l’impatto del virus sull’intera popolazione. Quindi, ricapitolando, il dato dei contagi ci dice solo quanto il virus si è diffuso tra la popolazione e, di conseguenza, quanto hanno funzionato le politiche di chiusura o apertura; la percentuale dei decessi rispetto ai “malati” ci dice quanto hanno funzionato eventuali terapie su di essi; infine, la percentuale dei deceduti rispetto alla popolazione ci spiega realmente quale impatto ha avuto il virus sulla popolazione, in virtù delle politiche e delle terapie.

Sempre per cercare di semplificare la comprensione, ho suddiviso i dati in tabelle differenti: quelle con i valori assoluti di contagi e morti e quelle con i valori percentuali, a cui ho fatto seguire i relativi grafici, chiarificatori, che sono di seguito riportate. Il tutto sempre suddiviso tra Paesi UE ed extra UE.

Già analizzando questi primi valori vediamo come l’Italia, rispetto all’UE, sia seconda solo alla Francia per numero di contagi in valore assoluto, pur avendo un minor numero di abitanti e sia in assoluto il Paese con più morti tra tutti quelli dell’UE. Osservando le tabelle successive, possiamo notare che il numero dei decessi sia pressoché lo stesso del Regno Unito, che però ha un maggior numero di abitanti, e della Russia, che di abitanti ne ha quasi il triplo!!!

E’ il caso, ora, di leggere le percentuali, poiché i numeri assoluti possono portare fuori strada, in quanto non tutti i Paesi hanno lo stesso numero di abitanti. Preciso che là dove la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione è inferiore allo 0,005% il dato è arrotondato a 0%.

Da questi dati potremmo osservare che l’Italia non è messa male, rispetto agli altri Paesi UE per numero di contagi, collocandosi in una fascia media, segno apparente che le politiche di chiusura hanno funzionato. Ma se osserviamo le percentuali dei decessi sui contagiati, si può osservare come l’italia si collochi al terzo posto, solo dietro a Bulgaria ed Ungheria. Come spiegato, questo dato indica che le cure apportate ai malati evidentemente non hanno funzionato. Infine l’ultimo dato, la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione: l’Italia si colloca al 6° posto su 27, dietro a Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Belgio. Da questo dato si potrebbe affermare che, poiché le cure (o la politica sulla vigile attesa) non hanno funzionato granché, quel che ci ha salvato è stata la scelta di chiudere tutto. Questo avrà parzialmente salvaguardato la nostra salute ma ci ha portato sull’orlo della bancarotta, alla mercé delle economie più potenti. Ma in questa sede non si parla di questo.

Quel che vorrei analizzare sono i dati della famosa (o famigerata, a seconda dei punti di vista) situazione della Svezia, oggetto di tante polemiche. Osserviamo le percentuali: si tratta del terzo Paese UE per numero di contagi, com’era prevedibile dal momento che non hanno chiuso niente ed hanno lasciato liberi i cittadini di decidere se indossare le mascherine oppure no. Essendo così alto il numero dei contagi, proporzionalmente diminuisce il numero dei decessi: questo dato potrebbe sembrare ovvio, da ciò che ho spiegato prima, ma così non è, perché questo vuol dire anche che le politiche sanitarie e le terapie, in Svezia, hanno funzionato. Vediamo infine la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione: la Svezia si colloca al 13° posto, quindi ben oltre l’Italia, per questo dato. Ciò significa che oltre ad aver avuto un numero di decessi nettamente inferiore a noi, la Svezia non ha condannato i propri cittadini al collasso economico. Lo stesso discorso vale per molti Paesi UE. Ma di seguito analizziamo anche la situazione negli altri Paesi extra UE.

A questo punto ogni altro raffronto sembra superfluo, poiché sarete tutti in grado di farli da soli. Anche rispetto a molti altri Paesi pare che la politica italiana sia stata fallimentare, tutt’altro che faro illuminante rispetto al mondo intero, come hanno cercato di farci credere, così come le politiche sanitarie che hanno cercato e cercano di legare le mani alle cure dei medici, che improvvisamente si vedono costretti a rinunciare alle terapie fatte davvero in scienza e coscienza.

C’è, a questo punto, da chiedersi il perché di tutto ciò. I nostri politici sono solo degli inetti che si sono lasciati domare e dominare dalla paura, da teorie più fantascientifiche che scientifiche, o erano davvero in malafede, per costringere gli italiani a vaccinarsi, nonostante il Consiglio d’Europa, con la risoluzione n. 2361/2021 ne vieti l’obbligo o la discriminazione dei lavoratori o di chiunque decida di non vaccinarsi? Oppure una parte è stata in malafede ed è riuscita, attraverso la paura, a convincere i più pavidi a cedere? Non so, chi può dirlo? Certo è che l’Italia ha di fatto violato la risoluzione europea, costringendo per legge tutto il personale sanitario e sociosanitario pubblico e privato a vaccinarsi mediante il D.L. 01/04/2021 n. 44, recante “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazione anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici”, in cui si obbligano i “Medici e gli Odontoiatri, ove siano datori di lavoro di personale dipendente con qualifica di esercente la professione sanitaria e/o operatore di interesse sanitario (…) alla trasmissione dell’elenco di detto personale con indicazione della relativa residenza.” Non sono nemmeno avvocato o giurista, per cui non sono in grado di dire se lo Stato italiano potesse emettere una legge del genere in contrasto con la risoluzione europea ma a me questi toni (trasmettere la residenza dei propri dipendenti allo Stato…) fanno accapponare la pelle. Non so a voi.

Far passare la voglia di apprendere.

Non mi sento una docente speciale. Ci sono alunni che mi amano ed altri che mi vedono come il fumo negli occhi, ci sono argomenti che so di spiegare bene ed altri che sicuramente spiego meno bene, come qualunque altro insegnante.

Dunque chiedo sia ai colleghi sia ai genitori: quale dovrebbe essere il compito di un docente? Limitarsi ad impartire nozioni o allargare la mente degli studenti, infondendo in loro la curiosità, il senso critico, la capacità di porsi e porre domande, cercando anche soluzioni originali e personali?

Perché noto, troppo spesso, una volontà di appiattimento, una chiusura nei confronti dell’originalità pur di far attenere i ragazzi al “programma”. Ma come? Un alunno dotato chiede di affrontare un argomento totalmente nuovo che lo appassiona, ci lavora da un anno con entusiasmo, è pieno di idee e risorse, trova collegamenti inusitati… e poi deve sentire che il suo insegnante gli dice “Attieniti al programma svolto. Non arriviamo fin lì.” Come può non restarci male, non piangere di fronte a tanta ottusità? Bah!

Ripeto, io non sono speciale per niente, ma se un alunno mi chiede di portare un argomento che non prevedevo di affrontare, lo inserisco apposta nel “programma”. Figurarsi, poi, se quest’alunno è molto dotato, pieno di interessi, di entusiasmo nei confronti dello studio!

Poi dici che ai ragazzi passa la voglia di andare a scuola. Ma che cavolo!!! Il piattume più assoluto! E questa è la scuola italiana, 9 volte su 10. Fortunati i ragazzi che hanno TUTTO il corpo docente fatto di un’altra pasta. 😒🙄
Ma forse, sono io che sbaglio.

Clitumnia

Clitumnia, figlia del re di una piccola pòlis greca, aveva sposato da poco un bel soldato, il quale però si era invaghito di un giovane sottoposto. Nottetempo i due uomini si erano recati in una radura ai piedi di alcuni alberi, con una grande tenda e, mentre il marito di Clitumnia era già nudo, il suo giovane amante, sotto le coperte, con aria un po’ infastidita, gli disse: “Parliamo, prima di passare alla parte anatomica”. Sì disse proprio così! Nel frattempo Clitumnia era scomparsa e gli uomini dell’esercito, convinti che l’avesse rapita il marito, avevano iniziato a cercarla. Da lontano i due amanti videro i soldati a cavallo appressarsi e quasi caricarli. Spaventati si alzarono in tutta fretta, cercando di coprirsi e vestirsi e, facendolo, crearono scompiglio, fecero cadere la tenda e vi si impigliarono. Mentre i soldati li circondavano arrivò anche Clitumnia, furibonda, che ordinò che li arrestassero; li portarono via così, mezzi nudi come si trovavano, nella notte.

Poi mi sono svegliata 😑

Ci vediamo un giorno di questi

Era tanto tempo che non leggevo un romanzo che mi piacesse davvero, che mi coinvolgesse profondamente. Questo l’ho divorato in due giorni, incapace di scollarmi dalle sue pagine!

Non racconterò la trama, perché va letto ed assaporato. Vi dico solo che parla di una meravigliosa amicizia tra due donne e di tutto ciò che ne consegue.

Mi sono riconosciuta in diverse situazioni e forse anche per tale ragione mi ha coinvolta tanto. O forse perché sono una fautrice dell’amicizia tra donne, perché ho avuto la fortuna di incontrare donne meravigliose che mi hanno sconvolto (positivamente) la vita. Non potrei fare a meno dell’amore delle mie splendide amiche. Ed in questo libro ho trovato il legame profondo ed indissolubile tra donne, liti e riappacificazioni incluse.

Per farla breve, consiglio (in modo particolare al “gentil sesso”) la lettura del romanzo.

Il mio plauso, infine, alla scrittrice Federica Bosco, che ha saputo usare la sua penna per tradurre in parole scritte sentimenti ed emozioni.

#federicabosco

#civediamoungiornodiquesti

#garzanti

Nuovi sport in arrivo ad ottobre. Da scuola alle olimpiadi, il passo è breve.

🛑 A tutti gli appassionati sportivi… Ad ottobre, in tutte le scuole italiane, si darà inizio ai due nuovi sport olimpici: corsa in banco a rotelle nei corridoi e bancoscontro in aula. Affrettatevi ad acquistare i biglietti per assistere a queste nuove, emozionanti gare. I bookmakers stanno organizzando le quotazioni e raccoglieranno le scommesse. Ultimi posti disponibili. Per chi non potesse assistere live alle performances, la RAI trasmetterà le gare in diretta tv dai vari istituti scolastici nazionali con i migliori telecronisti. I vincitori delle singole discipline rappresenteranno il Paese alle prossime olimpiadi. Stay tuned!!! 🛑

Scuola e famiglia: confusione dei ruoli.

Riflessioni.

Leggendo qui è la sul web capisco che sempre più famiglie e la società demandano l’educazione dei propri figli ad altri, cioè alla scuola, così è più facile incolpare qualcun altro per l’eventuale fallimento delle nuove generazioni.

Attenzione però: gli insegnanti non sono missionari, anche se fa più comodo a tutti definirli così. Sono lavoratori come tutti gli altri: ci sono quelli più bravi e quelli meno bravi. La differenza è che troppi genitori si lavano le mani di tutto ciò che riguarda i propri figli, perché tanto nessuno vigila sul loro operato genitoriale, e sono i primi ad attaccare i docenti quando i loro pargoli non sono considerati geni assoluti o perle di educazione. Gli insegnanti, anche se volessero, non potrebbero lavarsi le mani dei propri studenti, a differenza di ciò che troppe persone credono, perché l’istituzione scolastica è diventata oppressiva ed opprimente nei confronti dei docenti, che ormai sono sottoposti ad un regime da Grande Fratello (quello di George Orwell, per intenderci, non il reality).

Ma ricordiamolo: il ruolo della scuola sarebbe quello di istruire i giovani, il ruolo della famiglia è quello di educarli. Non confondiamo le cose.

I figli adolescenti e la difficoltà di crescere.

Stasera mi sono trovata a riflettere lungamente. Come molti di voi sanno, ho due figlie, gemelle. Sono due ragazzine in gamba, molto diverse tra loro ma posso dirmi una mamma fortunata. Una è generalmente disordinata, apparentemente pigra, ma quando si decide e si rimbocca le maniche sa essere precisa come pochi. Ha una straordinaria intelligenza, molto versatile e creativa, è eclettica ed ha un gran senso estetico e buon gusto in fatto di moda e abbigliamento. È sincera ed affettuosa, anche se cerca di mascherarlo, ed è dotata di una straordinaria ed innata generosità. Ha grandi capacità comunicative ed un grande umorismo che la rendono estremamente simpatica. È molto portata per le arti grafiche, per la musica e gli strumenti, specialmente la chitarra che suona con gran passione. Ama recitare e scrive molto bene, ha una voce dolce e melodiosa ma si vergogna di cantare in pubblico. Oltre alla chitarra, suona il flauto traverso e si accinge a studiare il basso e la batteria. Ancora non ha deciso cosa “vuol fare da grande” ma intanto spazia con i suoi interessi in molteplici attività. Purtroppo ha una scarsa considerazione di sé, il che la rende scontrosa con gli adulti e fa sì che faccia di tutto per farsi accettare dai suoi coetanei, tra i quali è piuttosto popolare. Non si sente bella perché ha un fisico giunonico che non la fa sentire esile come un fuscello, come si vorrebbe vedere, eppure è bella davvero ed ha un viso meraviglioso ed un sorriso che illumina ogni stanza in cui entra. Decisamente non passa inosservata. Spesso, la sua stessa insicurezza e l’ostinata capacità di trattenere le lacrime la rendono bersaglio di atteggiamenti di sufficienza, di critiche e giudizi da parte degli adulti che non solo non servono a cambiare il suo rapporto con l’ordine ed i “doveri” ma la deprimono oltremodo, facendola sentire sempre inadeguata e rischiando di farla arrendere. Vive un profondo conflitto con la sorella: la adora ma ha la sensazione, non sempre sbagliata, che molte persone mature la preferiscano a lei, perché è più ubbidiente. Oltre a tutto questo, pur avendo la media superiore al 9, a scuola, non si sente brava perché sua sorella ha la media quasi del 10 e tutti non fanno che lodarla. L’altra figlia è, appunto, molto brava a scuola, perché riesce a concentrarsi profondamente ed ha un’eccellente memoria per tutto ciò che legge, ed è appassionata di conoscenza. Si sente giustamente sicura del proprio aspetto ma poi, magari, si dispera a causa dell’acne tipica dell’età. Sa cosa vorrà “fare da grande” sin da quando aveva 3-4 anni: la cantante e, se non dovesse riuscire, vuole comunque lavorare in ambito musicale. Suona il violino ed il pianoforte e si esercita costantemente con il canto. Crede di non saper disegnare ma non è vero. È precisa, meticolosa, piuttosto ordinata e quasi maniacale nel suo rigore, estremamente disciplinata, anche con il suo fisico che cerca di mantenere sempre in forma. Molti adulti le fanno quasi pesare che si aspettano da lei grandi risultati, come il Nobel in qualche ambito, poiché conosce molte cose, per la sua età, specie in ambito scientifico. È appassionata di lingue: ha imparato, da sola, diverse frasi in coreano, giapponese e qualcosa in thailandese. Va bene in francese e sta diventando davvero brava a comprendere e parlare l’inglese, che adora. Si è convinta di essere meritevole di amore solo grazie allo sviluppo di queste capacità e per questo si spaventa se il suo rendimento in qualche ambito non è al top, vivendo così in costante stato di stress emotivo. Quando esprime le sue passioni adolescenziali per i suoi gruppi musicali preferiti, però, viene guardata come un’aliena, come se non dovesse avere gli interessi di una dodicenne, e la fanno sentire in colpa perché in questo modo “spreca” i suoi talenti, alimentando le sue ansie. Mentre gli adulti ammirano le sue capacità e la sua spiccata competitività, talvolta ha difficoltà a rapportarsi con i suoi coetanei, anche per la particolarità dei suoi interessi. Questo la fa sentire sola e poco capita. È tanto sensibile e dolce, desiderosa di affetto, leale, ama le coccole ed ha un profondissimo senso della giustizia, che la porta a non comprendere come va il mondo e perché viene trattata talvolta male, quando lei vorrebbe, spesso, solo un abbraccio. Le viene detto che “non deve piangere” e si sente in colpa anche perché sovente non riesce a farne a meno. Sebbene ostenti sicurezza e le piaccia attirare l’attenzione sulle sue performance, fa di tutto per nascondere le sue fragilità e le sue paure, temendo che il suo essere umana la renda meno interessante (ed invece questo la rende ancora più interessante). Adora i bambini con cui si trasforma in una instancabile mammina e dice che da grande vorrà avere dei figli.

Lo so, sono scontata, ma adoro le mie due stelle, due dolcissime creature, con tutti i loro pregi ed i loro meravigliosi difetti, e quando le vedo tristi sono in pena per loro.

Troppo spesso ho notato che, per entrambe, il pregiudizio che le circonda, in un senso o nell’altro, è profondo e mina la loro sicurezza e la costruzione della loro identità. Così mi sono chiesta cosa posso fare. Mi sono posta delle domande che, ora, pongo a chi vorrà leggere ancora.

Che cosa rispondereste se vi chiedessero cosa desiderate di più, al mondo, per i vostri figli? Probabilmente vorreste che fossero sani e felici, come farei anche io. Ma cosa vuol dire “che siano felici”? Facciamo una serie di ipotesi.

1. “Che trovino la persona giusta con cui condividere la vita.” Ma la maggior parte delle coppie sono, poi, così felici? Sempre? Eppure quando si sono scelte hanno pensato che fossero “giuste” l’una per l’altra. Star insieme a qualcuno anche tutta la vita è necessariamente sinonimo di felicità? E se una persona scegliesse di voler essere single, vorrebbe automaticamente dire che è destinata all’infelicità? Non credo. Quindi, forse, il binomio “coppia=felicità” non necessariamente è corretto.

2. “Che siano ricchi”. Quindi tutti i ricchi dovrebbero essere automaticamente felici. Eppure nemmeno questo mi sembra corretto. Chi dice che una persona con un semplice stipendio e casa in affitto non possa essere felice? I soldi sicuramente aiutano a vivere meglio, con meno preoccupazioni, ma se i soldi sono troppi le preoccupazioni possono anche provocarle. Quindi credo che neanche “ricchezza=felicità” sia un binomio necessariamente valido.

3. “Che siano in grado di sfruttare al meglio i propri talenti naturali”. Supponiamo che vostro figlio abbia un talento incredibile per il basket, che giochi sin da bambino e che, crescendo, abbia la possibilità di entrare in una squadra prestigiosa della massima serie. Alla fine della carriera potrebbe diventare allenatore e vivere tutta la sua vita in funzione di questo sport. E supponiamo che vostra figlia sia talmente bella nonché intelligente da poter agevolmente aspirare alla carriera di modella, potendo girare il mondo e guadagnare bene. Dopo potrebbe sfruttare la sua esperienza per rimanere nel mondo della pubblicità o dello spettacolo. Questo renderebbe necessariamente felici i vostri figli? Supponiamo che sfruttino questi loro talenti perché sanno, così, di rendere felici voi genitori, perché è ciò che vi aspettate, che non sprechino le loro doti naturali. E se queste strade, invece, li rendessero frustrati e tutt’altro che felici, perché non è ciò che davvero vogliono fare? Magari vostro figlio si è stancato del basket, lo ha fatto per troppi anni (perché gli piaceva ma anche perché vi appagava) e nella vita si vede bene ad aprire una piccola attività in proprio. Magari vostra figlia non ama sentirsi un oggetto sotto i riflettori e preferisce un lavoro che la tenga a contatto con la gente, in modo da sentirsi più vera ed intrattenere rapporti autentici. A questo punto direi che anche il binomio “talento=felicità” non funzioni.

E allora cosa resta? Forse accettare che i nostri figli siano persone diverse da noi, che abbiano idee autonome su ciò che vogliono e su ciò che desiderano fare, senza giudicarli e senza forzarli. Lasciare che vivano la loro età, con gli errori e le sciocchezze e le mutevoli passioni, anche banali, che tutti noi abbiamo vissuto. Che si identifichino nei loro sogni e che combattano per realizzarli anche quando nessuno crede in loro, dando loro il nostro supporto pur mantenendoli coi piedi per terra. Ascoltandoli anche quando non ne abbiamo voglia ed entusiasmandoci con loro quando gioiscono per quella che a noi pare una sciocchezza, cercando di ricordare quando anche noi provavamo tanto ardore e desideravamo che la nostra famiglia, i nostri genitori, ci comprendessero ed appoggiassero. Cercando di arrestare l’invadenza degli adulti che, a fin di bene ma con poco tatto, si sentono in dovere di dire loro cosa dovranno fare della loro vita. Forse il segreto perché crescano come persone felici è tutto qua. Sostenerli. Non giudicarli. Non aspettarci nulla. Accettare serenamente le loro scelte e farle accettare agli altri. Perché loro non sono noi.

Il progetto per eTwinning: la Via della Seta nel XXI sec.

All’inizio dell’anno scolastico, ho deciso di imbarcarmi in questa nuova avventura: avevo appena cambiato scuola, pur mantenendo rapporti saldi e legami forti con i colleghi della scuola dalla quale provenivo. Una collega davvero in gamba mi aveva coinvolto in alcuni progetti su questa piattaforma: eTwinning; stavolta ho voluto provare a creare un trait d’union tra i due istituti, sperando di coinvolgerne anche altri, magari in ambito europeo. Sebbene non sia stato così, si è rivelata una bellissima esperienza, per docenti e, soprattutto, alunni.

Ma facciamo un passo indietro… Cos’è eTwinning? Si tratta, in sintesi, di un gemellaggio via web tra scuole europee, uno strumento che crea partenariati pedagogici innovativi grazie all’applicazione delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione ed è la principale iniziativa dell’Unione Europea in tema di apprendimento mediante strumenti informatici (eLearning).

Ebbene, come progetto abbiamo deciso di affrontare un tema interculturale, cioè di cercare di comprendere quali influenze abbia la Cina sull’Europa di oggi. Per questa ragione lo abbiamo intitolato: The Silk Road in 21st Century (La Via della Seta nel XXI sec.).

Il progetto, in lingua italiana ed inglese, ha coinvolto le due scuole della provincia di Salerno – l’I. C. Mons. Mario Vassalluzzo (Comvass) di Roccapiemonte e l’I. C. Picentia di Pontecagnano Faiano – tenendo impegnati docenti ed alunni per tutta la durata dell’anno scolastico, periodo di quarantena incluso.

Questo lavoro è servito a sensibilizzare ad un autentico senso dell’accoglienza ed a far riflettere sulla “diversità” come valore, come ricchezza, a promuovere la capacità di assumere il punto di vista dell’altro, oltre a migliorare, ovviamente, numerosi apprendimenti in campo più strettamente didattico.

Si sono svolti alcuni incontri in videoconferenza tra le scuole, e gli studenti di entrambi gli istituti si sono impegnati, con l’aiuto dei propri docenti, ad analizzare ogni aspetto di quel lontano Paese, verificando differenze e somiglianze nelle diverse culture tra usi e costumi, cibi, tradizioni, fiabe, religioni ecc. Sono stati preparati lavori in Power Point e disegni, manufatti, cartelloni e persino pietanze, talvolta coinvolgendo le famiglie degli alunni cinesi. È sembrata una gran festa!

Sono stati analizzati lo zodiaco, la Festa delle Lanterne, i draghi, le Ombre Cinesi, la Grande Muraglia, il vasto territorio con la sua morfologia, l’economia e la politica. I miti, le leggende, alcune fiabe tanto simili alle nostre, la scrittura, gli intagli nella carta, il tè.

Ci stavamo preparando a festeggiare il Capodanno Cinese quando, purtroppo, si è scatenata la terribile pandemia di Covid 19. Ma non ci siamo scoraggiati. Gli alunni hanno parlato anche di questo terribile incubo, insieme agli insegnanti di scienze, mettendo in evidenza che, alla fine, siamo tutti un unico, grande popolo su questo piccolo pianeta, così vulnerabile. Abbiamo continuato a lavorare, anche durante la quarantena, attraverso una “sfida” tra studenti per creare un logo che rappresentasse il progetto. I prodotti grafici sono stati votati dagli alunni stessi e, poiché c’è stato un ex aequo tra due disegni delle rispettive scuole, si è creato un logo che li contenesse entrambi.

Il progetto è durato tutto l’anno, protraendosi un po’ più del previsto, ma è stata una meravigliosa esperienza per tutti noi.

https://twinspace.etwinning.net/100631