Sono tornata… Ovvero: io speriamo che me la cavo

2016-06-11 00.06.58

Finalmente, dopo tanti mesi, ho deciso di tornare a scrivere… Poiché scrivo su questo blog esclusivamente per hobby, la frequenza dei miei articoli segue il mio umore, la mia voglia di scrivere ed il tempo che ho a disposizione. Dopo tutto, se così non fosse sarebbe un lavoro, piuttosto che un hobby! 😜

Oggi ho voglia di scrivervi della mia bellissima esperienza di quest’anno. Dovete sapere che anch’io faccio parte della larga schiera di docenti assunti la scorsa estate e mi sono trovata a fare l’anno di prova in una scuola di Castellammare di Stabia. Sono arrivata in un luogo che non conoscevo, in una scuola messa non proprio bene, trovando tante cose che non funzionavano benissimo e, secondo la mia prima impressione, un’apparente ostilità (ma confesso che la prima ad essere ostile ero io nei loro confronti, vedendo che le cose funzionavano in maniera così disordinata). Eravamo in tanti ad essere nuovi: 5 neoimmessi, diversi docenti che per la prima volta erano giunti di ruolo in quella scuola, alcune assegnazioni provvisorie, tutti un po’ spaesati… Persino la dirigente era neoassunta ed aveva preso servizio insieme a noi. La situazione familiare e personale di molti allievi era veramente difficile, scarsissime la disciplina e l’educazione (non solo dei ragazzi ma anche di parte del personale…). Insomma, dopo i primi giorni il mio unico pensiero era come scappare via da quella scuola. Ma, come nel film tratto dal libro Io speriamo che me la cavo, di Marcello D’Orta, ora che sta finendo l’anno e so che dovrò andar via, lascio in quella scuola un pezzo del mio cuore. Ma procediamo con ordine…

Cos’è avvenuto, dopo quei terribili primi giorni di lezione? Forse nulla di straordinario, o forse di straordinario c’era tutto. Dipende da quale punto di vista si osservano le cose… Talvolta, è semplicemente la vita ad essere straordinaria, come lo è la capacità di molti di noi di saper solidarizzare nelle situazioni difficili, la capacità degli spiriti affini di sapersi conoscere e riconoscere tra la gente. Ma mai avrei pensato di trovarne così tanti e così magnifici da poter chiamare amici, non più semplicemente colleghi, come invece è stato. Persone straordinarie che ho imparato ad apprezzare un po’ alla volta, non senza qualche incomprensione o dissapore, come è naturale che sia, ma con la volontà e la serenità di saper andare oltre. Ho riso con un gruppetto di loro fino alle lacrime, con un affetto profondo che ci ha legato; ho fatto conoscere il mio spirito battagliero che ho riconosciuto anche in tanti colleghi; ci siamo spalleggiati nelle difficoltà, abbiamo condiviso amarezze e trionfi, la gioia di veder progredire alcuni alunni difficili e il dispiacere di non riuscire ad aiutarne altri. Insomma, siamo diventati una squadra, una famiglia bella, grande e numerosa. Ho conquistato la fiducia, la stima e la simpatia di tanti alunni (insegnando in 9 classi, sono circa 200!!!) e contemporaneamente mi sono affezionata a quei ragazzi come fossero dei figli. Ragazzi pieni di energia, di dolcezza, di meraviglia ma, anche, pieni di dubbi, incertezze, insicurezza, solitudine. Ragazzi bisognosi di amore come di regole, di esempi come di conforto. Ed infine non posso dimenticare una splendida persona che ho avuto il piacere di conoscere in questo percorso, anche se ho avuto minori possibilità di contatto per via dei differenti impegni. Mi riferisco alla dirigente, una donna solare, piena di umanità ma assolutamente indomita, capace di far fronte alle numerose sfide di questa scuola con fermezza ma con giustizia e con il sorriso. Alla stima che ho provato e provo nei suoi confronti si unisce una istintiva simpatia, a pelle, una simpatia che mi fa dire “A me ‘sta donna piace proprio assai!

Potrei raccontare decine di aneddoti ma nulla renderebbe l’incanto che si è creato, anzi potrebbe banalizzarlo. Così mi fermo qui, accennando appena agli abbracci carichi di sincero affetto e alle lacrime di commozione di questa mattina, quando noi neoimmessi abbiamo terminato di presentare il nostro lavoro davanti al comitato di valutazione e abbiamo realizzato che tra pochi giorni, alla fine degli esami, quest’avventura sarà giunta al suo termine. Mi sento, ancora una volta, fortunata. La vita non finisce mai di sorprendermi e mostrarmi quanto il mondo sia ricco di persone meravigliose, nonostante tutto. E dunque, una parola sola dedicata a tutti voi, che avete incrociato per un po’ le vostre vite con la mia: GRAZIE!

Due dolcissime figlie… Una sorpresa che si rinnova ogni giorno!

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Per Pasqua, quest’anno, una delle mie figlie mi ha regalato, con i suoi soldini, un uovo al latte della lindt (ha mandato il padre a comprarlo, dandogli i suoi soldi e descrivendo la carta dell’uovo in ogni particolare… hahahahahaha), facendomi una sorpresa dolcissima e graditissima, perché sa quanto sono golosa, e l’altra figlia, stamattina, ha lasciato dormire me e la sorella e ci ha fatto trovare la tavola imbandita e la colazione pronta (ha persino preparato il caffè per me da mettere nel mio latte. E poi: latte e nesquik col miele per loro, biscotti, yogurt, cereali, marmellata ed anche i bicchieri con l’acqua! Non ha tralasciato proprio nulla di ciò che trova ogni mattina al suo risveglio…). Due bambine: sette anni di amore autentico e dolcezza purissima 😍👧👧💘

Egr. Sig. Dolce, quanta ipocrisia…

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Rispondo alla seguente dichiarazione di Dolce ai giornali:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/12/dolce-gabbana-famiglia-quella-tradizionale-non-ci-convincono-i-bambini-sintetici-gli-uteri-in-affitto

Egr. Sig. Dolce, francamente non comprendo tanta ipocrisia. Secondo lei dovremmo considerare naturale avere nel petto la valvola cardiaca di un maiale o subire il trapianto di un organo da un cadavere, essere bombardati da radiazioni ed avvelenati chimicamente, essere aperti come animali al macello e rivoltati come calzini per allungare la nostra vita, altrimenti destinata, in modo naturale, appunto, ad avere un termine molto anticipato rispetto a quanto avviene, invece, grazie alle conoscenze ed agli interventi medici? E per quale ragione si dovrebbe considerare un’aberrazione essere aiutati da quella stessa medicina a realizzare un sogno di maternità e a perpetuare, oltre che a preservare, la vita? Perché ritenere più etico adottare le nanotecnologie o impiantare parti bioniche per sentire, vedere o, addirittura, camminare, rispetto ad aiutare qualcuno ad avere un bambino? Perché, alla fine, è di questo che si tratta: aiutare la vita, non crearla dal nulla. È, in ogni caso, un inno alla vita e all’amore in cui non trovo nulla di vergognoso e non più artificioso del mantenere in vita qualcuno grazie a macchinari altamente tecnologici. Si tratta sempre e comunque di amore. Ognuno è, ovviamente, libero di pensarla come meglio crede ma trovo questi atteggiamenti davvero molto ipocriti. Dal canto mio, mi sento orgogliosa e sono molto felice di aver avuto e poter amare le mie dolcissime “figlie sintetiche”!!!

Sorelle del cuore: perché l’amicizia è una cosa seria!

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Sì, sorelle del cuore o, se preferite, dell’anima… Sono quelle persone che ti sono vicine dal momento in cui hai avuto la fortuna di incontrarle e per il resto della vita. Persone che, per le vicissitudini della quotidianità, puoi anche vedere e sentire poco ma che sai che ci sono, che ti sono vicine nei momenti bui e gioiscono con te in quelli felici, che quasi telepaticamente avvertono quando hai bisogno di loro, che hai voglia di sentire anche senza una precisa ragione. Mi reputo fortunata, perché ho queste sorelle (in verità, anche un fratello) del cuore, oltre al mio amato fratello di sangue. Loro sono la mia “famiglia allargata”, allargata nell’amore… Perché l’amore non si divide: si moltiplica. 💖