L’ingiustificato costo dei farmaci in Italia

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Come vi ho raccontato, durante il mio viaggio a Londra ho acquistato una confezione da 16 compresse da 500 mg di paracetamolo della Boots, casa farmaceutica inglese che ha una catena di farmacie distribuite sul territorio. Ho pagato questo farmaco 40 pence, ovvero 60 centesimi di euro.

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In Italia, una confezione di paracetamolo da 20 compresse da 500 mg della stessa casa farmaceutica costa circa 4 euro (il prezzo è discrezionale), quindi circa 8 volte in più. La Tachipirina, invece, costa circa 5 o 6 euro, ben 10 volte in più! Perché? Il principio attivo e le quantità sono le stesse, l’Inghilterra è anche molto più cara dell’Italia… Come mai questa incredibile differenza???

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Un articolo del Corriere ci viene incontro e chiarisce come, in realtà, sia un problema di accordi tra Stato e case farmaceutiche. Ovviamente, c’è da chiedersi come mai lo Stato italiano consenta un costo così alto di farmaci che, tra l’altro, non sono detraibili fiscalmente e pesano solo sulle tasche della gente. È vero che l’Iva al 10% su farmaci più cari rappresenta una maggiore entrata nelle casse dell’erario ma suppongo che questa non sia una valida giustificazione. Mi sembra, allora, lecito domandarsi se non ci sia qualcuno, anzi troppi, che guadagnano illecitamente a mantenere questo stato di cose…

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/battaglia-vinta-grecia-farmaci-meno-cari/ff828bc4-b843-11e4-8ec8-87480054a31d.shtml

L’Italia è un cancro per il quale non esiste cura, nemmeno la fuga all’estero!

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Chi dice che trasferisce le sue attività all’estero per motivi fiscali dice, in parte, una baggianata. L’unica cosa positiva che si può ottenere, in alcuni paesi, sono i costi più bassi, inclusi quelli della manodopera (e non è poco, per carità!) Solo che ciò che si risparmia diventa reddito su cui si pagano comunque le tasse… italiane! L’unico modo per non aver più nulla a che fare col nostro fisco è andar via, vendere tutto ciò che si possiede in Italia, e non rimettere mai più il naso in patria. E non è certo al 100% che non ti vengano a cercare comunque, con la scusa che te ne sei andato SOLO per evadere le tasse, trovando un appiglio qualsiasi per poterti accusare. In realtà, motivi per fuggire via dall’Italia ce ne sono talmente tanti da avere solo l’imbarazzo della scelta. Quello fiscale, però, nell’ultimo decennio in particolare, ha sicuramente spostato l’ago della bilancia in maniera decisiva e, infatti, i flussi migratori in fuga dal nostro “bel paese” sono ripresi in maniera massiccia, come all’inizio del X secolo. Ma scappare dal fagocitante sistema italiano non è così semplice. È interessante, in tal senso, l’articolo di Italiansinfuga che spiega come, in teoria, si dovrebbe fare per riuscirci (sebbene non vi sia certezza alcuna che un domani non vengano tassati a qualsiasi titolo anche gli italiani all’estero):

http://www.italiansinfuga.com/2014/10/30/come-abbandonare-la-residenza-fiscale-italiana-e-vivere-felici-allestero/

Trovo la ragnatela del nostro sistema tassolutamente paralizzante, come se fossimo tutti galline dalle uova d’oro che l’Italia non vuole perdere e incatena avidamente ma che, al tempo stesso, non fa nulla di invitante ed accattivante per tenerci stretti. Siamo sempre più alla deriva, stretti in una morsa d’acciaio che ci leva finanche il respiro. Ormai viviamo come gli ex tedeschi dell’Est o come gli ex sovietici, sotto l’occhio del Grande Fratello, senza diritti né libertà, senza lavoro e tormentati dalle tasse, sempre più poveri e senza prospettive. E ci illudiamo che questa sia democrazia.

Burocrazia inutile: le banche e la successione.

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Non so a quanti di voi sia capitato di dover aprire una successione a causa della morte di un genitore: spero per voi che siate pochi, non solo per l’evidente dolore che l’evento in sé comporta ma, anche, per l’inutile burocrazia nella quale si incappa (oltre al danno anche la beffa!) Nel mio caso, ciò che proprio non riesco a comprendere è l’assurdo comportamento, a mio avviso, della banca presso la quale mia madre aveva il conto corrente, nello specifico il Monte dei Paschi di Siena (ma posso supporre sia prassi diffusa presso qualsiasi istituto di credito). Per poter portare a termine questa benedetta successione, l’agenzia delle entrate richiede, oltre a tutti gli altri documenti – tra i quali l’elenco degli eredi – il certificato di sussistenza del credito alla data del decesso (tradotto: vogliono sapere quanti soldi aveva in banca mia madre quando è morta!) Bene. Parrebbe cosa semplice ed immediata: si va in banca e ci si fa rilasciare un comunissimo estratto conto alla data della morte. E invece no! La banca, che evidentemente non si fida di ciò che lo Stato le dice circa gli eredi, per darti questo foglio vuole la sostituzione dell’atto notorio con l’elenco (di nuovo) degli eredi, il certificato storico di famiglia, l’atto di morte (strano: lo Stato ha fatto sapere loro del decesso, tanto che il conto è stato bloccato… In questo caso si fidano??? A metà: abbastanza per bloccare il conto ma non a sufficienza per non volere l’atto di morte…). Una volta ricevuta la documentazione, la banca non rilascia immediatamente il certificato ma chiede lumi all’istituto centrale: nelle filiali periferiche non sanno contare? Ormai non è più necessario: lo fanno i computer! Ma tant’è! Si deve attendere il certificato dall’ufficio centrale. Una volta avuta questa carta, si può allegare a tutti gli altri documenti e portare all’agenzia delle entrate. Conclusa questa pratica, si torna in banca con la successione e, finalmente, la banca dovrebbe fare tutti i suoi bei conti, probabilmente ti dirà che chissà quante spese ha dovuto sostenere, detraendole dal conto e, si spera, ti dovrebbe consegnare l’assegno. Credo. Perché a questo step non sono ancora giunta. Ma io mi domando: cosa importa alla banca sapere chi sono gli eredi se è già lo Stato a dir loro chi sono? A che pro tutta questa inutile burocrazia? Dovrebbero rilasciare un estratto conto alla data della morte e, dopo, l’agenzia delle entrate dovrebbe dare loro il via libera alla chiusura del conto, con l’elenco degli eredi ed eventuali tasse da pagare. Punto. Vi farò sapere come si concluderà questa faccenda…