Arabafelicissima: perché?

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Recentemente mi è stato chiesto il perché del nome del mio blog. Ora ve lo spiego.

Nella vita di ognuno di noi capita di incorrere in traversie ma non tutti ne usciamo allo stesso modo. C’è chi non riesce più ad uscirne, chi ne viene fuori con le ossa rotte, chi cerca sempre di stare a galla e barcamenarsi, chi non ha il coraggio di fare scelte difficili ma necessarie, chi osa (talvolta va bene, tal altra male ma almeno non resta immobile), chi cambia la propria vita. Io sono stata per molto, troppo tempo immobile, bloccata, senza riuscire a prendere decisioni che potessero dare una svolta alla mia vita, in un modo o nell’altro, spaventata da ciò che poteva accadere. Ho lasciato che mi terrorizzassero. Fino a che… Ho detto basta! Ho dato un taglio netto col passato (non senza difficoltà e dolore o ripensamenti), e la mia vita è migliorata. Non perché guai non ce ne siano più (quelli purtroppo non mancano mai) ma per la semplice ragione che per la prima volta ho preso decisioni mie e solo mie, contro tutto e contro tutti, cercando di seguire finalmente i miei bisogni e, di conseguenza, quelli delle mie figlie (non esistono figli felici con madri frustrate e insoddisfatte). Sono diventata il comandante del mio vascello, la mia vita, e navigo sicura e decisa in acque talvolta calme, altre volte in tempesta, facendo attenzione e riflettendo ma senza più tentennamenti o timori inutili.

E mi sono resa conto di essere rinata dalle mie ceneri, come la mitologica araba fenice ed essere, finalmente, felice. Anzi, di più: felicissima!!! 😊

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.900 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 32 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Mantenere la posizione 2.0 e 2.1

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Avete presente il pezzo di Luciana Littizzetto intitolato “Mantenere la posizione”? Per chi non lo conoscesse, è un’esilarante quanto arguta descrizione di ciò che avviene quando una donna deve andare in un bagno pubblico. Mi permetto, vista la situazione attuale che mi affligge, di dare seguito a quel pezzo (sicuramente con minore maestria) ed aggiungere un livello, come nei videogames, un’ulteriore difficoltà: mantenere la posizione su una gamba sola!!! Care amiche di sventura, dovreste provare l’emozione di andare in un bagno pubblico stando in equilibrio precario su un solo piede ed utilizzando le stampelle! Ora vi spiego come superare il livello: con la classica andatura dondolante tipica di un babbuino delle foreste, vi avvicinate alla porta della toilette quando state proprio scoppiando (altrimenti mai e poi mai vi sognereste, in cotal condizione, di farlo!) e la aprite. Quasi sempre il pavimento è bagnato ed è meglio non  chiedersi di cosa. Provate ad entrare e le stampelle scivolano sui liquami come se foste Isolde Kostner che volteggia sulle piste ghiacciate di pattinaggio. Ma voi non siete pattinatrici olimpioniche e siete costrette, con borsa al collo, giaccone e stampelle, ad afferrarvi a qualsiasi appiglio semipulito che capiti alla vostra portata, pur di non rovinare a terra o sul water, con fare tutt’altro che leggiadro. Una volta recuperato l’equilibrio, decidete che è meglio non contare sui supporti e li appoggiate in un angolo del bagno. Così, in piedi su una sola gamba come una gru nella palude, iniziate a sbottonare e poi abbassare pantaloni e biancheria. La cosa più difficile è trasformarsi in un’equilibrista da circo: spostate l’abbigliamento in modo da evitare che qualsiasi goccia possa toccarlo, quindi sempre con borsa al collo, mano impegnata a tenere la biancheria a debita distanza e un piede sollevato, piegate sufficientemente l’altra gamba per permettervi di fare ciò per cui siete entrate, sempre senza toccare il water, mentre con l’altra mano tenete il fazzoletto di carta che avevate precedentemente preparato. Ci vuole una forza titanica e la gamba inizia a tremare per la fatica, sudate per lo sforzo e diventate paonazze… Vi assicuro che ne uscite davvero provate! Ma è da sperimentare anche l’upgrade, la versione 2.1, ovvero andare in bagno sul treno, sempre su una gamba sola e con le stampelle… È un livello riservato solo alle più esperte, alle cinture nere di approccio ai bagni pubblici. Dovete fare tutto quanto descritto in precedenza mentre il treno è in movimento: già arrivare a destinazione è cosa di non poco conto (oggi una signora si è complimentata per l’abilità con cui procedevo saltellando su una gamba sola nel vagone – sembravo Tarzan alle prese con le liane) ma vi assicuro che dover fare anche il resto ed uscirne indenni, è davvero roba da ola al Maracanà!!!

Di come, a causa di un’ingessatura, sono finita a fare la blogger 😲

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Cari lettori (se ce ne sono…), stasera vi parlerò di come sono finita a fare la blogger. Sì, lo so, vi stavate strappando i capelli dalla curiosità… Ed io (pensate un po’ che generosa!) vi accontento.

Era un bel mattino di fine novembre, tiepido e assolato, ed io pregustavo allegramente l’idea di trascorrere, finalmente, quel lasso di tempo libero in giro con una o due amiche, tra bancarelle del mercato e negozi dei cinesi, presa da un’irrefrenabile voglia di darmi al bricolage natalizio (cosa del tutto nuova!).

Ero talmente allegra che decisi di portare le mie figlie a scuola a piedi per goderci già una bella passeggiata.

Giunte che fummo sotto la scuola, leggermente in ritardo e arrancando sulla ripida salita del cortile che precede l’ingresso, ebbi la folgorante idea di sollecitare la mia progenie,  seguendo un altro bambino, e improvvisamente iniziai a correre, manco fossi inseguita da un velociraptor a dieta da un anno.

Tutta allegra e baldanzosa, sentendomi come Fiona May alle olimpiadi e dimentica del fatto che l’età avanza e da diversi mesi non mi allenavo, feci poche falcate sorridendo alle altre e mamme, come se mi potessero vedere alla moviola, e… Boom! un colpo secco dietro al polpaccio mi costringeva a fermarmi e girarmi col viso adirato, cercando di capire chi fosse quel… “simpatico mattacchione” che doveva avermi lanciato addosso almeno un pezzo di montagna, vista la botta che avevo sentito. Ma, con mio grande stupore, non vidi nessuno… Anzi, a terra non c’era nulla che potesse avermi colpito. E mentre mi iniziavo a porre serie domande sull’origine dell’universo e sull’esistenza di dio o degli alieni, con aria inebetita, un improvviso dolore mi colse nell’area dell’impatto, lasciandomi piegata in due a stringermi il polpaccio e ad imprecare mentalmente, senza che alcun suono venisse articolato in modo comprensibile dalle mie labbra. Al massimo un “MMM…  CTCM… GNNN… MMMMMMM” poteva essere udito da chi mi guardava con aria incredula (per la serie: “ma tu fino a un attimo fa eri normale!”).

E così, mentre altre sollecite genitrici scortavano le mie pargole a scuola, qualcun altra scortava me, zoppicante e dolorante, a casa… Addio sogni di gloria!!! I progetti per la mia splendida mattinata erano sfumati!

Ma la vicenda, lungi dall’essere risolta con copiosi impacchi di ghiaccio, non terminò qui… Quando mi resi conto che non potevo poggiare il piede a terra e che utilizzavo la sediolina dell’IKEA delle mie figlie a mò di girello per spostarmi, sedendomici di quando in quando per riprendere fiato, capii che era forse giunta l’ora di farmi portare al pronto soccorso. Un’amica solerte quanto generosa e il suo beneamato consorte mi accompagnarono, dunque, negli inferi… Uscii a riveder le stelle dopo sette (dico… SETTE!!!) ore.

Così, per non dilungarmi ancora troppo nella narrazione, vi dico che dopo la lunga giornata ivi trascorsa, seppi di aver lacerato parzialmente tanto il muscolo quanto il tendine di Achille, e fui ingessata.

Ora, dovendo trascorrere trenta giorni a riposo, senza poter uscire di casa, senza nulla da fare… secondo voi cosa ho escogitato???

Ma bravi!!! Avete indovinato!!! Non temete, però, non avete vinto nulla…

E chissà che io non ci provi talmente tanto gusto da non smettere più!!! “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate!”  😉