Diario di viaggio – parte 7: l’ultima tappa. Parigi.

26/07: inizia il nostro lungo viaggio da Edimburgo a Parigi. Partiamo la mattina molto presto e prendiamo il treno per Londra. Io scrivo sul mio blog mentre le ragazze dormono. Arrivate a Londra prendiamo l’Eurostar per Parigi ma stavolta siamo preparate e tutto va liscio. Arriviamo in tardo pomeriggio con un caldo a dir poco infernale, mentre alla stazione distribuiscono bottiglie di acqua per alleviare il disagio. Dobbiamo trovare un mezzo per arrivare nella zona di Saint Lazare, dove si trova il nostro appartamento però qui capire come funzionano i mezzi è un po’ complicato: non ci sono indicazioni ma alla fine riusciamo a prendere la metropolitana e ad arrivare a destinazione. L’appartamento è molto carino e si trova in un bel palazzo ma non c’è aria condizionata né ventilatore. Fa caldissimo e temo che stanotte sarà dura dormire. Rimpiangiamo Edimburgo ancora di più.

Andiamo ai magazzini Lafayette, dove c’è l’ufficio informazioni per i turisti, ritiriamo la Paris Museum Pass valida per 4 giorni ed acquistiamo i Paris Visite per i mezzi pubblici. È ora di cena ed andiamo a mangiare in un locale sotto casa, dove ci fanno pagare la bellezza di 7,50 € solo un litro di acqua liscia!!! 😱

Vabbè, è stata una giornata lunga e pesante… Andiamo a dormire, che è meglio!

27/07: stamattina, col caldo infernale, decidiamo di chiuderci nel Louvre, con la speranza di stare più fresche. Così andiamo a trascorrere tutta la giornata lì. Ma si crepa di caldo anche in oltre la metà delle sale del museo che, stranamente, non sono condizionate.

È una struttura immensa, dispersiva, in cui non è chiaro l’ordine espositivo delle sale. Caotico e senza indicazioni chiare. Pessimo. Non mi piace affatto. Non so quanto sia vincente l’idea di mettere insieme così tante cose in un’unica struttura. È noioso e stancante guardare tante opere e se ne perde il valore e la bellezza. Intorno a La Gioconda ci sono imponenti misure di sicurezza ed una folla indicibile. Francamente non ne capisco la ragione. Se si vuole apprezzare l’opera di Leonardo, trovo più bella la Vergine delle Rocce che non ottiene la stessa attenzione; tutt’altro.

Siamo in giro tra le sale tutto il giorno, è interessante ma terribilmente faticoso. Per strane ragioni il venerdì è chiusa una zona all’ultimo piano del museo, dove sono esposti alcuni dipinti di Ingres che vorrei vedere. Pazienza!

Vediamo la Venere di Milo, la Nike di Samotracia, e tante altre opere più recenti famosissime, da Mantegna a Caravaggio, Gericault, Delacroix ecc…

Alla fine del giro assistiamo ad una scena da film: sotto la piramide di vetro, un uomo di colore si inginocchia davanti ad una donna che ha il passeggino con un bimbo, apre una scatolina con l’anello e le chiede di sposarlo. Gesù! Queste cose accadono davvero? Da non credere!!! Comunque lei accetta e si baciano in mezzo ad uno scroscio di applausi.

Quando usciamo diluvia e torniamo a casa inzuppate. Ma speriamo che da domani si respiri un po’ di più.

28/07: oggi decidiamo di andare alla Città della Scienza. Nonostante il nostro Pass, per entrare nelle sezioni più interessanti, oltre che per vedere gli spettacoli del Planetarium, dobbiamo inspiegabilmente pagare dei notevoli extra (comprensibile solo per la visione degli spettacoli). Ci dicono che possiamo avere le audioguide in italiano ma l’addetta è assente e quando lo facciamo presente i suoi colleghi vanno un po’ nel pallone ma poi riescono a risolvere. La struttura è interessante ma in Italia ho visto di meglio. Mi aspettavo qualcosa di più.

All’uscita ci dirigiamo dall’altra parte della città per salire sulla torre di Montparnasse, un grattacielo altissimo con gli ascensori più veloci d’Europa, per godere del panorama più bello della città. Ma scopriamo che non è incluso nel Pass dei musei, come ero convinta, ed il prezzo per salire è decisamente troppo alto, così andiamo via.

29/07: oggi, per prima cosa, è il turno del Centre Pompidou. Anche qui scopriamo che, nonostante il pass, c’è una parte del museo che può essere visitata solo pagando un’altra somma. Francamente non comprendo a cosa serva questo pass, che è stato tutt’altro che economico, se poi devo pagare le cose più interessanti a parte. Questo dettaglio non è evidenziato sull’unico sito italiano autorizzato a vendere i pass per i musei e i mezzi di Parigi.

Ammetto che questo Centro non mi fa impazzire. C’è un livello con opere di grandi artisti come Mondrian, Braque, Matisse, Kandindskij ed altri ma il resto mi lascia un po’ perplessa. Molto adatto ai radical chic. Si vede che io sono più terra terra…

Da qui ci dirigiamo verso l’Ile de la cité ed andiamo a visitare la Cattedrale di Notre Dame. La fila per entrare è lunghissima ma si muove molto in fretta. È una Cattedrale gotica magnifica.

Da lì ci dirigiamo alla Saint Chapelle, con le sue vetrate policrome altissime. È strutturata come la Basilica di San Francesco ad Assisi: due livelli sovrapposti, solo che qui la struttura ha una superficie molto più piccola. Non sapevo che la nostra Basilica avesse un parallelo in misura ridotta in Francia.

Trovandoci, abbiamo visitato la Conciergerie, dove si trovano anche le celle in cui fu imprigionata Maria Antonietta.

Siamo stanche ma il pass per i musei dura solo 4 giorni ed oggi è già il terzo. Quindi decidiamo di andare a visitare l’Orangerie, dove sono esposte le famosissime Ninfee di Monet. Dovremmo camminare ma siamo in giro da stamattina, quindi decidiamo di prendere la metropolitana: sono solo due fermate. Non l’avessimo mai fatto!!! Non c’è nessuna indicazione che ci avvisi che le fermate tra qui e l’Arco di Trionfo sono chiuse. Il metrò salta ben 6 fermate! Ci portano dritte dritte nel cuore del manicomio cittadino, sotto l’arco.

Usciamo e troviamo una folla pazzesca, una manifestazione con carri carnescialeschi, strade chiuse… Ma che diavolo succede?! La metropolitana per tornare indietro è chiusa. Dobbiamo fare gli Champs Elysée a piedi nella speranza di poter prendere un mezzo alla fine di questi. Mentre camminiamo scopriamo il motivo di tanta confusione: c’è l’arrivo dell’ultima tappa del Tour de France… Le maledizioni contro il Tour, la disorganizzazione cittadina ed i francesi si sprecano, confesso. Ma come? Considerando le misure di sicurezza che dovreste avere, invece di facilitare il deflusso della folla dal centro del caos verso le aree esterne, voi convogliate le persone qui? Mettete scientemente in pericolo la gente? Perché? Per mostrare al mondo quanti spettatori ci sono a guardare la tappa finale del Tour? Ma chi se ne frega del vostro stramaledettissimo giro??? E mentre cerchiamo di tornare indietro a piedi, ci fanno allungare ulteriormente il percorso mandandoci in direzione della Senna, facendoci fare dei giri assurdi. Per protestare contro i francesi, una delle mie figlie ed io cantiamo a squarciagola l’inno italiano, mentre l’altra teme che qualcuno possa aggredirci per questo. E ci ritroviamo, dopo due ore e mezza, davanti al Louvre, quasi al punto di partenza… 😖

Siamo distrutte, arrabbiatissime, accaldate. Finalmente riusciamo a prendere i mezzi per tornare a casa e risparmiarci l’ultima mezz’ora di marcia.

30/07: oggi è l’ultimo giorno in cui possiamo visitare i musei ma il lunedì il Musée d’Orsay ed il Museo di Picasso, nel quale in questo periodo è esposta l’opera Guernica, che mi sarebbe piaciuto vedere, sono chiusi. Non ci resta che andare all’Orangerie.

Oltre alle opere di Monet, vediamo altre opere di artisti impressionisti e postimpressionisti fino all’Action Painting di Pollock.

Da qui ci dirigiamo a piedi lungo il fiume fino alla Tour Eiffel, passando davanti a Place de la Concorde ed al ponte Alexandre III.

Arrivate, prendiamo il Bateau Muge per un giro sulla Senna.

Alla fine, andiamo a fare una passeggiata ai giardini del Lussemburgo e, passando da Montparnasse, a guardare le bancarelle dei bouquinistes sulla rive gauche e a fare un giro nel Quartiere Latino.

Quello che ci colpisce sin dal primo giorno, in questa città, è che la gente non sorride mai, nemmeno i bambini. Le mie figlie restano colpite da questa freddezza di comportamento e, francamente, anch’io. Solo nel Quartiere Latino troviamo meno confusione turistica ma c’è una maggiore vitalità e si vede anche qualche sorriso.

31/07: questa mattina decidiamo di andare a visitare il quartiere di Montmartre.

È ovviamente pieno di pseudo-artisti che fanno ritratti ai turisti, quindi decido di far fare un ritratto alle mie figlie.

Tornando, senza nemmeno rendercene conto, passiamo davanti al famosissimo Moulin Rouge: non immaginavo fosse così imponente!

01/08: ultimo giorno qui a Parigi. Siamo stanche, domani ci aspetta un’intera giornata di viaggio in treno e dobbiamo fare i bagagli. Quindi decidiamo di rimanere intorno casa a fare shopping e curiosare tra negozi e ai magazzini Lafayette, che ormai sono costituiti da ben tre edifici enormi. Finalmente troviamo gente che sorride: sono gli strafighi commessi delle gioiellerie e dell’abbigliamento di lusso!

In serata restiamo in piazza Saint Lazare, dove ci sono alcuni suonatori e venditori di Italian street food.

02/08: alle 5,30 arriva il taxi che ci porta alla stazione. Quattordici ore di viaggio ci attendono. Stavolta si torna a casa!!!

Un mese in giro per l’Europa sembra essere volato… Ma questa lunga avventura è giunta al termine.

Diario di viaggio – parte 6: la magnifica Edimburgo.

Eccoci, finalmente, in viaggio per raggiungere la tappa più settentrionale del nostro lungo giro. Stavolta c’è andata male: il treno è pieno e noi abbiamo trovato posto su una carrozza con l’aria condizionata guasta. Il caldo è assolutamente soffocante. Ciò nonostante, il clima è decisamente più cordiale e socievole di quello trovato a Londra. Spesso passa il capotreno a verificare che stiamo tutti bene mentre il personale di bordo distribuisce acqua. Ci sono un paio di giovani famiglie allegre e cordiali con bambini piccoli ed alcune ragazze gentili e sorridenti. L’atmosfera è decisamente gioiosa, nonostante il disagio… Sembra quasi di conoscersi tutti da tempo: grandi sorrisi e tanto buon umore. A Durham metà dei nostri compagni di viaggio scende ed il capotreno ci invita a cambiare carrozza, poiché si sono liberati alcuni posti dove l’aria condizionata funziona (era ora! Dire che stiamo facendo la sauna è poco!). Le ragazze si addormentano in pochi minuti mentre io mi incanto a guardare questi paesaggi quasi incontaminati. Mi sorprendo ancora una volta ad osservare come, così a Nord, il cielo sembri più vasto e come l’impressione di infinito sia più invasiva, ti riempie l’anima. Lo avevo già constatato in Norvegia, vent’anni fa, ma lo avevo quasi dimenticato. È una sensazione strana, affascinante ma allo stesso tempo vagamente ansiogena. E mi lascio ipnotizzare da questa vastità.

Ore 19,06: il treno giunge in stazione. Ci accingiamo a raggiungere l’uscita salendo diverse scale mobili. E quando finalmente usciamo dall’edificio… Meraviglia e stupore! Amore a prima vista per la città più incredibile che abbiamo mai visitato!!! Subito davanti a noi si erge uno scuro monumento, lo Scott Monument, e alla nostra sinistra svetta una rupe grigia con il castello che sembra sorgere dalla terra stessa, come se ne facesse parte, come se dalla terra fossero spuntate le ossa che hanno dato origine al nucleo antico della città, così grigia e così incredibilmente attraente. Restiamo senza fiato. Una delle mie figlie dice: “Mamma, da grande mi voglio trasferire qui. Questo posto è bellissimo!” E restiamo ancora un po’ a guardarci intorno, letteralmente a bocca aperta.

Ma dobbiamo proseguire. Chiediamo informazioni per prendere un autobus che ci porti nella Old Town e ci dicono che i biglietti si fanno al box office oppure a bordo. Così, quando arriva il nostro bus saliamo ma scopriamo che, per fare i biglietti, i soldi devono essere contati, in quanto si mettono in una sorta di box e non si può avere il resto. Ma io non ho monete. Così scendiamo e chiediamo dove possiamo acquistare i biglietti. Pare che, in zona, ci sia un box office. L’autista ci avvisa che, però, a quest’ora è già chiuso. Quando vede il mio disappunto, le due ragazze stanche e tutti i nostri bagagli, ci chiede dove dobbiamo andare (solo due fermate ci attendono) e con un gran sorriso ci fa salire comunque: ci dà un passaggio senza farci pagare. Wow! Che carino! Quando scendiamo, affidandoci al navigatore, cerchiamo di raggiungere il nostro appartamento ma, ad un certo punto, ci blocchiamo e non sappiamo più da che parte andare, perché la strada che dovremmo fare è chiusa per lavori. Apriamo la cartina della città ed iniziamo a cercare un percorso alternativo (tutta la tecnologia del mondo non mi farà mai preferire il navigatore, inaffidabile, alle care vecchie mappe stradali!). Una giovane donna che passa ci vede e, gentile e sorridente, si offre di darci una mano e ci indica la strada. Qui la gente è cordiale, aperta come non abbiamo trovato in nessun altro luogo. Arriviamo all’appartamento, nel quale il gentile proprietario ci fa trovare i fudge, caramelle tipiche del luogo, e decidiamo di scendere subito a cenare. È tardi e per esperienza temiamo di rimanere digiune. Ci sono alcuni cocktail bar in zona ma vediamo diversi ristoranti già chiusi. Ci avviciniamo ad un locale che espone un’insegna secondo la quale si mangiano spaghetti. La cucina italiana all’estero è piuttosto discutibile ma, pur di non restare digiune, decidiamo di entrare. Ci dicono che è tardi, anche se c’è un’unica lunga tavolata di persone che stanno cenando, e ci spiegano che a Edimburgo i ristoranti chiudono le cucine alle 21. Solo i pub chiudono verso le 23 ma lì in zona non ce ne sono. Usciamo dal locale un po’ scoraggiate. Mentre ci guardiamo intorno vediamo che gli avventori del locale parlano con i proprietari ed a gesti e con grandi sorrisi ci fanno segno di entrare e sederci con loro. Sì, perché lì si usa così: ci si siede tutti insieme, si fa amicizia, si conversa. I proprietari si scusano perché hanno solo degli spaghetti cacio e pepe e ci servono una zuppiera enorme di pasta dalla quale noi attingiamo con abbondanza. E poi ci portano mozzarella (vera!), gorgonzola, prosciutto di Parma. E menomale che non avevano più niente!!! Se la cucina fosse stata aperta cosa ci avrebbero dato di più?! Chiacchieriamo e ridiamo con i proprietari e con gli altri ospiti seduti a tavola, come una grande famiglia. Sì, Edimburgo è il posto che fa per noi: cordialità, gentilezza, allegria!!! Scopriamo, così, che in realtà quello è un bar e che per la seconda volta hanno organizzato una sorta di evento con cucina italiana. Avevano già servito, prima del nostro arrivo, spaghetti con crostacei ma li avevano finiti. La fidanzata del proprietario è italiana (ma forse vive in Scozia da quando era bambina, visto il suo marcato accento britannico ed una vaga difficoltà a parlare italiano; ma non curiosiamo oltre). Ci servono, alla fine, una torta di nocciole fatta in casa, con una spruzzata di panna montata e un po’ di granella di nocciole. Una squisitezza! Alla fine, non sanno nemmeno quanto chiederci e, quasi scusandosi, ci fanno pagare davvero una miseria. Per farla breve, abbiamo mangiato bene (solo la pasta era un po’ scotta ma, vabbè, comprensibile), abbiamo chiacchierato, siamo state bene e in allegria… Insomma, poche ore ad Edimburgo e l’abbiamo già eletta città del nostro cuore!

23/07: la prima tappa obbligata di oggi è il castello. Non siamo lontane e, quindi, andiamo a piedi. La salita è piuttosto ardua ma ne vale la pena. C’è un mare di gente in fila ma alla fine riusciamo ad entrare e prendere le audioguide. La visita dura circa quattro ore ed abbiamo la fortuna di assistere allo sparo di cannone dell’una. Scopriamo grazie all’audioguida che qui non sparano a mezzogiorno, come fanno altrove, a causa della leggendaria parsimonia scozzese: perché sparare dodici colpi quando possono usarne uno solo?! Il soldato che spara il cannone è divertentissimo: si presenta al pubblico, dichiara ciò che sta per fare e dice che chiunque abbia domande o voglia fare una foto con lui, è disponibile, in quanto sa di essere particolarmente fotogenico. 😂 E infatti, dopo lo sparo, si forma una lunga coda per fare la foto con lui. Per fortuna siamo tra le prime ma la gente ci passa davanti senza troppe cerimonie. Lui se ne accorge e ferma gli altri per consentirci di fare lo scatto. Dopodiché, continuiamo il nostro giro.

Mia figlia compra per ricordo un peluche in abito scozzese che si chiama Yuhu.

Alla fine della visita, scendiamo lungo il Royal Mile, tra negozi che vendono tartan, kilt e cachemire, oltre a mille souvenir, e suonatori di cornamusa. Venendo in città ci aveva incuriosito uno strano bus a due piani ed ora siamo in cerca proprio di questo per fare il ghost bus tour di Edimburgo. Questa città è molto legata alle storie di fantasmi e le mie figlie, che hanno compreso che l’approccio di questo giro per turisti è molto comico, mi chiedono di partecipare al tour. Bene, andiamo!

Così facciamo il nostro giro tra storie di fantasmi, cimiteri, racconti sulla peste e leggende varie, raccontate in modo teatrale dalla nostra guida. Io la trovo una gran scemenza ma alle mie figlie piace e diverte molto. Quando finisce, sta per piovere, e noi ci avviamo verso casa. Arrivate in Grass Market ormai piove, così mettiamo gli impermeabili leggeri che ho portato e le ragazze si divertono a giocare un po’ sotto l’acqua, prima di rientrare.

24/07: stamattina si va a fare un giro, passando per la colazione al famoso Elephant House, dove la Rowling ha scritto il suo primo libro su Harry Potter (si capisce che le mie figlie lo adorano e che piace anche a me??? 😁) e dove ci facciamo servire una golosa ed abbondante colazione (con buona pace della nostra nutrizionista che, a questo punto, si sarà arresa all’evidenza: qui l’è tutto da rifare!!!)

Poi andiamo in esplorazione della città. Prima tappa: il cimitero di Greyfriars Kirkyard. Sì, proprio così. Un cimitero. Questo è molto famoso per diverse ragioni. Una di queste è legata al celebre cagnolino Bobby, la cui statua campeggia al di fuori del cimitero. Questo cagnolino, adottato quando era solo un cucciolo da un anziano poliziotto in pensione, alla morte del suo padrone dopo soli due anni, per i successivi quattordici anni ha fatto la guardia alla tomba del suo padrone tutti i giorni, sfamato dai commossi abitanti del quartiere, ed è stato infine sepolto non lontano da lì. Altra ragione per cui questo cimitero è famoso è per l’ennesima storia di fantasmi. Qui è sepolto un tale George McKenzie, responsabile della morte di centinaia di persone, e si dice che il suo poltergeist infesti il cimitero. Per ulteriori dettagli ed altri racconti su questo luogo potete visitare il seguente sito: https://www.viaggiverdeacido.com/2016/01/greyfriars-kirkyard-cimitero-edimburgo.html

La cosa curiosa è che qui i cimiteri non sono luoghi sinistri nei quali andare solo per salutare i propri defunti ma sono luoghi vivi. Sì, vivi, perché su questi prati si viene a passeggiare, a leggere, a chiacchierare e persino a fare dei picnic improvvisati. Sono luoghi dotati di fascino romantico e mistero.

Le tombe sono costruite anche a ridosso delle case le quali, a loro volta, hanno finestre che affacciano all’interno del cimitero.

Da qui ci dirigiamo nuovamente sul Royal Mile ed andiamo a visitare la gotica Cattedrale di St. Giles.

Poi proseguiamo la nostra passeggiata fino alla residenza reale di Holyroodhouse, tutt’oggi utilizzata da Elisabetta II quando si reca in Scozia, generalmente nelle prime due settimane di luglio. Ovviamente in quell’occasione il palazzo è chiuso ai visitatori. Ma la regina non è qui, così noi possiamo visitare la residenza o, meglio, le stanze aperte al pubblico. Le foto sono consentite solo all’esterno. Dovremmo visitare anche il parco ma per un disguido non è possibile farlo oggi.

Vediamo le rovine dell’antica Holyrood Abbey, aderenti alla residenza reale, dal fascino pittoresco, che mi fanno tornare in mente le rovine di San Galgano, in Italia.

Poiché non abbiamo ancora visitato la New Town, ci dirigiamo al di là di Princes Street. Non è davvero nuova, questa parte della città, ma lo è rispetto alla Old Town. È una zona costruita in epoca georgiana, con un preciso progetto urbanistico ed una maglia viaria regolare, ricca di locali e negozi. Questi ultimi, però, come in gran parte del Nord Europa, chiudono alle 18,00.

Per oggi abbiamo camminato a sufficienza, così torniamo a casa, sempre a piedi: il centro di Edimburgo si può girare tranquillamente senza mezzi, per le sue dimensioni, sebbene le alture sulle quali è costruita la rendano talvolta impegnativa da affrontare. Ma ci si fa presto l’abitudine.

25/07: ultimo giorno scozzese, ahinoi! Purtroppo la giornata non inizia nel migliore dei modi, perché ci raggiunge la notizia della morte di una persona a noi molto cara e la cosa ci rattrista ed addolora profondamente. Ce la prendiamo comoda ed andiamo ad intraprendere, quasi a mezzogiorno, un breve tour che abbiamo prenotato ieri: andiamo a vedere il Mary King’s Close. I close sono degli stretti vicoli con lunghe scalinate che collegano la parte alta della città con quella bassa. Strane ed oscure leggende circolano su questi close, i loro fantasmi ed il periodo della peste. La leggenda più diffusa narra che ai tempi della peste i close siano stati murati e gli appestati lasciati morire tappati al loro interno. Secondo ciò che ci racconta la guida, al contrario, l’amministrazione cittadina si è data un gran da fare per curare i malati portandoli fuori da quei vicoli bui e maleodoranti, usati anche come fogne a cielo aperto. Due volte al giorno, infatti, alle 7 del mattino ed alle 10 di sera, gli abitanti dei close potevano svuotare i secchi con i loro escrementi e le urine in mezzo alla strada, al grido di GARDILÙ, che derivava dal francese regardez l’eau, cioè guarda l’acqua (ma quale acqua??? Era ben altro!). Tre di questi close, tra i quali il Mary King’s, nel tempo sono stati chiusi sulla sommità ed utilizzati come fondamenta per gli edifici sorti al di sopra. E poiché la legge locale vietava di abitare sotto terra, gli abitanti furono sfrattati. Ma la legge non proibiva di lavorare lì sotto, quindi c’erano botteghe e persino un mercato. Anche qui, purtroppo, niente foto.

Proseguiamo, poi, per andare a visitare il parco di Holyroodhouse. Assolutamente imperdibile.

Ci ritiriamo presto, per fare una doccia e cambiarci per la serata. Per quest’ultima sera ho prenotato una cena tipica con spettacolo di balli e musiche scozzesi. Dobbiamo trovarci prima delle 19,00 a Prestonfield Mansion. Qualcuno suggerisce di arrivarci in taxi ma c’è un bus che arriva proprio nei pressi e passa da casa nostra, sia all’andata sia al ritorno (qui gli autobus passano sempre, anche di notte): il n. 2. Stavolta mi sono procurata i biglietti del mezzo in anticipo al box office. Arriviamo a Prestonfield e veniamo accolte all’ingresso da un suonatore di cornamusa. Al tavolo siamo sedute insieme ad una famiglia australiana: padre, madre e una figlia, molto simpatici. La cena tipica prevede anche l’assaggio del famoso haggis, piatto della tradizione locale. Si tratta dello stomaco della pecora riempito con cuore, polmone e fegato dello stesso animale, macinati con cipolla, grasso di rognone e spezie. Al solo sentirne la descrizione sembra disgustoso, e invece è davvero una delizia, lievemente piccante.

Dopo cena inizia lo spettacolo, inclusa una breve lezione di ceilidh (si pronuncia keili), ballo tradizionale che a me ricorda tanto la quadriglia, nella quale siamo coinvolte anche io ed una delle mie figlie (l’altra si rifiuta di partecipare, perché si imbarazza). E poi canti, balli, la famosa sword dance e musica di cornamusa. Insomma, una bella serata scozzese! Ma come tutte le belle cose anche questa finisce, per cui ci dirigiamo alla fermata del bus ed aspettiamo di rientrare. Anche quest’avventura sta giungendo al termine. Ma la Scozia e la cordialità ed il calore del suo popolo ci resteranno per sempre nel cuore ❤️

Diario di viaggio – parte 5: York, toccata e fuga!

Eccoci di nuovo in viaggio, destinazione Edimburgo. Ma, prima di approdare in Scozia, decidiamo di fare un salto nell’ultimo avamposto inglese: la cittadina di York. Arriviamo a metà mattinata e per prima cosa portiamo la nostra roba al deposito bagagli. Da lì ci dirigiamo alle antiche mura della città, a due passi dalla stazione e sulle quali è possibile passeggiare.

Proseguiamo in direzione del centro cittadino e della zona pedonale: York non è molto grande ed è sufficiente una mezza giornata per girarla tutta. Ma, essendo una città dal tipico impianto stradale irregolare medievale, sebbene di fondazione romana, non è facile orientarsi nelle sue strade e stradine. Mentre gironzoliamo, ci imbattiamo in un vicoletto che dà accesso ad una casa-museo di epoca, perlappunto, medievale: Barley Hall. Decidiamo di fermarci a visitarla.

Dopo questa piacevole visita ci rimettiamo in giro, in cerca dei famosissimi Shambles, stradine molto pittoresche, e della Cattedrale gotica.

Arriviamo in prossimità della Chiesa Madre intorno alle 14,00 e sfortunatamente proprio in questo momento stanno chiudendo l’accesso ai visitatori. Riaprirà domattina… Che peccato!!! 🙁

Proseguiamo il giro e, finalmente, troviamo gli Shambles, viuzze caratteristiche dall’aspetto quasi fiabesco e con gli antichi edifici un po’ sbilenchi. Pare che la Rowling si sia ispirata proprio a queste stradine per descrivere la sua famosa Diagon Alley, in cui Harry Potter e compagni facevano spese prima di ogni anno scolastico.

Forse anche per questa ragione, York è invasa dai turisti, tanto da essere un po’ soffocante. Ci sono negozi di cioccolato artigianale, altri di gioccattoli ed altri ancora di articoli natalizi, tutti dai prezzi decisamente alti.

Purtroppo è tardi e non possiamo andare a visitare il castello né lo Yorvik Viking Center e quindi, dopo aver mangiato qualcosa rapidamente, ci dirigiamo a prendere i nostri bagagli ed infine alla stazione. Ore 16,33: treno per Edimburgo. Si prosegue!!!

Diario di viaggio – parte 4: il nostro lungo tour continua. Londra.

16/07: alle ore 12,17 partiamo per Bruxelles, dove dobbiamo prendere l’Eurostar per Londra. Ma la stazione di Bruxelles è un autentico manicomio. Riuscire a capire dove dobbiamo andare è un’impresa titanica, perché le scarse indicazioni ad un certo punto si fermano e non c’è nessun addetto a cui chiedere. Le partenze con l’Eurostar sono dietro una enorme porta a vetri automatica senza scritte e noi ci passiamo davanti senza immaginare di dover entrare proprio lì. Per cercare la direzione rischiamo di perdere il treno. Finalmente troviamo la zona d’imbarco. Sì, avete letto bene: di imbarco. Perché, a quanto pare, salire su uno di questi treni equivale a prendere un aereo, con tanto di check in, controllo bagagli, metal detector. Ho dovuto buttare il coltellino svizzero che avevo con me. Peccato… E come se non bastasse, controllano i documenti sia i belgi, per l’uscita dall’Europa, sia i britannici per l’ingresso nel Regno Unito. Nonostante l’UK abbia aderito al trattato di Schengen, la Brexit ha avuto già i suoi primi effetti. In teoria sono sufficienti le carte d’identità ma, in pratica, per fortuna ho con me il mio passaporto e gli estratti di nascita delle mie figlie (sarebbe stato meglio ancora se loro avessero avuto il loro passaporto), perché passiamo i controlli più in fretta. Successivamente saprò che l’accesso alla Gran Bretagna è stato sempre così, anche prima della Brexit! (Dopotutto non dobbiamo dimenticare che qui dicono: “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato“. Il Continente è isolato??? Siete su un’isola, siete voi ad essere isolati!!! 😂 Amo gli inglesi e la loro logica).

Comunque, il treno sta per partire e tutti i doganieri ci incitano a raggiungere il treno più rapidamente possibile, aprendoci le porte ed indicandoci la strada. E noi corriamo, con gli zaini in spalla e i trolley stretti in pugno, lungo tutto il percorso e su per le scale, con tutta la forza ed il fiato che abbiamo, saltando sul treno nel primo vagone che ci troviamo davanti. Ci occuperemo dopo di attraversare mezzo treno per raggiungere i nostri posti. Il convoglio parte. Ce l’abbiamo fatta! In un paio d’ore, grazie al tunnel sotto la Manica, arriviamo a Londra.

La prima cosa che faccio è ricaricare la mia Oyster card per viaggiare sui mezzi londinesi (le ragazze qui viaggiano gratis), dopodiché ci rechiamo all’appartamento. Per la verità non ricordavo che ci fossero così poche scale mobili nella metropolitana di questa città e trascinare i bagagli su e giù per le scale non è proprio uno scherzo, specialmente oggi che le gallerie sono a dir poco roventi. Arriviamo al luogo dell’appuntamento sbagliato, perché l’applicazione di Airbnb ci ha portato altrove e, dopo aver atteso una mezz’ora, mi accorgo che l’indirizzo è un altro. Trasciniamo i nostri bagagli per altri circa 500 m ed arriviamo all’appartamento. Stavolta, anche a causa della stanchezza e dei nervi ormai a fior di pelle, troviamo che il nostro alloggio sia meno pulito di quanto ci aspettassimo (non che i londinesi siano conosciuti per la loro grande igiene e pulizia). Comunque, essendo già pagato, ci organizziamo in qualche modo e, dopo esserci sistemate, andiamo a fare un giro in centro, dove porto le ragazze da Hamleys Toys, negozio di giocattoli di ben cinque piani! Effettivamente ormai sono abbastanza grandi e non ci sono più molte attrattive per loro, ma curiosiamo un po’ di tempo tra reparti e scaffali. All’uscita, poiché ci troviamo proprio accanto a Carnaby Street, facciamo due passi anche lì. Rientrando, ci fermiamo all’angolo della nostra strada, dove c’è un piccolo ristorante italiano ed ordiniamo un po’ di verdura. La cameriera è una giovane siciliana molto simpatica e chiacchieriamo un po’ anche con lei (è tardi e non ci sono più altri avventori). Questa giornata non è stata facile ma verso la fine è migliorata. Siamo distrutte dalla stanchezza e dormiamo già prima che le nostre teste tocchino i cuscini.

17/07: stamattina decidiamo di andare al British Museum, dove è esposta l’arte antica: Mesopotamia, Egitto, antica Grecia e Roma, inclusi gli Etruschi. Le mie figlie sono particolarmente attratte dall’arte mesopotamica ed egizia, quindi iniziamo l’esplorazione da quelle zone (passando davanti anche ad altre esposizioni).

Fantastico, c’è anche il famosissimo Stendardo di Ur. Vorrei girare ancora e vedere le sculture del Partenone ma mi accorgo che si è fatto tardi e noi dobbiamo essere al museo delle cere di Madame Tussauds prima delle 15,00. Così corriamo via e prendiamo un bus che ci porta lì e, quando arriviamo… mi accorgo di non aver cambiato l’ora al mio orologio, quindi siamo in anticipo di un’ora! 😓

Menomale che siamo vicino al nostro appartamento, così approfittiamo per andare a fare la spesa e portarla a casa. Dopodiché andiamo al museo delle cere, dove una lunghissima fila di centinaia di persone si snoda lungo il marciapiede. Ma noi abbiamo già i biglietti e quindi saltiamo la fila. Pensavo fossero soldi un po’ buttati ma è davvero divertente fare le foto vicino a personaggi più o meno famosi (alcuni per me del tutto sconosciuti). Inoltre un trenino, ad un certo punto, ci porta in giro in un escursus storico della città di Londra, partendo dal 1500-1600 circa fino ai giorni nostri. Ed ancora ci fanno entrare in un cinema 4D a vedere un cartone sui supereroi della Marvel (Spiderman, Hulk, Wolverine ecc…) molto divertente, ci danno occhiali per la visione tridimensionale e le nostre poltrone vibrano o sparano sbuffi di aria o spruzzi di acqua ogni volta che il filmato lo richiede. Le ragazze si stanno divertendo ed anch’io me la spasso. Passiamo davanti ad un’enorme faccia di King Kong che spunta tra le foglie e le ragazze si fanno fotografare e filmare, perché gli occhi del gigante si muovono. Mentre filmo una delle due, la più fifona, dalla bocca del mostro esce un ruggito cattivo e lei schizza via come un razzo!!! Ridiamo a crepapelle per almeno 10 minuti (e rideremo ogni volta che torneremo a guardare il filmato).

Dopo porto le ragazze a fare un giro in Piccadilly Circus, di nuovo a Carnaby Street ed a Regent’s Street, dove giriamo a guardare negozi e vetrine e respirare l’aria di Londra. La sera restiamo a casa in totale relax, perché domani faremo le classiche turiste.

18/07: avrei voluto uscire presto ma le ragazze sono stanche, facciamo le trottole in giro da due settimane e vanno particolarmente a rilento. Arriviamo a Buckingham Palace per il cambio della guardia giusto in tempo ma la folla è talmente tanta che non riusciamo a vedere assolutamente nulla. Ok, pazienza. Andiamo a vedere il Big Ben e Westminster. Arriviamo lì… e li troviamo impacchettati a causa di lavori in corso. D’accordo, un po’ ci dispiace, ma giacché ci troviamo andiamo a visitare l’abbazia di Westminster. Solo che oggi chiude alle 12,30, quindi non ci fanno entrare. Eccheccavolo!!! Riusciremo a vedere qualcosa, oggi?!

Volevo andare alla National Gallery ma cambio programma e porto le ragazze a vedere il Tower Bridge e la London Tower. Anzi, decido di comprare i biglietti (costosissimi… e comunque più economici se li avessimo fatti online) per visitare il castello. Le audioguide non sono incluse, quindi paghiamo anche per quelle! Trascorriamo il resto della giornata a visitare la London Tower e quando chiude, alle 18,00, non abbiamo ancora visto tutto. Peccato.

È il momento di andare a Covent Garden. Purtroppo a quest’ora non è più possibile mangiare le jacked potatoes ma ci sediamo sul marciapiede a guardare uno dei tanti spettacoli di strada. Ma siamo stanche ed affamate, così ceniamo e finalmente ci ritiriamo.

19/07: oggi, giornata speciale! Ho fatto la sciocchezza di prenotare tramite Get Your Guide la nostra giornata presso i Warner Bros Studios per visitare il set di Harry Potter. Intendiamoci: la sciocchezza è stata quella di affidarmi al tour operator, perché se avessi acquistato direttamente i biglietti sul sito della WB e mi fossi spostata con i mezzi pubblici, avrei speso la metà e non avrei avuto limiti di tempo. Ma procediamo con ordine. Alle 10,30 abbiamo appuntamento con l’autista che porterà noi ed altre tre persone a Leavesden, a tre quarti d’ora di auto dal centro di Londra. Arriviamo e ci fiondiamo dentro gli Studios a prendere le audioguide in italiano ed iniziare il tour dei set cinematografici dei vari film su Harry Potter, che le mie figlie adorano (più per i libri che per i film, in verità). Il posto è immenso e quindi non possiamo soffermarci troppo a lungo, perché abbiamo appuntamento col nostro autista alle 15,30. Ci divertiamo a farci fare i filmati e le foto sulle scope volanti. Le cifre sono proibitive ma quando ci ricapita?

Quando usciamo ci rendiamo conto che non abbiamo saggiato la famosissima burrobirra e che potevamo farlo solo a metà del percorso, ma abbiamo solo venti minuti per l’appuntamento. Chiediamo supporto ad un’addetta che ci fa attraversate i passaggi riservati allo staff per farci tagliare parte del percorso ma è ancora molto lontano. Veniamo a sapere che l’autentica burrobirra può essere bevuta solo da loro, agli Studios in America e in Giappone! Eccoci col bicchiere in mano. Sembra birra ma la schiuma sopra sembra burro. La beviamo, ovviamente è analcolica, leggermente frizzante, sa di caramello e la schiuma sopra è proprio burrosa, come panna liquida. Mentre beviamo ci chiama al telefono il nostro autista, arrivato dieci minuti prima. Una delle mie figlie non beve nulla di frizzante, quindi mi fa ingurgitare in fretta e furia anche la sua bibita e iniziamo a correre fuori. Il percorso è lunghissimo e non c’è tempo nemmeno per fermarci allo shop, dove le ragazze avrebbero voluto acquistare dei regalini alle loro amiche. Arriviamo all’auto trafelate con solo quattro minuti di ritardo, e vediamo l’autista e l’altro gruppetto di persone parecchio infastidite. Ok, siamo in ritardo… ma di soli quattro minuti! E inoltre la burrobirra per poco non mi esce dalle orecchie. E non abbiamo nemmeno mangiato! Ragazzi, credetemi, meglio fare da sé. Non solo risparmiate ma non avete il fiato sul collo da parte di nessuno, potete fare tutto con calma e godervi il vostro tour. Tornate in città, ci fiondiamo nel primo pub che troviamo lungo la strada per fare il nostro linner (nome coniato da mia figlia che sta per lunch-dinner). Torniamo a casa a metà pomeriggio ma non abbiamo più la forza di muoverci, così mettiamo i pigiami e ci dedichiamo a scrivere e colorare il nostro diario/quaderno delle vacanze.

20/07: sveglia presto… Si va a Greenwich!!! Prendiamo il treno ed arriviamo a destinazione. Prima tappa: la Cutty Sark, un veliero che nell’Ottocento portava a Londra il tè dalle Indie, il più veloce mai costruito. Esploriamo il museo e la trialberi e poi saliamo sulla collina che ci porta all’Osservatorio astronomico reale, dove passa il famoso Meridiano 0.

Anche qui prendiamo le audioguide ed iniziamo il tour, scoprendo i segreti dei meridiani. Così veniamo a conoscenza del perché sono stati creati, quando e da chi. Scopriamo che sono collegati all’esatta misurazione del tempo ed alla navigazione. È un viaggio storico-scientifico affascinante. Poi vediamo i vari telescopi ed infine decidiamo di vedere due filmati, nel planetario, che riguardano il nostro sistema solare, le stelle visibili questa notte sul cielo di Greenwich (se la luminosità di Londra lo consentisse), la Via Lattea, le altre galassie, l’universo. Sebbene l’astronomo parli solo inglese anche le mie figlie riescono a capire abbastanza bene il succo del racconto. Alla fine riusciamo anche a fare una foto sulla linea che demarca il meridiano, per la quale precedentemente c’era una lunga coda di attesa. Volevo portare le ragazze con il battello alla stazione della Emirates Airlines, la funivia di Greenwich che sorvola il Tamigi, per poi tornare, eventualmente, con il battello. Ma le ragazze sono stanche e preferiscono comprare un paio di souvenir ed andare a casa a dormire.

21/07: ultimo giorno a Londra. Non abbiamo fretta. Voglio portare le mie figlie a Camden Town ed al meraviglioso Camden Lock, un mercato multietnico veramente allegro e particolare. Ho appuntamento lì con un’amica che vive a Londra da vent’anni e che verrà insieme alla simpaticissima figlia di sette anni. Le ragazze si entusiasmano nel mercato, e compriamo pantaloni e gonne indiane per loro ed un vestito per me. Poi mangiamo fish and chips lì stesso ed infine ci incamminiamo tutte e cinque lungo il canale che, lentamente, ci porta in direzione del Regent’s Park. Anche oggi fa caldissimo e mentre le ragazze giocano, io posso chiacchierare un po’ con la mia amica. Trascorriamo il pomeriggio così, tra prati, stagni, antare e cigni. In mezzo a tanta frenesia, ogni tanto sentiamo la necessità di una pausa.

Quando si fa un po’ tardi, salutiamo la mia amica e la figlia ed andiamo a cena in un pub vicino casa. Mangiamo le famosissime ribbs (costolette di maiale) ed agnello.

A pancia piena possiamo avviarci a fare la doccia e preparare i bagagli. Domattina presto si riparte!

Avrei voluto vedere la National Gallery, Notting Hill e Portobello Road, il Tate Modern e Soho. Sono tante le cose da fare e da vedere, a Londra, che una settimana non è sufficiente. Per vivere lo spirito della città è anche necessario passeggiare nei parchi, andare da Harrod’s ecc… Ma, almeno, spero di essere riuscita a dare un’idea di questo posto meraviglioso e così vivo alle mie figlie.

Diario di viaggio – parte 3: Amsterdam.

Siamo sul treno che ci porta in direzione di Amburgo, insieme ad un notevole numero di giovani interrailers mentre noi tre, così eterogenee per età rispetto a loro, potremmo sembrare un po’ fuori posto. Ma non ci facciamo intimidire, cacciamo le nostre mascherine per gli occhi ed i cuscini per il collo e ci mettiamo a dormire. Giunte ad Amburgo intorno alle 5,30 del mattino, cambiamo e saliamo su un treno diretto ad Osnabrueck, dove cambieremo ancora per Amsterdam. Procede tutto senza intoppi ed alle 11,00 giungiamo a destinazione. Qui abbiamo la prima sorpresa: per uscire dai binari si devono superare dei tornelli, facendoli aprire con il biglietto elettronico. Ma noi non abbiamo il biglietto elettronico, solo i nostri pass interrail. Niente paura: chiamiamo un addetto che verifica i nostri pass e ci apre i tornelli. Anche qui andiamo a ritirare la nostra Amsterdam card o meglio, la nostra “I amsterdam”, valida 72 ore. Qui, però, bisogna ricordarsi di poggiare le carte elettroniche sui lettori ogni volta che si sale e che si scende dai mezzi, facendo il check in ed il check out, altrimenti le card si bloccano. Grazie a queste possiamo prenotare la visita al museo di Van Gogh. Anche Amsterdam, come Copenaghen, è stracolma di biciclette e, anzi, qui c’è un pericolo in più. Le strade sono costruite a fasce, per così dire: dai bordi al centro c’è prima il marciapiede, poi la pista ciclabile su cui viaggiano anche le moto, poi talvolta un altro marciapiede, infine la strada che spesso ha le rotaie per i tram. Istintivamente noi italiani, che le piste ciclabili tante volte nemmeno sappiamo cosa siano, siamo portati a guardare prima di attraversare solo là dove vediamo la strada e le rotaie. Grave errore! Il codice della strada olandese prevede che le bici abbiano la precedenza sempre, su tutti i mezzi ed anche sui pedoni. Fanno eccezione solo i mezzi di emergenza a sirene accese. Quindi attenti! Se non guardate rischiate di essere arrotati!!! I semafori per i pedoni durano pochi secondi: da quando diventa verde, si arriva a metà carreggiata e già lampeggia. Diventa rosso prima che possiate salire sul marciapiede opposto. Evidentemente in questa città non ci sono anziani. Forse li hanno stirati tutti sull’asfalto. E infatti, ora che ci penso, non ne ho visti molti, a parte pochi turisti che poi non ho rivisto… 🤔 😱

Comunque riusciamo a prendere il tram per giungere al nostro hotel. Purtroppo il check in è previsto per le 15,00, quindi lasciamo le valigie ed andiamo a pranzare (dominano i ristoranti argentini, seguiti da italiani, indiani e thailandesi).

Nonostante il nostro albergo non si trovi nel quartiere a luci rosse, quasi di fronte c’è un grande negozio a due vetrine di un sexy shop che espone qualunque oggetto possibile ed immaginabile, per qualsiasi gusto o tendenza sessuale. Passandoci davanti le mie figlie si fermano e mi bloccano, non capendo esattamente cosa si venda lì dentro. Bè, mi sa che è giunto il momento delle spiegazioni (non suu singoli oggetti, ovviamente, ma sulla sessualità in generale)…

Finalmente possiamo andare in camera. Che spettacolo!!! La stanza al settimo piano è dotata di tutti i comfort, inclusa un’intera stanza guardaroba. Così facciamo una doccia e ci dirigiamo direttamente alla casa di Anna Frank, la cui visita è stata prenotata con oltre un mese di anticipo, perché i posti si esauriscono in fretta. Non è possibile fare fotografie, però la visita è davvero toccante. Anche le mie figlie sono molto colpite (fortunatamente abbiamo l’audioguida in italiano). Dopo facciamo una passeggiata nei dintorni, troviamo uno dei tanti locali con i tavolini lungo il canale e ci sediamo per cenare. Ma dopo un po’ il vento gelido ci intirizzisce, così ci spostiamo all’interno del locale.

Mangiamo una quiche di formaggio di capra e verdure, una fonduta di formaggio olandese con verdure ed un amburgher con patate fritte tipiche del posto. Tutto squisito! E poi finalmente a nanna!!!

13/07 ore 10,00: appuntamento con una guida italiana (sempre prenotata in anticipo su InsolitAmsterdam) in piazza Dam, che porta noi ed una coppia sarda in giro per la città per circa tre ore, mostrandoci luoghi poco conosciuti e raccontandoci la storia del luogo. È bizzarro vedere come molti edifici siano decisamente sbilenchi, a causa delle fondazioni a palafitta sulle quali poggiano. Ci racconta che il simbolo sullo stemma cittadino, le tre croci, rappresenta i tre problemi più gravi che Amsterdam dovesse affrontare in passato: le inondazioni, gli incendi e le malattie portate dai marinai che viaggiavano sulle navi mercantili. Vediamo una delle poche chiese cattoliche (qui sono perlopiù protestanti) molto carina, conosciuta come la chiesa del pappagallo per via del volatile rappresentato in facciata, uccello di proprietà del donatore dell’edificio.

Poi visitiamo i cortili del museo cittadino che una volta era un orfanotrofio ed il tranquillissimo cortile delle beghine, pie donne che, in passato, non avevano preso i voti ma si occupavano di beneficenza. Queste case belle e centrali sono ancora assegnate dal Comune alle famiglie indigenti. Qui si trova una delle uniche due case della città in legno, medievale, sopravvissuta agli incendi.

Poi visitiamo un negozio di ceramica locale, molto costosa, e sentiamo la storia della febbre dei tulipani, prima bolla economica della storia, mentre osserviamo la circolare torre del conio. Il mercato dei fiori, così famoso, in realtà vende solo bulbi e souvenirs, quindi non è colorato e vivace come ci si aspetterebbe.

La piazza Rembrandt mostra una ricostruzione scultorea in bronzo dei personaggi rappresentati nel dipinto Ronda di notte del famoso pittore. La guida ci spiega che, essendo la città piena di canali, è anche piena di topi (molto piccoli, a detta sua), per cui è facile che i ristoranti abbiano i gatti per risolvere il problema davvero molto diffuso.

Il giro con la nostra guida termina davanti al Rijksmuseum, che raccoglie le opere degli artisti olandesi (e non solo) di tutte le epoche.

Ovviamente, trovandoci qui, andiamo subito a visitarlo. Per la verità è una visita un po’ noiosa. Molte opere medievali e rinascimentali, italiane e soprattutto olandesi. Una delle mie figlie, dopo oltre un’ora, inizia a lamentarsi di “tutte queste Madonne”. Al piano superiore vediamo finalmente il pezzo forte del museo, ovvero la Ronda di notte di Rembrandt. Un’opera immensa ed effettivamente coinvolgente.

Finiamo di visitare il museo molto rapidamente perché, in giro dalla mattina, siamo davvero stanche. Mi accorgo di un problema: tanto per cambiare, il mio telefono ha nuovamente la batteria scarica, ed i biglietti per il Van Gogh sono digitali, quindi sullo smartphone… Così, corriamo in albergo a mettere in carica ‘sto benedetto telefonino ed approfittiamo per riposare un po’. Dopo circa un’ora scendiamo ed andiamo prima ad assaggiare le famose crocchette di Amsterdam e poi andiamo al Van Gogh. Lì ci dicono che è vietato fare fotografie e ci fanno lasciare le nostre cose al guardaroba. Purtroppo è ciò che faccio… Se avessi immaginato che, invece, tutti fanno foto non solo con i telefoni ma anche con immense macchine fotografiche, avrei fatto lo stesso anch’io. Quindi rosico un po’! Però con le audioguide in italiano guardiamo ed ascoltiamo tutto. È davvero interessante e, stavolta, anche le mie figlie restano affascinate. Andiamo via solo alla chiusura. La curiosità ci spinge nel quartiere a luci rosse dove, inizialmente, vediamo solo una gran ressa di gente, perlopiù turisti. Finalmente ci addentriamo in un affollatissimo vicolo in cui vediamo le vetrine drappeggiate di rosso con queste graziose signorine in costume da bagno che, ogni volta che qualcuno le fotografa o le filma, aprono la porta gridando e lanciando acqua sull’incauto avventore. Dieci secondi e siamo fuori dal vicolo: curiosità soddisfatta. Possiamo finalmente andare a dormire!

14/07: dopo una giornata così piena di impegni, è necessario riposare un po’. Quindi ci svegliamo più tardi e, sempre grazie alla nostra card, facciamo il giro dei canali in battello con l’audioguida in italiano. È una giornata bellissima e ci godiamo la passeggiata. Alla fine del giro, cerchiamo un chiosco di venditori di aringhe e mangiamo prima un panino con aringhe crude, zucchine e cipolle, poi un altro ma con aringhe affumicate. Buonissimi!!!

Il pomeriggio decidiamo di andare al Dungeon di Amsterdam, una rappresentazione macabra della storia più oscura della città organizzata da alcuni attori nel sotterraneo di un edificio del centro. Quando entriamo ci invitano ad andare prima in bagno: apriamo una porta che dà su una scala che scende quasi al buio. A sinistra c’è un lavatoio insanguinato con un arto di donna mozzato memtre sangue schizzato è su tutte le pareti fino a giù. Grida improvvise di donna si sentono provenire dal basso. Entriamo nei bagni e sulle porte si legge la scritta RIP fatta col sangue… A quel punto una delle mie figlie, terrorizzata, inizia a piangere e dice che non vuole visitare il dungeon, perché ha troppa paura. Così, non senza dispiacere mio e dell’altra figlia, andiamo via. Per distrarre le ragazze, andiamo a fare una passeggiata nello Jordaan, un quartiere di Amsterdam molto pittoresco, pieno di negozietti particolari, stradine e localini graziosi. Andiamo a caccia dei famosi cortili cittadini e facciamo un po’ di shopping vintage. Tornando ci fermiamo anche ad assaggiare i famosissimi pancake di Amsterdam. Che delusione! Non sono altro che crêpe giganti. Bah! Forse siamo andate nell’unico posto che non le sa fare…

La sera, prese un po’ dalla nostalgia del cibo patrio, andiamo a mangiare una pessima pizza nei pressi del nostro albergo. Dopo vediamo una signorina che, in strada, fa i tatuaggi con l’henné e decidiamo di farci tatuare. Durante quest’operazione le ragazze fanno amicizia con… una ragazza nostra concittadina, anche lei in vacanza con i genitori ad Amsterdam e con il desiderio di farsi tatuare. Finiamo la serata a chiacchierare tutti insieme.

15/07: oggi facciamo una gita fuori porta. Andiamo a Zaanse Schans, un insediamento industriale tradizionale alle porte di Amsterdam sul fiume Zaan. Prendiamo il treno ed arriviamo in questo caratteristico paesino di casette verdi il cui skyline è dominato dai mulini a vento.

Saliamo su una barca il cui proprietario ci fa fare un giro di circa venti minuti e ci spiega la storia del sito e di ogni singolo mulino, nonché delle produzioni che qui hanno luogo. Dopo proseguiamo il giro, entrando in una grande fattoria dove vendono sia il formaggio (di mucca, capra e pecora) di produzione propria, sia il cioccolato di produzione di una grande fabbrica locale. Fanno anche fare gli assaggi di tutto. Ed usciamo con una busta di formaggi ed un pezzo di cioccolato che finisce presto. Poi continuiamo ed entriamo in due dei mulini visitabili, uno che produce pigmenti naturali per pittori ed un altro che produce olio di arachidi. Il posto è bellissimo ma oggi fa un caldo infernale. A saperlo prima, saremmo venute con i costumi!

Ci fermiamo a mangiare qualcosa e proseguiamo il nostro giro. Prima di andare via passiamo da un negozio delizioso a bere un caffè. Le proprietarie, gentilissime, ci fanno accomodare in un cortiletto privato allestito con un paio di tavolini, all’ombra. L’atmosfera è talmente familiare che non vorremmo più andare via. Ma, ahimè, dobbiamo.

Così, a malincuore, salutiamo e ci incamminiamo verso la stazione per tornare ad Amsterdam. La nostra avventura in questa città sta per terminare. È un vero peccato! Questo luogo ci affascina…

Ma domani è un altro giorno… E Londra ci attende!

Diario di viaggio – parte 2: Copenhagen.

07/07, ore 22,52: eccoci sul treno che ci porterà ad Amburgo, per poi prendere la coincidenza per Copenhagen. La batteria del mio telefono è morta e con sommo disappunto scopro che su questo treno, dotato di scompartimenti, non c’è una presa per ricaricarla. I sedili non sono reclinabili nemmeno leggermente e se provo (come infatti provo) a stendermi, la forma ergonomica delle sedute, dure come mattoni di tufo, mi massacra schiena e costole. Ergo: si dorme seduti. O meglio… non si dorme! Non avendo l’uso del telefono non sono sicura della stazione alla quale dovrò scendere. Così quando sento, in tedesco, ripetere che la prossima stazione è Hamburg Hamburg (un po’ come Candy Candy, evidentemente ripetono due volte il nome della località) mi dico “ci siamo!” e con le mie figlie ci accingiamo a scendere. Strano come sia piccola la stazione, Amburgo è una grande città. C’è poco movimento alle 7,30 circa del mattino. Saliamo nella hall ed all’ufficio informazioni chiedo all’addetto se gentilmente mi fa mettere in carica il telefono. Lui garbatamente acconsente. Poi, dopo una decina di minuti che mi vede lì a chiacchierare con le mie figlie, in attesa evidentemente di un altro treno, mi avvisa che quella in cui siamo non è la stazione centrale di Amburgo (Hamburg Hauptbanhof) bensì una stazione periferica: Hamburg HARBURG! O porca paletta, allora non parlano come i cartoons, sono io che non capisco niente (ovviamente)!!! Panico! Ma il gentile addetto all’info point mi avvisa che di lì a dieci minuti passa un treno che in tre minuti ci porta a destinazione, cioè alla vera stazione centrale di Amburgo. Per fortuna, abbiamo circa un’ora di tempo per prendere il treno che ci porterà a Copenhagen. Così, ringraziato il gentile signore, non solo raggiungiamo Hamburg Hauptbanhof (che è decisamente molto grande) ma, addirittura, riusciamo a fare colazione col cappuccino prima della nostra coincidenza. Ma, si sa, per la legge del contrappasso, non può filare tutto liscio e, così, giacché ci è andata di lusso con treni e coincidenze, salite a bordo scopriamo che alla stazione una delle mie figlie ha perso il suo telefono… Niente di importante o di valore, perché in occasione del viaggio, per motivi di sicurezza, ho fornito le mie figlie di vecchi citofoni coi tasti, che si aprono a libro, privi di internet. Però era utile. Vabbè… Pazienza! L’importante è arrivare a destinazione. Ore 14,45 circa: ci siamo! Così ci rechiamo a ritirare le Copenaghen Cards, alla stazione, ordinate da casa e valide tre giorni, con cui salire e scendere da tutti i mezzi pubblici e con le quali vedere, inclusi nel prezzo, tutti i musei. La prima cosa che ci colpisce, stranamente, sia alla stazione sia fuori, è la puzza (sensazione che, dal giorno dopo, svanirà). La seconda è il numero impressionante di biciclette. Bici ovunque!!! Dopo mezz’ora siamo nel nostro appartamento al centro della città e, dopo poco più di un’ora, inizia il nostro tour. Scendiamo a piedi e ci imbattiamo subito nella Round Tower, una sorta di torre astronomica rinascimentale che racchiude una rampa elicoidale che giunge in cima. Da lì, osserviamo per la prima volta la città.

Poi scendiamo a ridosso dei canali e, approfittando dell’occasione delle nostre cards, facciamo un giro in battello della durata di un’ora lungo i canali, con la guida in italiano, mangiando Smørrebrød, una tradizionale pietanza di Copenhagen, che consiste in una sorta di sandwich cabriolet (cioè scoperto) di pane di segale, farcito in ogni modo possibile ed immaginabile. Ci troviamo in questa città proprio durante il periodo del Copenhagen jazz festival, per cui si sente musica ovunque. Palchi sono montati nelle piazze mentre all’interno dei cortili dei palazzi vi sono ulteriori piccoli concerti. La città è molto viva e piena di turisti e giovani. Ciò nonostante siamo stanche, e torniamo a casa presto.

09/07: stamattina ci alziamo con calma. Il primo pensiero delle mie figlie è fittare una bici per girare in questo modo, come i danesi. Perciò iniziamo a girare per le vie in cerca dei noleggiatori. In verità c’è un comodo servizio di noleggio del Comune ma tutte le biciclette sono troppo alte per le mie figlie. Quindi ci rassegnamo e ci dirigiamo a visitare il palazzo reale di Amalienborg, tutt’ora utilizzato dalla famiglia reale danese.

È un palazzo davvero molto bello e vale la pena visitarlo.

Dopo ci rechiamo presso la Marble Church, che si trova proprio di fronte al palazzo reale, ed infine andiamo a vedere la famosissima Sirenetta.

Dopo questo lungo giro ci dirigiamo al Nyhavn, il punto più caratteristico e famoso di Copenhagen, con le sue tipiche case colorate lungo il canale, rappresentato in tutte le cartoline ed immagini più famose della città. Purtroppo, non vi sono altri luoghi simili altrettanto pittoreschi in tutta Copenhagen. Inoltre è talmente turistico da essere invaso da bar, ristoranti, locali e, ovviamente, turisti.

Alla fine facciamo due passi nel giardino del palazzo di Rosenborg, prima di andare a cenare, e si fa un po’ tardi. Così scopriamo, con nostro immenso dispiacere, che le cucine dei ristoranti chiudono alle 22,00 (cioè quando vogliamo cenare noi) e quindi rimaniamo senza cena… Sigh! Per fortuna a casa è rimasto qualcosa per organizzare dei sandwich di fortuna…

10/07: sveglia presto, perché la giornata è piena di impegni!

Prima tappa: castello di Christiansborg, con le scuderie e le cucine reali. Nelle prime ci sono un sacco di carrozze bellissime, le seconde sono gigantesche. Il palazzo è solo una sede di rappresentanza ma i suoi saloni sono davvero notevoli.

Dopo aver ammirato gli splendidi saloni, andiamo a prendere i mezzi per andare a visitare lo storico birrificio Carlsberg. Questa zona di Copenaghen sembra più isolata, tipo periferia industriale, e non dà una grande sensazione di sicurezza. Appena arrivate, per prima cosa facciamo un giro sul carro trainato dal cavallo col quale, in passato, consegnavano le casse di birra. Poi, affamate, pranziamo sedute ai tavoli all’aperto del birrificio (che offrono agli adulti una birra ed ai minorenni una bibita a scelta). Poi facciamo il tour del museo-birrificio.

È un’esperienza davvero interessante. Tornate in centro, decidiamo di recarci ai giardini Tivoli.

Confesso di non avere mai visto un parco più bello! Le giostre non sono moltissime ed essendo poco lo spazio a disposizione, si sviluppano perlopiù in altezza, creando emozioni alquanto vertiginose. Ma la cosa più bella è l’atmosfera del parco ottocentesco. Quest’anno ricorrono 175 anni dalla sua apertura. A quanto pare, però, la sfiga dei parchi giochi ci perseguita, e non appena mettiamo piede nel Tivoli inizia a piovere!!! Prendiamo acqua a secchiate e, nonostante le giacche impermeabili, ci inzuppiamo e congeliamo. Tra uno scroscio e l’altro riusciamo anche a fare un bel po’ di giri sulle giostre. Andiamo via solo alla chiusura del parco, verso le 23,00, quando la città già dorme ed è semideserta.

11/07: stamattina dobbiamo preparare i bagagli per lasciare l’appartamento a mezzogiorno. Prima, però, andiamo a visitare il castello di Rosenborg, che si trova proprio alle spalle del nostro palazzo, e custodisce i gioielli della Corona. Attorno al castello c’è un bellissimo giardino e, ancora, un grande parco, nei quali è piacevole intrattenersi.

Poi si entra nel castello, si visita e si accede nelle stanze sotterranee che conservano i gioielli della Corona.

Alla fine del giro, andiamo a ritirare le nostre valigie che portiamo al deposito bagagli della stazione, e poi torniamo a bighellonare per la città, acquistando qualche souvenir in fretta, perché i negozi chiudono alle 18,00. Tra le varie tappe ci fermiamo ai Magasins du Nord dove ci lasciamo attrarre da un intero, enorme reparto di caramelle e cioccolato, in cui offrono assaggi vari. Tra questi, la liquirizia salata, specialità del posto. Purtroppo, saggiamo anche una liquirizia mou salata, molto buona ma un po’ dura… E, ahimè, ci rimetto un molare, la cui ricostruzione salta via! #@%€!!!😠

Ci fermiamo, poi, ad ascoltare un po’ di jazz in un cortile (ed io bevo una birra), torniamo nel parco di Rosenborg dove le mie figlie si arrampicano sugli alberi ed infine ci decidiamo ad andare alla stazione, dove ceniamo in un fast food.

Poi cerco informazioni per il treno che dobbiamo prendere ma… Non ho mai visto una stazione peggio organizzata di così! L’ufficio informazioni chiude all’orario dei negozi e non ci sono addetti in giro a cui chiedere che sappiano dirci qualcosa. L’orario del nostro treno è stato modificato ma non risulta nulla da nessuna parte e non sappiamo a quale binario andare. C’è qualche altro passeggero nella nostra stessa situazione ed iniziamo a scambiarci informazioni. Anche perché sui tabelloni non sono riportate le stazioni intermedie e noi non sappiamo dove andare. Finalmente incontriamo un addetto che ci sa dare informazioni e così possiamo partire alla volta di Amsterdam!