Liceo Tasso di Salerno e giornalismo: storia di ordinaria disinformazione.

Immagine tratta dal Corriere del Mezzogiorno

Ieri mattina, presso il Liceo Classico Torquato Tasso di Salerno, una delle scuole storiche più conosciute della città, si è verificato un fatto increscioso. Ma, a mio avviso, più increscioso è stato il comportamento dei giornalisti salernitani che, ancora una volta, non hanno fatto il proprio mestiere, limitandosi a riportare solo una versione della storia, quella di chi comanda: la dirigente. Purtroppo, sempre più spesso assistiamo a questo modo superficiale di fare giornalismo, senza porsi né porre domande.

Ma procediamo con ordine. Da lunedì 21 marzo u. s. ha avuto inizio la Settimana dello studente presso il menzionato Liceo. Si tratta di un periodo di tempo durante il quale gli studenti stessi organizzano dei corsi che non hanno necessariamente attinenza con materie di studio, nei quali insegnano qualcosa di particolare o originale ai loro compagni, secondo il ben noto schema del peer to peer. Di norma i ragazzi si iscrivono ai corsi che ritengono più interessanti, potendosi mischiare in classi eterogenee anche per fascia di età. Quest’anno, a causa del Covid, i corsi sono stati tenuti da gruppi di alunni che si spostavano tra le classi i cui studenti, però, non potevano lasciare gli abituali spazi di studio, non realizzando quella promiscuità che è alla base di questo tipo di programmazione. Di conseguenza, il tutto si stava svolgendo in maniera piuttosto ordinata, sotto la supervisione dei docenti, con alcuni studenti che svolgevano un servizio di controllo ed i tutor che giravano ogni due ore tra le varie classi, secondo un orario ben stabilito e calendarizzato. Va da sé che, probabilmente, nello spostarsi tra i corridoi semideserti, talvolta i ragazzi abbassassero sotto al naso le mascherine per poter respirare liberamente, tant’è che la dirigente aveva emesso una circolare, nella giornata di mercoledì, per ribadire l’importanza del rispetto delle regole anti-Covid. E fin qui, tutto nella norma.

Veniamo, ora, agli avvenimenti occorsi nella giornata di ieri, 24 marzo. Le testate giornalistiche locali hanno riportato la versione della dirigente che, invece di parlare con i rappresentanti degli studenti, si è precipitata a dare la propria versione ai giornali che, a loro volta, non si sono preoccupati di chiedere ai ragazzi la loro versione dei fatti ma, come da italico costume, hanno riportato solo le parole di chi comanda.

https://www.ilmattino.it/salerno/alunna_senza_mascherina_bufera_liceo_classico_tasso-6585059.html

https://www.salernonotizie.it/2022/03/25/liceo-tasso-senza-mascherina-rischia-sospensione-studenti-minacciano-occupazione/

https://salernosera.it/sospesi-perche-senza-mascherina-sit-in-al-tasso/

Dai link sopra riportati, sembrerebbe che tre studentesse, sorprese con le mascherine “non correttamente indossate” siano state riprese dalla dirigente che, inascoltata, sarebbe stata costretta a sospendere una delle 3 (perché, poi, solo una, non è dato saperlo). La dirigente, inoltre, sosterrebbe di essersi semplicemente attenuta alle sanzioni previste dal regolamento d’istituto. Per questa ragione si sarebbe scatenata la rivolta degli studenti.

Ora mi domando: basta davvero così poco per far scatenare la protesta studentesca? Personalemente non lo credo e non mi sono accontentata di questa versione, così ho fatto ciò che un giornalista dovrebbe fare, pur non essendo io stessa una giornalista: ho indagato la versione degli studenti ed ho chiesto lumi ad alcuni docenti che, comprensibilmente, vogliono restare anonimi.

Ecco quanto dichiarato dalle ragazze e da alcuni testimoni: uscite da un’aula nella quale avevano tenuto un corso, le ragazze avevano abbassato le mascherine sotto al naso. Sorprese dalla dirigente, quest’ultima avrebbe iniziato ad inveire contro di loro mediante turpiloquio, ne avrebbe strattonata una in malomodo, prendendola per la maglia ed il reggiseno, dicendole che non meritava di esistere ed accusandola che se le fosse venuto un infarto sarebbe stato per colpa sua. Alla fine avrebbe comminato alle tre ragazze un giorno di sospensione con obbligo di frequenza, tipologia di sanzione non prevista dal regolamento di istituto, art. 76, né dal regolamento anti-Covid nel quale non si parla affatto di sanzioni. Pare, infine, che i genitori delle ragazze abbiano presentato regolare denuncia agli organi competenti.

In seguito a questa discordanza di informazioni, ho chiesto delucidazioni ad alcuni docenti del Liceo che, come dicevo, comprensibilmente hanno voluto restare anonimi. I docenti mi hanno spiegato che la dirigente non sarebbe nuova ad accessi di collera e ad episodi di apparente squilibrio emotivo.

Alla luce di quanto esposto, appare evidente la decisione degli studenti di manifestare contro l’accaduto: se la dirigente si fosse limitata a comminare una sanzione, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Sono stati, invece, i modi aggressivi e lesivi della dignità delle giovani che hanno scatenato la protesta studentesca. Si cerca di insegnare ai ragazzi il rispetto delle regole solo a parole, non dando il buon esempio? Si pretende di insegnare che esistono doveri senza diritti? Pare che i rappresentanti degli studenti abbiano provato più volte a parlare con la dirigente la quale, però, oltre a rifiutare un confronto, si è rivolta ai giornalisti, quasi a voler mettere le mani avanti.

Questa mattina i ragazzi hanno organizzato un sit-in davanti alla scuola in attesa dell’arrivo della dirigente, esponendo le loro richieste. Intorno alle 11 la prof.ssa Santarcangelo sarebbe arrivata, entrando a scuola dall’ingresso posteriore ed evitando, ancora una volta, di ricevere i rappresentanti di istituto. Solo dopo circa mezz’ora avrebbe accolto gli allievi che volevano consegnarle un documento con le richieste dell’assemblea. E fin qui giungono, al momento, le informazioni da me raccolte.

Ora, almeno, sono state presentate entrambe le versioni dell’accaduto. Ai lettori le valutazioni del caso.

Certo è che non si può continuare a fare giornalismo in questo modo, a percepire uno stipendio senza scollare il sedere dalla sedia o disturbarsi a fare qualche telefonata, aspettando semplicemente che giunga una notizia scritta ed inviata da qualcuno e non verificata. Il giornalismo dovrebbe essere un’altra cosa.

Di un’ora fa fortunatamente un’altra versione dell’accaduto, riportata sul Corriere del Mezzogiorno. A quanto pare almeno loro si sono scomodati a fare il loro mestiere (ma, anche qui, parziale: pare sia riportata solo la versione degli alunni).

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/22_marzo_25/liceo-tasso-salerno-mascherina-abbassata-corridoi-preside-sgrida-studentessa-parole-forti-6bae0350-ac2a-11ec-9259-ad1827416471.shtml

Qui il servizio mandato in onda al tg delle 14, oggi, da Telecolore:

https://youtu.be/pa2oA8AOS00

I ragazzi, che abbiano torto o ragione, andrebbero comunque ascoltati, perché il futuro del nostro Paese è nelle loro mani e se noi adulti, che dovremmo dare il buon esempio, non siamo in grado di insegnare loro che hanno diritti, oltre a doveri, rischiamo di insegnare loro che la dittatura è preferibile alla democrazia, e con la deriva che stanno prendendo le nostre ex democrazie occidentali sarebbe il caso di riportare un po’ di equilibrio e raziocinio. A partire dai media, che sempre meno frequentemente garantiscono pluralità di informazione e censurano ciò che non fa comodo a chi comanda. Non per niente, la libertà di informazione in Italia è scesa così in basso nelle classifiche mondiali, al 41° posto dopo Gahana e Burkina Faso.

https://rsf.org/en/ranking