Diario di viaggio – parte 6: la magnifica Edimburgo.

Eccoci, finalmente, in viaggio per raggiungere la tappa più settentrionale del nostro lungo giro. Stavolta c’è andata male: il treno è pieno e noi abbiamo trovato posto su una carrozza con l’aria condizionata guasta. Il caldo è assolutamente soffocante. Ciò nonostante, il clima è decisamente più cordiale e socievole di quello trovato a Londra. Spesso passa il capotreno a verificare che stiamo tutti bene mentre il personale di bordo distribuisce acqua. Ci sono un paio di giovani famiglie allegre e cordiali con bambini piccoli ed alcune ragazze gentili e sorridenti. L’atmosfera è decisamente gioiosa, nonostante il disagio… Sembra quasi di conoscersi tutti da tempo: grandi sorrisi e tanto buon umore. A Durham metà dei nostri compagni di viaggio scende ed il capotreno ci invita a cambiare carrozza, poiché si sono liberati alcuni posti dove l’aria condizionata funziona (era ora! Dire che stiamo facendo la sauna è poco!). Le ragazze si addormentano in pochi minuti mentre io mi incanto a guardare questi paesaggi quasi incontaminati. Mi sorprendo ancora una volta ad osservare come, così a Nord, il cielo sembri più vasto e come l’impressione di infinito sia più invasiva, ti riempie l’anima. Lo avevo già constatato in Norvegia, vent’anni fa, ma lo avevo quasi dimenticato. È una sensazione strana, affascinante ma allo stesso tempo vagamente ansiogena. E mi lascio ipnotizzare da questa vastità.

Ore 19,06: il treno giunge in stazione. Ci accingiamo a raggiungere l’uscita salendo diverse scale mobili. E quando finalmente usciamo dall’edificio… Meraviglia e stupore! Amore a prima vista per la città più incredibile che abbiamo mai visitato!!! Subito davanti a noi si erge uno scuro monumento, lo Scott Monument, e alla nostra sinistra svetta una rupe grigia con il castello che sembra sorgere dalla terra stessa, come se ne facesse parte, come se dalla terra fossero spuntate le ossa che hanno dato origine al nucleo antico della città, così grigia e così incredibilmente attraente. Restiamo senza fiato. Una delle mie figlie dice: “Mamma, da grande mi voglio trasferire qui. Questo posto è bellissimo!” E restiamo ancora un po’ a guardarci intorno, letteralmente a bocca aperta.

Ma dobbiamo proseguire. Chiediamo informazioni per prendere un autobus che ci porti nella Old Town e ci dicono che i biglietti si fanno al box office oppure a bordo. Così, quando arriva il nostro bus saliamo ma scopriamo che, per fare i biglietti, i soldi devono essere contati, in quanto si mettono in una sorta di box e non si può avere il resto. Ma io non ho monete. Così scendiamo e chiediamo dove possiamo acquistare i biglietti. Pare che, in zona, ci sia un box office. L’autista ci avvisa che, però, a quest’ora è già chiuso. Quando vede il mio disappunto, le due ragazze stanche e tutti i nostri bagagli, ci chiede dove dobbiamo andare (solo due fermate ci attendono) e con un gran sorriso ci fa salire comunque: ci dà un passaggio senza farci pagare. Wow! Che carino! Quando scendiamo, affidandoci al navigatore, cerchiamo di raggiungere il nostro appartamento ma, ad un certo punto, ci blocchiamo e non sappiamo più da che parte andare, perché la strada che dovremmo fare è chiusa per lavori. Apriamo la cartina della città ed iniziamo a cercare un percorso alternativo (tutta la tecnologia del mondo non mi farà mai preferire il navigatore, inaffidabile, alle care vecchie mappe stradali!). Una giovane donna che passa ci vede e, gentile e sorridente, si offre di darci una mano e ci indica la strada. Qui la gente è cordiale, aperta come non abbiamo trovato in nessun altro luogo. Arriviamo all’appartamento, nel quale il gentile proprietario ci fa trovare i fudge, caramelle tipiche del luogo, e decidiamo di scendere subito a cenare. È tardi e per esperienza temiamo di rimanere digiune. Ci sono alcuni cocktail bar in zona ma vediamo diversi ristoranti già chiusi. Ci avviciniamo ad un locale che espone un’insegna secondo la quale si mangiano spaghetti. La cucina italiana all’estero è piuttosto discutibile ma, pur di non restare digiune, decidiamo di entrare. Ci dicono che è tardi, anche se c’è un’unica lunga tavolata di persone che stanno cenando, e ci spiegano che a Edimburgo i ristoranti chiudono le cucine alle 21. Solo i pub chiudono verso le 23 ma lì in zona non ce ne sono. Usciamo dal locale un po’ scoraggiate. Mentre ci guardiamo intorno vediamo che gli avventori del locale parlano con i proprietari ed a gesti e con grandi sorrisi ci fanno segno di entrare e sederci con loro. Sì, perché lì si usa così: ci si siede tutti insieme, si fa amicizia, si conversa. I proprietari si scusano perché hanno solo degli spaghetti cacio e pepe e ci servono una zuppiera enorme di pasta dalla quale noi attingiamo con abbondanza. E poi ci portano mozzarella (vera!), gorgonzola, prosciutto di Parma. E menomale che non avevano più niente!!! Se la cucina fosse stata aperta cosa ci avrebbero dato di più?! Chiacchieriamo e ridiamo con i proprietari e con gli altri ospiti seduti a tavola, come una grande famiglia. Sì, Edimburgo è il posto che fa per noi: cordialità, gentilezza, allegria!!! Scopriamo, così, che in realtà quello è un bar e che per la seconda volta hanno organizzato una sorta di evento con cucina italiana. Avevano già servito, prima del nostro arrivo, spaghetti con crostacei ma li avevano finiti. La fidanzata del proprietario è italiana (ma forse vive in Scozia da quando era bambina, visto il suo marcato accento britannico ed una vaga difficoltà a parlare italiano; ma non curiosiamo oltre). Ci servono, alla fine, una torta di nocciole fatta in casa, con una spruzzata di panna montata e un po’ di granella di nocciole. Una squisitezza! Alla fine, non sanno nemmeno quanto chiederci e, quasi scusandosi, ci fanno pagare davvero una miseria. Per farla breve, abbiamo mangiato bene (solo la pasta era un po’ scotta ma, vabbè, comprensibile), abbiamo chiacchierato, siamo state bene e in allegria… Insomma, poche ore ad Edimburgo e l’abbiamo già eletta città del nostro cuore!

23/07: la prima tappa obbligata di oggi è il castello. Non siamo lontane e, quindi, andiamo a piedi. La salita è piuttosto ardua ma ne vale la pena. C’è un mare di gente in fila ma alla fine riusciamo ad entrare e prendere le audioguide. La visita dura circa quattro ore ed abbiamo la fortuna di assistere allo sparo di cannone dell’una. Scopriamo grazie all’audioguida che qui non sparano a mezzogiorno, come fanno altrove, a causa della leggendaria parsimonia scozzese: perché sparare dodici colpi quando possono usarne uno solo?! Il soldato che spara il cannone è divertentissimo: si presenta al pubblico, dichiara ciò che sta per fare e dice che chiunque abbia domande o voglia fare una foto con lui, è disponibile, in quanto sa di essere particolarmente fotogenico. 😂 E infatti, dopo lo sparo, si forma una lunga coda per fare la foto con lui. Per fortuna siamo tra le prime ma la gente ci passa davanti senza troppe cerimonie. Lui se ne accorge e ferma gli altri per consentirci di fare lo scatto. Dopodiché, continuiamo il nostro giro.

Mia figlia compra per ricordo un peluche in abito scozzese che si chiama Yuhu.

Alla fine della visita, scendiamo lungo il Royal Mile, tra negozi che vendono tartan, kilt e cachemire, oltre a mille souvenir, e suonatori di cornamusa. Venendo in città ci aveva incuriosito uno strano bus a due piani ed ora siamo in cerca proprio di questo per fare il ghost bus tour di Edimburgo. Questa città è molto legata alle storie di fantasmi e le mie figlie, che hanno compreso che l’approccio di questo giro per turisti è molto comico, mi chiedono di partecipare al tour. Bene, andiamo!

Così facciamo il nostro giro tra storie di fantasmi, cimiteri, racconti sulla peste e leggende varie, raccontate in modo teatrale dalla nostra guida. Io la trovo una gran scemenza ma alle mie figlie piace e diverte molto. Quando finisce, sta per piovere, e noi ci avviamo verso casa. Arrivate in Grass Market ormai piove, così mettiamo gli impermeabili leggeri che ho portato e le ragazze si divertono a giocare un po’ sotto l’acqua, prima di rientrare.

24/07: stamattina si va a fare un giro, passando per la colazione al famoso Elephant House, dove la Rowling ha scritto il suo primo libro su Harry Potter (si capisce che le mie figlie lo adorano e che piace anche a me??? 😁) e dove ci facciamo servire una golosa ed abbondante colazione (con buona pace della nostra nutrizionista che, a questo punto, si sarà arresa all’evidenza: qui l’è tutto da rifare!!!)

Poi andiamo in esplorazione della città. Prima tappa: il cimitero di Greyfriars Kirkyard. Sì, proprio così. Un cimitero. Questo è molto famoso per diverse ragioni. Una di queste è legata al celebre cagnolino Bobby, la cui statua campeggia al di fuori del cimitero. Questo cagnolino, adottato quando era solo un cucciolo da un anziano poliziotto in pensione, alla morte del suo padrone dopo soli due anni, per i successivi quattordici anni ha fatto la guardia alla tomba del suo padrone tutti i giorni, sfamato dai commossi abitanti del quartiere, ed è stato infine sepolto non lontano da lì. Altra ragione per cui questo cimitero è famoso è per l’ennesima storia di fantasmi. Qui è sepolto un tale George McKenzie, responsabile della morte di centinaia di persone, e si dice che il suo poltergeist infesti il cimitero. Per ulteriori dettagli ed altri racconti su questo luogo potete visitare il seguente sito: https://www.viaggiverdeacido.com/2016/01/greyfriars-kirkyard-cimitero-edimburgo.html

La cosa curiosa è che qui i cimiteri non sono luoghi sinistri nei quali andare solo per salutare i propri defunti ma sono luoghi vivi. Sì, vivi, perché su questi prati si viene a passeggiare, a leggere, a chiacchierare e persino a fare dei picnic improvvisati. Sono luoghi dotati di fascino romantico e mistero.

Le tombe sono costruite anche a ridosso delle case le quali, a loro volta, hanno finestre che affacciano all’interno del cimitero.

Da qui ci dirigiamo nuovamente sul Royal Mile ed andiamo a visitare la gotica Cattedrale di St. Giles.

Poi proseguiamo la nostra passeggiata fino alla residenza reale di Holyroodhouse, tutt’oggi utilizzata da Elisabetta II quando si reca in Scozia, generalmente nelle prime due settimane di luglio. Ovviamente in quell’occasione il palazzo è chiuso ai visitatori. Ma la regina non è qui, così noi possiamo visitare la residenza o, meglio, le stanze aperte al pubblico. Le foto sono consentite solo all’esterno. Dovremmo visitare anche il parco ma per un disguido non è possibile farlo oggi.

Vediamo le rovine dell’antica Holyrood Abbey, aderenti alla residenza reale, dal fascino pittoresco, che mi fanno tornare in mente le rovine di San Galgano, in Italia.

Poiché non abbiamo ancora visitato la New Town, ci dirigiamo al di là di Princes Street. Non è davvero nuova, questa parte della città, ma lo è rispetto alla Old Town. È una zona costruita in epoca georgiana, con un preciso progetto urbanistico ed una maglia viaria regolare, ricca di locali e negozi. Questi ultimi, però, come in gran parte del Nord Europa, chiudono alle 18,00.

Per oggi abbiamo camminato a sufficienza, così torniamo a casa, sempre a piedi: il centro di Edimburgo si può girare tranquillamente senza mezzi, per le sue dimensioni, sebbene le alture sulle quali è costruita la rendano talvolta impegnativa da affrontare. Ma ci si fa presto l’abitudine.

25/07: ultimo giorno scozzese, ahinoi! Purtroppo la giornata non inizia nel migliore dei modi, perché ci raggiunge la notizia della morte di una persona a noi molto cara e la cosa ci rattrista ed addolora profondamente. Ce la prendiamo comoda ed andiamo ad intraprendere, quasi a mezzogiorno, un breve tour che abbiamo prenotato ieri: andiamo a vedere il Mary King’s Close. I close sono degli stretti vicoli con lunghe scalinate che collegano la parte alta della città con quella bassa. Strane ed oscure leggende circolano su questi close, i loro fantasmi ed il periodo della peste. La leggenda più diffusa narra che ai tempi della peste i close siano stati murati e gli appestati lasciati morire tappati al loro interno. Secondo ciò che ci racconta la guida, al contrario, l’amministrazione cittadina si è data un gran da fare per curare i malati portandoli fuori da quei vicoli bui e maleodoranti, usati anche come fogne a cielo aperto. Due volte al giorno, infatti, alle 7 del mattino ed alle 10 di sera, gli abitanti dei close potevano svuotare i secchi con i loro escrementi e le urine in mezzo alla strada, al grido di GARDILÙ, che derivava dal francese regardez l’eau, cioè guarda l’acqua (ma quale acqua??? Era ben altro!). Tre di questi close, tra i quali il Mary King’s, nel tempo sono stati chiusi sulla sommità ed utilizzati come fondamenta per gli edifici sorti al di sopra. E poiché la legge locale vietava di abitare sotto terra, gli abitanti furono sfrattati. Ma la legge non proibiva di lavorare lì sotto, quindi c’erano botteghe e persino un mercato. Anche qui, purtroppo, niente foto.

Proseguiamo, poi, per andare a visitare il parco di Holyroodhouse. Assolutamente imperdibile.

Ci ritiriamo presto, per fare una doccia e cambiarci per la serata. Per quest’ultima sera ho prenotato una cena tipica con spettacolo di balli e musiche scozzesi. Dobbiamo trovarci prima delle 19,00 a Prestonfield Mansion. Qualcuno suggerisce di arrivarci in taxi ma c’è un bus che arriva proprio nei pressi e passa da casa nostra, sia all’andata sia al ritorno (qui gli autobus passano sempre, anche di notte): il n. 2. Stavolta mi sono procurata i biglietti del mezzo in anticipo al box office. Arriviamo a Prestonfield e veniamo accolte all’ingresso da un suonatore di cornamusa. Al tavolo siamo sedute insieme ad una famiglia australiana: padre, madre e una figlia, molto simpatici. La cena tipica prevede anche l’assaggio del famoso haggis, piatto della tradizione locale. Si tratta dello stomaco della pecora riempito con cuore, polmone e fegato dello stesso animale, macinati con cipolla, grasso di rognone e spezie. Al solo sentirne la descrizione sembra disgustoso, e invece è davvero una delizia, lievemente piccante.

Dopo cena inizia lo spettacolo, inclusa una breve lezione di ceilidh (si pronuncia keili), ballo tradizionale che a me ricorda tanto la quadriglia, nella quale siamo coinvolte anche io ed una delle mie figlie (l’altra si rifiuta di partecipare, perché si imbarazza). E poi canti, balli, la famosa sword dance e musica di cornamusa. Insomma, una bella serata scozzese! Ma come tutte le belle cose anche questa finisce, per cui ci dirigiamo alla fermata del bus ed aspettiamo di rientrare. Anche quest’avventura sta giungendo al termine. Ma la Scozia e la cordialità ed il calore del suo popolo ci resteranno per sempre nel cuore ❤️

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