Diario di viaggio – parte 5: York, toccata e fuga!

Eccoci di nuovo in viaggio, destinazione Edimburgo. Ma, prima di approdare in Scozia, decidiamo di fare un salto nell’ultimo avamposto inglese: la cittadina di York. Arriviamo a metà mattinata e per prima cosa portiamo la nostra roba al deposito bagagli. Da lì ci dirigiamo alle antiche mura della città, a due passi dalla stazione e sulle quali è possibile passeggiare.

Proseguiamo in direzione del centro cittadino e della zona pedonale: York non è molto grande ed è sufficiente una mezza giornata per girarla tutta. Ma, essendo una città dal tipico impianto stradale irregolare medievale, sebbene di fondazione romana, non è facile orientarsi nelle sue strade e stradine. Mentre gironzoliamo, ci imbattiamo in un vicoletto che dà accesso ad una casa-museo di epoca, perlappunto, medievale: Barley Hall. Decidiamo di fermarci a visitarla.

Dopo questa piacevole visita ci rimettiamo in giro, in cerca dei famosissimi Shambles, stradine molto pittoresche, e della Cattedrale gotica.

Arriviamo in prossimità della Chiesa Madre intorno alle 14,00 e sfortunatamente proprio in questo momento stanno chiudendo l’accesso ai visitatori. Riaprirà domattina… Che peccato!!! 🙁

Proseguiamo il giro e, finalmente, troviamo gli Shambles, viuzze caratteristiche dall’aspetto quasi fiabesco e con gli antichi edifici un po’ sbilenchi. Pare che la Rowling si sia ispirata proprio a queste stradine per descrivere la sua famosa Diagon Alley, in cui Harry Potter e compagni facevano spese prima di ogni anno scolastico.

Forse anche per questa ragione, York è invasa dai turisti, tanto da essere un po’ soffocante. Ci sono negozi di cioccolato artigianale, altri di gioccattoli ed altri ancora di articoli natalizi, tutti dai prezzi decisamente alti.

Purtroppo è tardi e non possiamo andare a visitare il castello né lo Yorvik Viking Center e quindi, dopo aver mangiato qualcosa rapidamente, ci dirigiamo a prendere i nostri bagagli ed infine alla stazione. Ore 16,33: treno per Edimburgo. Si prosegue!!!

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Diario di viaggio – parte 4: il nostro lungo tour continua. Londra.

16/07: alle ore 12,17 partiamo per Bruxelles, dove dobbiamo prendere l’Eurostar per Londra. Ma la stazione di Bruxelles è un autentico manicomio. Riuscire a capire dove dobbiamo andare è un’impresa titanica, perché le scarse indicazioni ad un certo punto si fermano e non c’è nessun addetto a cui chiedere. Le partenze con l’Eurostar sono dietro una enorme porta a vetri automatica senza scritte e noi ci passiamo davanti senza immaginare di dover entrare proprio lì. Per cercare la direzione rischiamo di perdere il treno. Finalmente troviamo la zona d’imbarco. Sì, avete letto bene: di imbarco. Perché, a quanto pare, salire su uno di questi treni equivale a prendere un aereo, con tanto di check in, controllo bagagli, metal detector. Ho dovuto buttare il coltellino svizzero che avevo con me. Peccato… E come se non bastasse, controllano i documenti sia i belgi, per l’uscita dall’Europa, sia i britannici per l’ingresso nel Regno Unito. Nonostante l’UK abbia aderito al trattato di Schengen, la Brexit ha avuto già i suoi primi effetti. In teoria sono sufficienti le carte d’identità ma, in pratica, per fortuna ho con me il mio passaporto e gli estratti di nascita delle mie figlie (sarebbe stato meglio ancora se loro avessero avuto il loro passaporto), perché passiamo i controlli più in fretta. Successivamente saprò che l’accesso alla Gran Bretagna è stato sempre così, anche prima della Brexit! (Dopotutto non dobbiamo dimenticare che qui dicono: “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato“. Il Continente è isolato??? Siete su un’isola, siete voi ad essere isolati!!! 😂 Amo gli inglesi e la loro logica).

Comunque, il treno sta per partire e tutti i doganieri ci incitano a raggiungere il treno più rapidamente possibile, aprendoci le porte ed indicandoci la strada. E noi corriamo, con gli zaini in spalla e i trolley stretti in pugno, lungo tutto il percorso e su per le scale, con tutta la forza ed il fiato che abbiamo, saltando sul treno nel primo vagone che ci troviamo davanti. Ci occuperemo dopo di attraversare mezzo treno per raggiungere i nostri posti. Il convoglio parte. Ce l’abbiamo fatta! In un paio d’ore, grazie al tunnel sotto la Manica, arriviamo a Londra.

La prima cosa che faccio è ricaricare la mia Oyster card per viaggiare sui mezzi londinesi (le ragazze qui viaggiano gratis), dopodiché ci rechiamo all’appartamento. Per la verità non ricordavo che ci fossero così poche scale mobili nella metropolitana di questa città e trascinare i bagagli su e giù per le scale non è proprio uno scherzo, specialmente oggi che le gallerie sono a dir poco roventi. Arriviamo al luogo dell’appuntamento sbagliato, perché l’applicazione di Airbnb ci ha portato altrove e, dopo aver atteso una mezz’ora, mi accorgo che l’indirizzo è un altro. Trasciniamo i nostri bagagli per altri circa 500 m ed arriviamo all’appartamento. Stavolta, anche a causa della stanchezza e dei nervi ormai a fior di pelle, troviamo che il nostro alloggio sia meno pulito di quanto ci aspettassimo (non che i londinesi siano conosciuti per la loro grande igiene e pulizia). Comunque, essendo già pagato, ci organizziamo in qualche modo e, dopo esserci sistemate, andiamo a fare un giro in centro, dove porto le ragazze da Hamleys Toys, negozio di giocattoli di ben cinque piani! Effettivamente ormai sono abbastanza grandi e non ci sono più molte attrattive per loro, ma curiosiamo un po’ di tempo tra reparti e scaffali. All’uscita, poiché ci troviamo proprio accanto a Carnaby Street, facciamo due passi anche lì. Rientrando, ci fermiamo all’angolo della nostra strada, dove c’è un piccolo ristorante italiano ed ordiniamo un po’ di verdura. La cameriera è una giovane siciliana molto simpatica e chiacchieriamo un po’ anche con lei (è tardi e non ci sono più altri avventori). Questa giornata non è stata facile ma verso la fine è migliorata. Siamo distrutte dalla stanchezza e dormiamo già prima che le nostre teste tocchino i cuscini.

17/07: stamattina decidiamo di andare al British Museum, dove è esposta l’arte antica: Mesopotamia, Egitto, antica Grecia e Roma, inclusi gli Etruschi. Le mie figlie sono particolarmente attratte dall’arte mesopotamica ed egizia, quindi iniziamo l’esplorazione da quelle zone (passando davanti anche ad altre esposizioni).

Fantastico, c’è anche il famosissimo Stendardo di Ur. Vorrei girare ancora e vedere le sculture del Partenone ma mi accorgo che si è fatto tardi e noi dobbiamo essere al museo delle cere di Madame Tussauds prima delle 15,00. Così corriamo via e prendiamo un bus che ci porta lì e, quando arriviamo… mi accorgo di non aver cambiato l’ora al mio orologio, quindi siamo in anticipo di un’ora! 😓

Menomale che siamo vicino al nostro appartamento, così approfittiamo per andare a fare la spesa e portarla a casa. Dopodiché andiamo al museo delle cere, dove una lunghissima fila di centinaia di persone si snoda lungo il marciapiede. Ma noi abbiamo già i biglietti e quindi saltiamo la fila. Pensavo fossero soldi un po’ buttati ma è davvero divertente fare le foto vicino a personaggi più o meno famosi (alcuni per me del tutto sconosciuti). Inoltre un trenino, ad un certo punto, ci porta in giro in un escursus storico della città di Londra, partendo dal 1500-1600 circa fino ai giorni nostri. Ed ancora ci fanno entrare in un cinema 4D a vedere un cartone sui supereroi della Marvel (Spiderman, Hulk, Wolverine ecc…) molto divertente, ci danno occhiali per la visione tridimensionale e le nostre poltrone vibrano o sparano sbuffi di aria o spruzzi di acqua ogni volta che il filmato lo richiede. Le ragazze si stanno divertendo ed anch’io me la spasso. Passiamo davanti ad un’enorme faccia di King Kong che spunta tra le foglie e le ragazze si fanno fotografare e filmare, perché gli occhi del gigante si muovono. Mentre filmo una delle due, la più fifona, dalla bocca del mostro esce un ruggito cattivo e lei schizza via come un razzo!!! Ridiamo a crepapelle per almeno 10 minuti (e rideremo ogni volta che torneremo a guardare il filmato).

Dopo porto le ragazze a fare un giro in Piccadilly Circus, di nuovo a Carnaby Street ed a Regent’s Street, dove giriamo a guardare negozi e vetrine e respirare l’aria di Londra. La sera restiamo a casa in totale relax, perché domani faremo le classiche turiste.

18/07: avrei voluto uscire presto ma le ragazze sono stanche, facciamo le trottole in giro da due settimane e vanno particolarmente a rilento. Arriviamo a Buckingham Palace per il cambio della guardia giusto in tempo ma la folla è talmente tanta che non riusciamo a vedere assolutamente nulla. Ok, pazienza. Andiamo a vedere il Big Ben e Westminster. Arriviamo lì… e li troviamo impacchettati a causa di lavori in corso. D’accordo, un po’ ci dispiace, ma giacché ci troviamo andiamo a visitare l’abbazia di Westminster. Solo che oggi chiude alle 12,30, quindi non ci fanno entrare. Eccheccavolo!!! Riusciremo a vedere qualcosa, oggi?!

Volevo andare alla National Gallery ma cambio programma e porto le ragazze a vedere il Tower Bridge e la London Tower. Anzi, decido di comprare i biglietti (costosissimi… e comunque più economici se li avessimo fatti online) per visitare il castello. Le audioguide non sono incluse, quindi paghiamo anche per quelle! Trascorriamo il resto della giornata a visitare la London Tower e quando chiude, alle 18,00, non abbiamo ancora visto tutto. Peccato.

È il momento di andare a Covent Garden. Purtroppo a quest’ora non è più possibile mangiare le jacked potatoes ma ci sediamo sul marciapiede a guardare uno dei tanti spettacoli di strada. Ma siamo stanche ed affamate, così ceniamo e finalmente ci ritiriamo.

19/07: oggi, giornata speciale! Ho fatto la sciocchezza di prenotare tramite Get Your Guide la nostra giornata presso i Warner Bros Studios per visitare il set di Harry Potter. Intendiamoci: la sciocchezza è stata quella di affidarmi al tour operator, perché se avessi acquistato direttamente i biglietti sul sito della WB e mi fossi spostata con i mezzi pubblici, avrei speso la metà e non avrei avuto limiti di tempo. Ma procediamo con ordine. Alle 10,30 abbiamo appuntamento con l’autista che porterà noi ed altre tre persone a Leavesden, a tre quarti d’ora di auto dal centro di Londra. Arriviamo e ci fiondiamo dentro gli Studios a prendere le audioguide in italiano ed iniziare il tour dei set cinematografici dei vari film su Harry Potter, che le mie figlie adorano (più per i libri che per i film, in verità). Il posto è immenso e quindi non possiamo soffermarci troppo a lungo, perché abbiamo appuntamento col nostro autista alle 15,30. Ci divertiamo a farci fare i filmati e le foto sulle scope volanti. Le cifre sono proibitive ma quando ci ricapita?

Quando usciamo ci rendiamo conto che non abbiamo saggiato la famosissima burrobirra e che potevamo farlo solo a metà del percorso, ma abbiamo solo venti minuti per l’appuntamento. Chiediamo supporto ad un’addetta che ci fa attraversate i passaggi riservati allo staff per farci tagliare parte del percorso ma è ancora molto lontano. Veniamo a sapere che l’autentica burrobirra può essere bevuta solo da loro, agli Studios in America e in Giappone! Eccoci col bicchiere in mano. Sembra birra ma la schiuma sopra sembra burro. La beviamo, ovviamente è analcolica, leggermente frizzante, sa di caramello e la schiuma sopra è proprio burrosa, come panna liquida. Mentre beviamo ci chiama al telefono il nostro autista, arrivato dieci minuti prima. Una delle mie figlie non beve nulla di frizzante, quindi mi fa ingurgitare in fretta e furia anche la sua bibita e iniziamo a correre fuori. Il percorso è lunghissimo e non c’è tempo nemmeno per fermarci allo shop, dove le ragazze avrebbero voluto acquistare dei regalini alle loro amiche. Arriviamo all’auto trafelate con solo quattro minuti di ritardo, e vediamo l’autista e l’altro gruppetto di persone parecchio infastidite. Ok, siamo in ritardo… ma di soli quattro minuti! E inoltre la burrobirra per poco non mi esce dalle orecchie. E non abbiamo nemmeno mangiato! Ragazzi, credetemi, meglio fare da sé. Non solo risparmiate ma non avete il fiato sul collo da parte di nessuno, potete fare tutto con calma e godervi il vostro tour. Tornate in città, ci fiondiamo nel primo pub che troviamo lungo la strada per fare il nostro linner (nome coniato da mia figlia che sta per lunch-dinner). Torniamo a casa a metà pomeriggio ma non abbiamo più la forza di muoverci, così mettiamo i pigiami e ci dedichiamo a scrivere e colorare il nostro diario/quaderno delle vacanze.

20/07: sveglia presto… Si va a Greenwich!!! Prendiamo il treno ed arriviamo a destinazione. Prima tappa: la Cutty Sark, un veliero che nell’Ottocento portava a Londra il tè dalle Indie, il più veloce mai costruito. Esploriamo il museo e la trialberi e poi saliamo sulla collina che ci porta all’Osservatorio astronomico reale, dove passa il famoso Meridiano 0.

Anche qui prendiamo le audioguide ed iniziamo il tour, scoprendo i segreti dei meridiani. Così veniamo a conoscenza del perché sono stati creati, quando e da chi. Scopriamo che sono collegati all’esatta misurazione del tempo ed alla navigazione. È un viaggio storico-scientifico affascinante. Poi vediamo i vari telescopi ed infine decidiamo di vedere due filmati, nel planetario, che riguardano il nostro sistema solare, le stelle visibili questa notte sul cielo di Greenwich (se la luminosità di Londra lo consentisse), la Via Lattea, le altre galassie, l’universo. Sebbene l’astronomo parli solo inglese anche le mie figlie riescono a capire abbastanza bene il succo del racconto. Alla fine riusciamo anche a fare una foto sulla linea che demarca il meridiano, per la quale precedentemente c’era una lunga coda di attesa. Volevo portare le ragazze con il battello alla stazione della Emirates Airlines, la funivia di Greenwich che sorvola il Tamigi, per poi tornare, eventualmente, con il battello. Ma le ragazze sono stanche e preferiscono comprare un paio di souvenir ed andare a casa a dormire.

21/07: ultimo giorno a Londra. Non abbiamo fretta. Voglio portare le mie figlie a Camden Town ed al meraviglioso Camden Lock, un mercato multietnico veramente allegro e particolare. Ho appuntamento lì con un’amica che vive a Londra da vent’anni e che verrà insieme alla simpaticissima figlia di sette anni. Le ragazze si entusiasmano nel mercato, e compriamo pantaloni e gonne indiane per loro ed un vestito per me. Poi mangiamo fish and chips lì stesso ed infine ci incamminiamo tutte e cinque lungo il canale che, lentamente, ci porta in direzione del Regent’s Park. Anche oggi fa caldissimo e mentre le ragazze giocano, io posso chiacchierare un po’ con la mia amica. Trascorriamo il pomeriggio così, tra prati, stagni, antare e cigni. In mezzo a tanta frenesia, ogni tanto sentiamo la necessità di una pausa.

Quando si fa un po’ tardi, salutiamo la mia amica e la figlia ed andiamo a cena in un pub vicino casa. Mangiamo le famosissime ribbs (costolette di maiale) ed agnello.

A pancia piena possiamo avviarci a fare la doccia e preparare i bagagli. Domattina presto si riparte!

Avrei voluto vedere la National Gallery, Notting Hill e Portobello Road, il Tate Modern e Soho. Sono tante le cose da fare e da vedere, a Londra, che una settimana non è sufficiente. Per vivere lo spirito della città è anche necessario passeggiare nei parchi, andare da Harrod’s ecc… Ma, almeno, spero di essere riuscita a dare un’idea di questo posto meraviglioso e così vivo alle mie figlie.

Diario di viaggio – parte 3: Amsterdam.

Siamo sul treno che ci porta in direzione di Amburgo, insieme ad un notevole numero di giovani interrailers mentre noi tre, così eterogenee per età rispetto a loro, potremmo sembrare un po’ fuori posto. Ma non ci facciamo intimidire, cacciamo le nostre mascherine per gli occhi ed i cuscini per il collo e ci mettiamo a dormire. Giunte ad Amburgo intorno alle 5,30 del mattino, cambiamo e saliamo su un treno diretto ad Osnabrueck, dove cambieremo ancora per Amsterdam. Procede tutto senza intoppi ed alle 11,00 giungiamo a destinazione. Qui abbiamo la prima sorpresa: per uscire dai binari si devono superare dei tornelli, facendoli aprire con il biglietto elettronico. Ma noi non abbiamo il biglietto elettronico, solo i nostri pass interrail. Niente paura: chiamiamo un addetto che verifica i nostri pass e ci apre i tornelli. Anche qui andiamo a ritirare la nostra Amsterdam card o meglio, la nostra “I amsterdam”, valida 72 ore. Qui, però, bisogna ricordarsi di poggiare le carte elettroniche sui lettori ogni volta che si sale e che si scende dai mezzi, facendo il check in ed il check out, altrimenti le card si bloccano. Grazie a queste possiamo prenotare la visita al museo di Van Gogh. Anche Amsterdam, come Copenaghen, è stracolma di biciclette e, anzi, qui c’è un pericolo in più. Le strade sono costruite a fasce, per così dire: dai bordi al centro c’è prima il marciapiede, poi la pista ciclabile su cui viaggiano anche le moto, poi talvolta un altro marciapiede, infine la strada che spesso ha le rotaie per i tram. Istintivamente noi italiani, che le piste ciclabili tante volte nemmeno sappiamo cosa siano, siamo portati a guardare prima di attraversare solo là dove vediamo la strada e le rotaie. Grave errore! Il codice della strada olandese prevede che le bici abbiano la precedenza sempre, su tutti i mezzi ed anche sui pedoni. Fanno eccezione solo i mezzi di emergenza a sirene accese. Quindi attenti! Se non guardate rischiate di essere arrotati!!! I semafori per i pedoni durano pochi secondi: da quando diventa verde, si arriva a metà carreggiata e già lampeggia. Diventa rosso prima che possiate salire sul marciapiede opposto. Evidentemente in questa città non ci sono anziani. Forse li hanno stirati tutti sull’asfalto. E infatti, ora che ci penso, non ne ho visti molti, a parte pochi turisti che poi non ho rivisto… 🤔 😱

Comunque riusciamo a prendere il tram per giungere al nostro hotel. Purtroppo il check in è previsto per le 15,00, quindi lasciamo le valigie ed andiamo a pranzare (dominano i ristoranti argentini, seguiti da italiani, indiani e thailandesi).

Nonostante il nostro albergo non si trovi nel quartiere a luci rosse, quasi di fronte c’è un grande negozio a due vetrine di un sexy shop che espone qualunque oggetto possibile ed immaginabile, per qualsiasi gusto o tendenza sessuale. Passandoci davanti le mie figlie si fermano e mi bloccano, non capendo esattamente cosa si venda lì dentro. Bè, mi sa che è giunto il momento delle spiegazioni (non suu singoli oggetti, ovviamente, ma sulla sessualità in generale)…

Finalmente possiamo andare in camera. Che spettacolo!!! La stanza al settimo piano è dotata di tutti i comfort, inclusa un’intera stanza guardaroba. Così facciamo una doccia e ci dirigiamo direttamente alla casa di Anna Frank, la cui visita è stata prenotata con oltre un mese di anticipo, perché i posti si esauriscono in fretta. Non è possibile fare fotografie, però la visita è davvero toccante. Anche le mie figlie sono molto colpite (fortunatamente abbiamo l’audioguida in italiano). Dopo facciamo una passeggiata nei dintorni, troviamo uno dei tanti locali con i tavolini lungo il canale e ci sediamo per cenare. Ma dopo un po’ il vento gelido ci intirizzisce, così ci spostiamo all’interno del locale.

Mangiamo una quiche di formaggio di capra e verdure, una fonduta di formaggio olandese con verdure ed un amburgher con patate fritte tipiche del posto. Tutto squisito! E poi finalmente a nanna!!!

13/07 ore 10,00: appuntamento con una guida italiana (sempre prenotata in anticipo su InsolitAmsterdam) in piazza Dam, che porta noi ed una coppia sarda in giro per la città per circa tre ore, mostrandoci luoghi poco conosciuti e raccontandoci la storia del luogo. È bizzarro vedere come molti edifici siano decisamente sbilenchi, a causa delle fondazioni a palafitta sulle quali poggiano. Ci racconta che il simbolo sullo stemma cittadino, le tre croci, rappresenta i tre problemi più gravi che Amsterdam dovesse affrontare in passato: le inondazioni, gli incendi e le malattie portate dai marinai che viaggiavano sulle navi mercantili. Vediamo una delle poche chiese cattoliche (qui sono perlopiù protestanti) molto carina, conosciuta come la chiesa del pappagallo per via del volatile rappresentato in facciata, uccello di proprietà del donatore dell’edificio.

Poi visitiamo i cortili del museo cittadino che una volta era un orfanotrofio ed il tranquillissimo cortile delle beghine, pie donne che, in passato, non avevano preso i voti ma si occupavano di beneficenza. Queste case belle e centrali sono ancora assegnate dal Comune alle famiglie indigenti. Qui si trova una delle uniche due case della città in legno, medievale, sopravvissuta agli incendi.

Poi visitiamo un negozio di ceramica locale, molto costosa, e sentiamo la storia della febbre dei tulipani, prima bolla economica della storia, mentre osserviamo la circolare torre del conio. Il mercato dei fiori, così famoso, in realtà vende solo bulbi e souvenirs, quindi non è colorato e vivace come ci si aspetterebbe.

La piazza Rembrandt mostra una ricostruzione scultorea in bronzo dei personaggi rappresentati nel dipinto Ronda di notte del famoso pittore. La guida ci spiega che, essendo la città piena di canali, è anche piena di topi (molto piccoli, a detta sua), per cui è facile che i ristoranti abbiano i gatti per risolvere il problema davvero molto diffuso.

Il giro con la nostra guida termina davanti al Rijksmuseum, che raccoglie le opere degli artisti olandesi (e non solo) di tutte le epoche.

Ovviamente, trovandoci qui, andiamo subito a visitarlo. Per la verità è una visita un po’ noiosa. Molte opere medievali e rinascimentali, italiane e soprattutto olandesi. Una delle mie figlie, dopo oltre un’ora, inizia a lamentarsi di “tutte queste Madonne”. Al piano superiore vediamo finalmente il pezzo forte del museo, ovvero la Ronda di notte di Rembrandt. Un’opera immensa ed effettivamente coinvolgente.

Finiamo di visitare il museo molto rapidamente perché, in giro dalla mattina, siamo davvero stanche. Mi accorgo di un problema: tanto per cambiare, il mio telefono ha nuovamente la batteria scarica, ed i biglietti per il Van Gogh sono digitali, quindi sullo smartphone… Così, corriamo in albergo a mettere in carica ‘sto benedetto telefonino ed approfittiamo per riposare un po’. Dopo circa un’ora scendiamo ed andiamo prima ad assaggiare le famose crocchette di Amsterdam e poi andiamo al Van Gogh. Lì ci dicono che è vietato fare fotografie e ci fanno lasciare le nostre cose al guardaroba. Purtroppo è ciò che faccio… Se avessi immaginato che, invece, tutti fanno foto non solo con i telefoni ma anche con immense macchine fotografiche, avrei fatto lo stesso anch’io. Quindi rosico un po’! Però con le audioguide in italiano guardiamo ed ascoltiamo tutto. È davvero interessante e, stavolta, anche le mie figlie restano affascinate. Andiamo via solo alla chiusura. La curiosità ci spinge nel quartiere a luci rosse dove, inizialmente, vediamo solo una gran ressa di gente, perlopiù turisti. Finalmente ci addentriamo in un affollatissimo vicolo in cui vediamo le vetrine drappeggiate di rosso con queste graziose signorine in costume da bagno che, ogni volta che qualcuno le fotografa o le filma, aprono la porta gridando e lanciando acqua sull’incauto avventore. Dieci secondi e siamo fuori dal vicolo: curiosità soddisfatta. Possiamo finalmente andare a dormire!

14/07: dopo una giornata così piena di impegni, è necessario riposare un po’. Quindi ci svegliamo più tardi e, sempre grazie alla nostra card, facciamo il giro dei canali in battello con l’audioguida in italiano. È una giornata bellissima e ci godiamo la passeggiata. Alla fine del giro, cerchiamo un chiosco di venditori di aringhe e mangiamo prima un panino con aringhe crude, zucchine e cipolle, poi un altro ma con aringhe affumicate. Buonissimi!!!

Il pomeriggio decidiamo di andare al Dungeon di Amsterdam, una rappresentazione macabra della storia più oscura della città organizzata da alcuni attori nel sotterraneo di un edificio del centro. Quando entriamo ci invitano ad andare prima in bagno: apriamo una porta che dà su una scala che scende quasi al buio. A sinistra c’è un lavatoio insanguinato con un arto di donna mozzato memtre sangue schizzato è su tutte le pareti fino a giù. Grida improvvise di donna si sentono provenire dal basso. Entriamo nei bagni e sulle porte si legge la scritta RIP fatta col sangue… A quel punto una delle mie figlie, terrorizzata, inizia a piangere e dice che non vuole visitare il dungeon, perché ha troppa paura. Così, non senza dispiacere mio e dell’altra figlia, andiamo via. Per distrarre le ragazze, andiamo a fare una passeggiata nello Jordaan, un quartiere di Amsterdam molto pittoresco, pieno di negozietti particolari, stradine e localini graziosi. Andiamo a caccia dei famosi cortili cittadini e facciamo un po’ di shopping vintage. Tornando ci fermiamo anche ad assaggiare i famosissimi pancake di Amsterdam. Che delusione! Non sono altro che crêpe giganti. Bah! Forse siamo andate nell’unico posto che non le sa fare…

La sera, prese un po’ dalla nostalgia del cibo patrio, andiamo a mangiare una pessima pizza nei pressi del nostro albergo. Dopo vediamo una signorina che, in strada, fa i tatuaggi con l’henné e decidiamo di farci tatuare. Durante quest’operazione le ragazze fanno amicizia con… una ragazza nostra concittadina, anche lei in vacanza con i genitori ad Amsterdam e con il desiderio di farsi tatuare. Finiamo la serata a chiacchierare tutti insieme.

15/07: oggi facciamo una gita fuori porta. Andiamo a Zaanse Schans, un insediamento industriale tradizionale alle porte di Amsterdam sul fiume Zaan. Prendiamo il treno ed arriviamo in questo caratteristico paesino di casette verdi il cui skyline è dominato dai mulini a vento.

Saliamo su una barca il cui proprietario ci fa fare un giro di circa venti minuti e ci spiega la storia del sito e di ogni singolo mulino, nonché delle produzioni che qui hanno luogo. Dopo proseguiamo il giro, entrando in una grande fattoria dove vendono sia il formaggio (di mucca, capra e pecora) di produzione propria, sia il cioccolato di produzione di una grande fabbrica locale. Fanno anche fare gli assaggi di tutto. Ed usciamo con una busta di formaggi ed un pezzo di cioccolato che finisce presto. Poi continuiamo ed entriamo in due dei mulini visitabili, uno che produce pigmenti naturali per pittori ed un altro che produce olio di arachidi. Il posto è bellissimo ma oggi fa un caldo infernale. A saperlo prima, saremmo venute con i costumi!

Ci fermiamo a mangiare qualcosa e proseguiamo il nostro giro. Prima di andare via passiamo da un negozio delizioso a bere un caffè. Le proprietarie, gentilissime, ci fanno accomodare in un cortiletto privato allestito con un paio di tavolini, all’ombra. L’atmosfera è talmente familiare che non vorremmo più andare via. Ma, ahimè, dobbiamo.

Così, a malincuore, salutiamo e ci incamminiamo verso la stazione per tornare ad Amsterdam. La nostra avventura in questa città sta per terminare. È un vero peccato! Questo luogo ci affascina…

Ma domani è un altro giorno… E Londra ci attende!

Diario di viaggio – parte 2: Copenhagen.

07/07, ore 22,52: eccoci sul treno che ci porterà ad Amburgo, per poi prendere la coincidenza per Copenhagen. La batteria del mio telefono è morta e con sommo disappunto scopro che su questo treno, dotato di scompartimenti, non c’è una presa per ricaricarla. I sedili non sono reclinabili nemmeno leggermente e se provo (come infatti provo) a stendermi, la forma ergonomica delle sedute, dure come mattoni di tufo, mi massacra schiena e costole. Ergo: si dorme seduti. O meglio… non si dorme! Non avendo l’uso del telefono non sono sicura della stazione alla quale dovrò scendere. Così quando sento, in tedesco, ripetere che la prossima stazione è Hamburg Hamburg (un po’ come Candy Candy, evidentemente ripetono due volte il nome della località) mi dico “ci siamo!” e con le mie figlie ci accingiamo a scendere. Strano come sia piccola la stazione, Amburgo è una grande città. C’è poco movimento alle 7,30 circa del mattino. Saliamo nella hall ed all’ufficio informazioni chiedo all’addetto se gentilmente mi fa mettere in carica il telefono. Lui garbatamente acconsente. Poi, dopo una decina di minuti che mi vede lì a chiacchierare con le mie figlie, in attesa evidentemente di un altro treno, mi avvisa che quella in cui siamo non è la stazione centrale di Amburgo (Hamburg Hauptbanhof) bensì una stazione periferica: Hamburg HARBURG! O porca paletta, allora non parlano come i cartoons, sono io che non capisco niente (ovviamente)!!! Panico! Ma il gentile addetto all’info point mi avvisa che di lì a dieci minuti passa un treno che in tre minuti ci porta a destinazione, cioè alla vera stazione centrale di Amburgo. Per fortuna, abbiamo circa un’ora di tempo per prendere il treno che ci porterà a Copenhagen. Così, ringraziato il gentile signore, non solo raggiungiamo Hamburg Hauptbanhof (che è decisamente molto grande) ma, addirittura, riusciamo a fare colazione col cappuccino prima della nostra coincidenza. Ma, si sa, per la legge del contrappasso, non può filare tutto liscio e, così, giacché ci è andata di lusso con treni e coincidenze, salite a bordo scopriamo che alla stazione una delle mie figlie ha perso il suo telefono… Niente di importante o di valore, perché in occasione del viaggio, per motivi di sicurezza, ho fornito le mie figlie di vecchi citofoni coi tasti, che si aprono a libro, privi di internet. Però era utile. Vabbè… Pazienza! L’importante è arrivare a destinazione. Ore 14,45 circa: ci siamo! Così ci rechiamo a ritirare le Copenaghen Cards, alla stazione, ordinate da casa e valide tre giorni, con cui salire e scendere da tutti i mezzi pubblici e con le quali vedere, inclusi nel prezzo, tutti i musei. La prima cosa che ci colpisce, stranamente, sia alla stazione sia fuori, è la puzza (sensazione che, dal giorno dopo, svanirà). La seconda è il numero impressionante di biciclette. Bici ovunque!!! Dopo mezz’ora siamo nel nostro appartamento al centro della città e, dopo poco più di un’ora, inizia il nostro tour. Scendiamo a piedi e ci imbattiamo subito nella Round Tower, una sorta di torre astronomica rinascimentale che racchiude una rampa elicoidale che giunge in cima. Da lì, osserviamo per la prima volta la città.

Poi scendiamo a ridosso dei canali e, approfittando dell’occasione delle nostre cards, facciamo un giro in battello della durata di un’ora lungo i canali, con la guida in italiano, mangiando Smørrebrød, una tradizionale pietanza di Copenhagen, che consiste in una sorta di sandwich cabriolet (cioè scoperto) di pane di segale, farcito in ogni modo possibile ed immaginabile. Ci troviamo in questa città proprio durante il periodo del Copenhagen jazz festival, per cui si sente musica ovunque. Palchi sono montati nelle piazze mentre all’interno dei cortili dei palazzi vi sono ulteriori piccoli concerti. La città è molto viva e piena di turisti e giovani. Ciò nonostante siamo stanche, e torniamo a casa presto.

09/07: stamattina ci alziamo con calma. Il primo pensiero delle mie figlie è fittare una bici per girare in questo modo, come i danesi. Perciò iniziamo a girare per le vie in cerca dei noleggiatori. In verità c’è un comodo servizio di noleggio del Comune ma tutte le biciclette sono troppo alte per le mie figlie. Quindi ci rassegnamo e ci dirigiamo a visitare il palazzo reale di Amalienborg, tutt’ora utilizzato dalla famiglia reale danese.

È un palazzo davvero molto bello e vale la pena visitarlo.

Dopo ci rechiamo presso la Marble Church, che si trova proprio di fronte al palazzo reale, ed infine andiamo a vedere la famosissima Sirenetta.

Dopo questo lungo giro ci dirigiamo al Nyhavn, il punto più caratteristico e famoso di Copenhagen, con le sue tipiche case colorate lungo il canale, rappresentato in tutte le cartoline ed immagini più famose della città. Purtroppo, non vi sono altri luoghi simili altrettanto pittoreschi in tutta Copenhagen. Inoltre è talmente turistico da essere invaso da bar, ristoranti, locali e, ovviamente, turisti.

Alla fine facciamo due passi nel giardino del palazzo di Rosenborg, prima di andare a cenare, e si fa un po’ tardi. Così scopriamo, con nostro immenso dispiacere, che le cucine dei ristoranti chiudono alle 22,00 (cioè quando vogliamo cenare noi) e quindi rimaniamo senza cena… Sigh! Per fortuna a casa è rimasto qualcosa per organizzare dei sandwich di fortuna…

10/07: sveglia presto, perché la giornata è piena di impegni!

Prima tappa: castello di Christiansborg, con le scuderie e le cucine reali. Nelle prime ci sono un sacco di carrozze bellissime, le seconde sono gigantesche. Il palazzo è solo una sede di rappresentanza ma i suoi saloni sono davvero notevoli.

Dopo aver ammirato gli splendidi saloni, andiamo a prendere i mezzi per andare a visitare lo storico birrificio Carlsberg. Questa zona di Copenaghen sembra più isolata, tipo periferia industriale, e non dà una grande sensazione di sicurezza. Appena arrivate, per prima cosa facciamo un giro sul carro trainato dal cavallo col quale, in passato, consegnavano le casse di birra. Poi, affamate, pranziamo sedute ai tavoli all’aperto del birrificio (che offrono agli adulti una birra ed ai minorenni una bibita a scelta). Poi facciamo il tour del museo-birrificio.

È un’esperienza davvero interessante. Tornate in centro, decidiamo di recarci ai giardini Tivoli.

Confesso di non avere mai visto un parco più bello! Le giostre non sono moltissime ed essendo poco lo spazio a disposizione, si sviluppano perlopiù in altezza, creando emozioni alquanto vertiginose. Ma la cosa più bella è l’atmosfera del parco ottocentesco. Quest’anno ricorrono 175 anni dalla sua apertura. A quanto pare, però, la sfiga dei parchi giochi ci perseguita, e non appena mettiamo piede nel Tivoli inizia a piovere!!! Prendiamo acqua a secchiate e, nonostante le giacche impermeabili, ci inzuppiamo e congeliamo. Tra uno scroscio e l’altro riusciamo anche a fare un bel po’ di giri sulle giostre. Andiamo via solo alla chiusura del parco, verso le 23,00, quando la città già dorme ed è semideserta.

11/07: stamattina dobbiamo preparare i bagagli per lasciare l’appartamento a mezzogiorno. Prima, però, andiamo a visitare il castello di Rosenborg, che si trova proprio alle spalle del nostro palazzo, e custodisce i gioielli della Corona. Attorno al castello c’è un bellissimo giardino e, ancora, un grande parco, nei quali è piacevole intrattenersi.

Poi si entra nel castello, si visita e si accede nelle stanze sotterranee che conservano i gioielli della Corona.

Alla fine del giro, andiamo a ritirare le nostre valigie che portiamo al deposito bagagli della stazione, e poi torniamo a bighellonare per la città, acquistando qualche souvenir in fretta, perché i negozi chiudono alle 18,00. Tra le varie tappe ci fermiamo ai Magasins du Nord dove ci lasciamo attrarre da un intero, enorme reparto di caramelle e cioccolato, in cui offrono assaggi vari. Tra questi, la liquirizia salata, specialità del posto. Purtroppo, saggiamo anche una liquirizia mou salata, molto buona ma un po’ dura… E, ahimè, ci rimetto un molare, la cui ricostruzione salta via! #@%€!!!😠

Ci fermiamo, poi, ad ascoltare un po’ di jazz in un cortile (ed io bevo una birra), torniamo nel parco di Rosenborg dove le mie figlie si arrampicano sugli alberi ed infine ci decidiamo ad andare alla stazione, dove ceniamo in un fast food.

Poi cerco informazioni per il treno che dobbiamo prendere ma… Non ho mai visto una stazione peggio organizzata di così! L’ufficio informazioni chiude all’orario dei negozi e non ci sono addetti in giro a cui chiedere che sappiano dirci qualcosa. L’orario del nostro treno è stato modificato ma non risulta nulla da nessuna parte e non sappiamo a quale binario andare. C’è qualche altro passeggero nella nostra stessa situazione ed iniziamo a scambiarci informazioni. Anche perché sui tabelloni non sono riportate le stazioni intermedie e noi non sappiamo dove andare. Finalmente incontriamo un addetto che ci sa dare informazioni e così possiamo partire alla volta di Amsterdam!

Diario di viaggio – 1 bis: ancora Friburgo in Brisgovia.

Buongiorno! Questa giornata del 04/07, sebbene non proprio soleggiata, inizia con grande entusiasmo (anche perché non ci siamo svegliate prestissimo). Decidiamo di iniziare il nostro tour cittadino ma desidero un cappuccino tedesco, buono come solo a Berlino ho bevuto. Ci lasciamo condurre da Trip Advisor verso un piccolo bar immerso nel verde, ai piedi dello Schlossberg, la collina che domina la città. Cappuccini (non buoni come speravo) e cornetti per iniziare bene la giornata, che intanto è anche diventata assolata. Ci accorgiamo di essere proprio all’ingresso della funicolare che porta in cima, così cambiamo programma e decidiamo di recarci lassù. All’inizio c’è un po’ di sconcerto, perché funziona tutto automaticamente: c’è una biglietteria elettronica sulla quale si digita la tariffa prescelta (ovviamente quella per famiglie per noi è la più conveniente), e poi si chiama la funicolare come un qualunque ascensore. A noi si affianca un’anziana coppia di Sidney, che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Ci chiede di dove siamo e, quando rispondo di Salerno, non lontano da Napoli, tra costiera amalfitana e costa cilentana, ci chiedono se abbiamo problemi di mafia… 🙄

Per fortuna, arrivati in cima ognuno prosegue per conto proprio.

Uno dei problemi già riscontrati in Germania è la scarsità di segnali ed indicazioni che ti dicano dove andare. Quelle poche che ci sono, seppure turistiche, sono scritte esclusivamente in tedesco. Risultato? Incominciamo a girovagare in mezzo ai sentieri nel bosco senza sapere bene dove andare per trovare lo Schlossbergtorm, ovvero la torre di osservazione posta lì, da qualche parte, per ammirare il paesaggio. Stiamo per rinunciare, quando una simpatica signora giapponese, piena di entusiasmo ed energia, si unisce a noi e, insieme, raggiungiamo la meta. Saliamo i circa 200 scalini, non senza pause ed affanno.

Sul punto più alto della torre di acciaio, questa oscilla leggermente a causa del vento ma si gode un bellissimo panorama sulla città. Facciamo qualche foto e ci avviamo a scendere, stavolta senza funicolare, per raggiungere la Cattedrale ed il mercato che la circonda, visibile anche dall’alto grazie ai tendoni colorati.

Eccoci ai piedi della Cattedrale, a mangiare una specie di hot dog con un wurstel gigantesco, che è il tipico street food di queste parti, economico e molto buono. Compriamo anche mirtilli, lamponi e ciliegie, da mangiare in un secondo momento, ed entriamo nella Cattedrale per visitarla. Scopriamo che a causa dei lavori, non è possibile accedere alla torre, con i suoi 600 (dico… SEICENTO!) scalini per giungere sulla sommità. Potete immaginare il mio immenso disappunto. 😉

Hahahahaha… Stavolta mi è andata bene! Per il resto, è una visita interessante.

Proseguiamo il giro cittadino, guardando gli edifici principalmente dall’esterno. I musei locali (ne visitiamo due) non sono particolarmente interessanti. Vediamo la Schwabentor, l’altra porta cittadina, con il museo delle figurine di piombo, l’Augustiner Museum che ospita una collezione di dipinti giapponesi e, per fortuna, una di orologi e meridiane medievali e rinascimentali. Poi passeggiamo per le varie strade e piazze cittadine, inclusa una birreria artigianale, e le mie figlie approfittano per togliere le scarpe e camminare nei numerosi buckle, canaletti d’acqua, che si diramano per le vie della città.

Un’altra tappa obbligata è quella per saggiare la famosa torta Foresta Nera, che però non ci entusiasma. E così, tra un giro ed una mangiata e l’altra, ci troviamo nella piazza della vecchia sinagoga, che dà accesso al quartiere universitario, dove getti d’acqua zampillano dalla pavimentazione. È un attimo e si trasforma tutto in gioco: prima una figlia, poi anche l’altra, si tuffano nel caldo cittadino in mezzo alle fontane, con tutti i vestiti, e ne escono completamente fradice… Ma il tempo di avviarci verso casa e smettono di gocciolare, lasciando una scia d’acqua al loro passaggio, come novelle Hansel e Gretel.

05/07: oggi ci aspetta una giornata all’insegna del divertimento: ho acquistato da casa i biglietti per l’Europa Park, il secondo parco giochi più grande d’Europa, che si trova a Rust, a mezz’ora di treno da Friburgo. Purtroppo oggi piove ed io mi sono svegliata con un leggero mal di testa ma non ho certo intenzione di farmi fermare.

Ed infatti saliamo sul simulatore di volo, poi su diversi tipi di montagne russe, in acqua e fuori dall’acqua, la casa dei fantasmi, poi talvolta qualcosa di più tranquillo, poi… Un gioco stupido sul quale mi faccio male. Saliamo su una specie di gommone rotondo per fare il rafting. In realtà non è nulla di estremo, si sballonzola un po’ sull’acqua e ci si bagna tanto. Eppure proprio sull’attrazione scema evidentemente mi distraggo. Per evitare l’acqua mi abbasso tirando su il cappuccio della giacca ma proprio in questo momento il gommone urta e sbanda ed io, in equilibrio precario, sbatto piuttosto violentemente con la testa contro un maniglione (per fortuna gommato) sentendo un dolore intenso al cranio ma, soprattutto, torcendo il collo lateralmente facendomi sentire una fitta ai muscoli che parte dal collo, alla spalla e fino a dietro la scapola. Ecco qui, mi sono strappata tutto. Per fortuna no. Il mal di testa non mi abbandona fino a sera ma il dolore muscolare al momento non torna. Subito dopo qualcosa di analogo capita ad una delle mie figlie che si fa male ad una spalla. Nonostante tutto, riusciamo a tornare indenni, sebbene davvero stanche. Perdiamo il nostro treno e siamo costrette a prendere quello successivo e, ahimè, ci imbattiamo nella disonestà di un autista tedesco. Quando gli mostro i nostri biglietti dice che non sono più validi e ce li rifà, facendoceli pagare più del doppio. Scopro l’inganno sul treno, parlando con un passeggero, in quanto il mio biglietto era sempre valido. Così, tornata a Friburgo, mi reco all’info point della stazione e spiego l’accaduto. Scrivono qualcosa in tedesco sul mio foglio e mi invitano a recarmi il giorno dopo alla biglietteria degli autobus per il rimborso. Siamo stanche e affamate, la giornata è stata intensa, e ci fermiamo a mangiare al McDonald. Da non credere ma tentano di imbrogliarci anche là. In Germania non è obbligatorio rilasciare lo scontrino così, quando ritiro la mia ordinazione e constato che non mi hanno dato quanto richiesto, non ho modo di dimostrare ciò che dico ma questo non mi impedisce di protestare ugualmente ed ottenere quanto richiesto (e pagato). Insomma, questa giornata non è andata proprio benissimo, ciò nonostante siamo contente.

06/07: Anche questa giornata inizia con la pioggia. Il mal di testa è ancora presente e noi, per prima cosa, andiamo alla biglietteria degli autobus, dove mi rimborsano solo una parte del biglietto. Scopro così che l’autista mi ha fatto pagare, anche, la tratta da Rust alla stazione che avevo già pagato proprio a lui! Se il giorno prima me lo avessero detto, avrei portato con me i biglietti che dimostravano che avevo già pagato. Ma non ho intenzione di rovinarmi la giornata, quindi dico loro che li porterò domani (e non mi avvisano che il sabato sono chiusi) e con le mie figlie vado a prendere il tram e il bus che ci portano alle terme di Keidel, dove abbiamo deciso di trascorrere una giornata all’insegna del relax.

Purtroppo è vietato fare foto a questo paradiso. È una struttura molto articolata, con vasche interne ed esterne a varie temperature immersa nel bosco. Solo due vasche sono separate dalla struttura, quelle per il percorso Kneipp. Per chi non avesse mai sentito parlare di questo percorso, si tratta di una vasca di acqua ghiacciata ed una di acqua bollente che arrivano all’altezza delle ginocchia, nelle quali entrare a camminare alternativamente. Pare faccia benissimo alla circolazione ma per affrontarle ci vuole un bel fegato 😄 Comunque un paio di foto riesco a farle, prima di scoprire il divieto.

E già dopo il primo massaggio cervicale con l’acqua, il mal di testa ancora lancinante magicamente scompare. Dopo un po’ esce anche un sole splendido. Così la nostra giornata scorre, come l’acqua, placida e tranquilla, tra arzilli settantenni e un paio di famigliole. Torniamo alle otto di sera, ci cambiamo e scendiamo direttamente a goderci una delle tante feste estive locali. Ascoltiamo la musica dal vivo, mangiamo street food e concludiamo in bellezza anche questa giornata.

07/07: Oggi il sole splende come non mai! Per quest’ultima giornata tedesca decidiamo di recarci nel cuore della Foresta Nera, ad oltre 1200 m s.l.m., sullo Schauninsland. Prendiamo ancora una volta il tram, il bus, e arriviamo alla stazione della funivia più lunga di Germania, circa venti minuti di percorso.

Andiamo in giro nel bosco e scopriamo l’esistenza di un museo in una miniera abbandonata. Le mie figlie insistono per vederla ma io non sono entusiasta all’idea di trovarmi sotto terra. È anche vero che un’esperienza del genere non è da tutti i giorni, così decido di acconsentire al giro in miniera.

Alla fine, mi ha fatto piacere partecipare, è stato interessante. Passeggiando tra boschi e alpeggi, ancora, mi sono sentita un po’ Heidi, solo che se i monti iniziassero a sorridermi mi preoccuoerei seriamente. 😄

Infine torniamo in città e, affamate, pranziamo alle 17,30. Una delle mie figlie ribattezza il nostro pasto linner, cioè una via di mezzo tra lunch e dinner… Hahahahaha

Infine, dopo aver passato un po’ di tempo ad oziare in città, andiamo alla stazione a ritirare al deposito bagagli le valigie lasciate la mattina ed attendiamo il treno che ci porterà alla nostra prossima avventura: Copenhagen!

Diario di viaggio – parte 1: Friburgo in Brisgovia.

3 luglio 2018: notte insonne per l’ansia da partenza. E poi caldo, zanzare e, ancora… ansia da partenza. Ore 3:15, meglio alzarsi per fare una doccia e dare il via alle operazioni. Nel frattempo arrivano le mie figlie, che confessano di non aver dormito nemmeno loro: ansia da partenza (o, se preferite, emozione da primo viaggio all’estero della loro vita). Alle 4,45 scendiamo con zaini in spalla e valigie e saliamo sul taxi, prenotato in anticipo, che ci aspetta sotto al portone per portarci in stazione. Finalmente si parte davvero!!!

Ore 5:20: il treno Frecciarossa ci conduce a Milano (e speriamo che sia puntuale, perché abbiamo solo 16 minuti per salire sul treno per Basilea). Per fortuna ce l’abbiamo fatta ed alle 10:15 il treno parte per la seconda tappa del viaggio per Friburgo. Durante queste cinque ore ho tutta l’intenzione di dormire, infatti ho anche acquistato un cuscino cervicale in schiuma di non so che, morbidissima… Alle ragazze il cuscino è gonfiabile ed in più hanno mascherina e tappi per le orecchie. Una delle due già dorme da due ore e mezza… Beata lei! Magari l’impresa riesce anche a me 😉

Niente da fare, troppa fame… Abbiamo fatto colazione in piena notte e adesso lo stomaco reclama. Così andiamo al ristorante sul treno e ordiniamo tre cappuccini e tre kagi fret, cioè barrette di wafer ricoperte di cioccolato (pronuncia kaghi fret… Speriamo che non sia una previsione…), e scopriamo la follia dei prezzi sui treni svizzeri. I wafer costano nella media ma i cappuccini li fanno pagare uno sproposito: 4,50 € ognuno!!! E per fortuna abbiamo l’acqua, perché una bottiglietta da mezzo litro costa 5 €!!! Menomale che il pranzo l’ho portato, altrimenti avrei dovuto fare un mutuo. 😅

Nei wafer sono usciti i tatuaggi con la bandiera svizzera e noi, da brave bambine, ci tatuiamo…

Giunte a Basilea, abbiamo un’ora prima di prendere l’ultimo treno e, durante un giro tra i negozi della stazione, non si può resistere alla tentazione di acquistare cioccolato. E così abbiamo conferma della follia dei prezzi svizzeri (circa mezzo chilo di cioccolato mi costa intorno ai 33 €…). Ma finalmente, ecco il terzo treno di questa lunga giornata, che in altri tre quarti d’ora ci porta a Friburgo. Giunte alla prima meta del nostro viaggio, ci incamminiamo a piedi in direzione dell’appartamento che abbiamo fittato e la prima cosa che colpisce la nostra attenzione è la fila di auto elettriche in carica alle colonnine. Sì, perché questa è una città decisamente eco-friendly: in giro ci sono molti pannelli fotovoltaici, pale eoliche sulla collina, gente in bici ovunque e le auto spengono il motore quando sono ferme ai semafori.

Il nostro appartamento è molto piccolo ma tutto sommato abbastanza confortevole e pulito. La camera da letto ha un letto matrimoniale ed una poltrona-letto, con un piccolo balcone attrezzato con tavolino e sedie per la colazione. Il bagno è piuttosto spartano ma la cucina non manca di nulla. E così, doccia e via, per un primo giro del piccolo e graziosissimo centro storico. Per prima cosa andiamo all’ufficio informazioni, nel centro, molto vicino al nostro appartamento: ci lavora anche un giovane italo-tedesco con accento toscano che ci dà molte informazioni. Come avevo già avuto modo di appurare in passato, sono molte le persone, in Germania, che parlano italiano, spesso figli di nostri emigranti. Anche se non potrebbe, ci facciamo suggerire anche qualche ristorante tipico. Così, un primo giro ci conduce verso la Martinstor, la più antica delle uniche due porte rimaste dell’antica città.

Poi andiamo a cena nel ristorante consigliatoci dal giovane toscano: lo Schwarzwalder Hof, il ristorante di un albergo, un po’ classico ma con personale gentilissimo ed ottimi piatti tipici che ci siamo fatte consigliare da loro, con nomi impronunciabili. Durante la breve attesa, però, il sonno rischia di prendere il sopravvento.

Infatti, appena rientrate, più che addormentarmi svengo. Ma, almeno, la nostra lunga avventura ha avuto inizio!!!