Diario di viaggio – parte 3: Amsterdam.

Siamo sul treno che ci porta in direzione di Amburgo, insieme ad un notevole numero di giovani interrailers mentre noi tre, così eterogenee per età rispetto a loro, potremmo sembrare un po’ fuori posto. Ma non ci facciamo intimidire, cacciamo le nostre mascherine per gli occhi ed i cuscini per il collo e ci mettiamo a dormire. Giunte ad Amburgo intorno alle 5,30 del mattino, cambiamo e saliamo su un treno diretto ad Osnabrueck, dove cambieremo ancora per Amsterdam. Procede tutto senza intoppi ed alle 11,00 giungiamo a destinazione. Qui abbiamo la prima sorpresa: per uscire dai binari si devono superare dei tornelli, facendoli aprire con il biglietto elettronico. Ma noi non abbiamo il biglietto elettronico, solo i nostri pass interrail. Niente paura: chiamiamo un addetto che verifica i nostri pass e ci apre i tornelli. Anche qui andiamo a ritirare la nostra Amsterdam card o meglio, la nostra “I amsterdam”, valida 72 ore. Qui, però, bisogna ricordarsi di poggiare le carte elettroniche sui lettori ogni volta che si sale e che si scende dai mezzi, facendo il check in ed il check out, altrimenti le card si bloccano. Grazie alle card possiamo prenotare la visita al museo di Van Gogh. Anche Amsterdam, come Copenaghen, è stracolma di biciclette e, anzi, qui c’è un pericolo in più. Le strade sono costruite a fasce, per così dire: dai bordi al centro c’è prima il marciapiede, poi la pista ciclabile su cui viaggiano anche le moto, poi talvolta un altro marciapiede, infine la strada che spesso ha le rotaie per i tram. Istintivamente noi italiani, che le piste ciclabili tante volte nemmeno sappiamo cosa sono, siamo portati a guardare prima di attraversare solo là dove vediamo la strada e le rotaie. Grave errore! Il codice della strada olandese prevede che le bici abbiano la precedenza sempre, su tutti i mezzi ed anche sui pedoni. Fanno eccezione solo i mezzi di emergenza a sirene accese. Quindi attenti! Se non guardate rischiate di essere arrotati!!! I semafori per i pedoni durano pochi secondi: da quando diventa verde, si arriva a metà carreggiata e già lampeggia. Diventa rosso prima che possiate salire sul marciapiede opposto. Evidentemente in questa città non ci sono anziani. Forse li hanno stirati tutti sull’asfalto. E infatti, ora che ci penso, non ne ho visti molti, a parte pochi turisti che poi non ho rivisto… 🤔 😱

Comunque riusciamo a prendere il tram per giungere al nostro hotel. Purtroppo il check in è previsto per le 15,00, quindi lasciamo le valigie ed andiamo a pranzare (dominano i ristoranti argentini, seguiti da italiani, indiani e thailandesi). Finalmente possiamo andare in camera. Che spettacolo!!! La stanza al settimo piano è dotata di tutti i comfort, inclusa un’intera stanza guardaroba. Così facciamo una doccia e ci dirigiamo direttamente alla casa di Anna Frank, la cui visita è stata prenotata con oltre un mese di anticipo, perché i posti si esauriscono in fretta. Non è stato possibile fare fotografie, però la visita è stata davvero toccante. Anche le mie figlie sono rimaste molto colpite (fortunatamente c’era l’audioguida in italiano). Dopo abbiamo fatto una passeggiata nei dintorni, abbiamo trovato uno dei tanti locali con i tavolini lungo il canale e ci siamo sedute per cenare. Ma dopo un po’ il vento gelido ci stava intirizzendo, così ci siamo spostate all’interno del locale.

Abbiamo mangiato una quiche di formaggio e verdure, una fonduta di formaggio olandese con verdure ed un amburgher con patate fritte tipiche del posto.

13/07 ore 10,00: appuntamento con una guida italiana (sempre prenotata in anticipo su InsolitAmsterdam) in piazza Dam, che porta noi ed una coppia sarda in giro per la città per circa tre ore, mostrandoci luoghi poco conosciuti e raccontandoci la storia di Amsterdam. È bizzarro vedere come molti edifici siano decisamente sbilenchi, a causa delle fondazioni a palafitta sulle quali poggiano. Ci racconta che il simbolo sullo stemma cittadino, le tre croci, rappresenta i tre problemi più gravi che Amsterdam dovesse affrontare in passato: le inondazioni, gli incendi e le malattie portate dai marinai che viaggiavano sulle navi mercantili. Vediamo una delle poche chiese cattoliche (qui sono perlopiù protestanti) molto carina, conosciuta come la chiesa del pappagallo per via del volatile rappresentato in facciata, uccello di proprietà del donatore dell’edificio.

Poi visitiamo i cortili del museo cittadino che una volta era un orfanotrofio ed il tranquillissimo cortile delle beghine, pie donne che, in passato, non avevano preso i voti ma si occupavano di beneficenza. Queste case belle e centrali sono ancora assegnate dal Comune alle famiglie indigenti. Qui si trova una delle uniche due case della città in legno, medievale, sopravvissute agli incendi.

Poi visitiamo un negozio di ceramica locale, molto costosa, e sentiamo la storia della febbre dei tulipani, prima bolla economica della storia, mentre osserviamo la circolare torre del conio. Il mercato dei fiori, così famoso, in realtà vende solo bulbi e souvenirs, quindi non è colorato e vivace come ci si aspetterebbe.

La piazza Rembrandt mostra una ricostruzione scultorea in bronzo dei personaggi rappresentati nel quadro Ronda di notte del famoso pittore.

Il giro con la nostra guida termina davanti al Rijksmuseum, che raccoglie le opere degli artisti olandesi (e non solo) di tutte le epoche.

Ovviamente, trovandoci qui, andiamo subito a visitarlo. Per la verità è una visita un po’ noiosa. Molte opere medievali e rinascimentali, italiane e soprattutto olandesi. Una delle mie figlie, dopo oltre un’ora, ha iniziato a lamentarsi di “tutte queste Madonne”. Al piano superiore abbiamo finalmente visto il pezzo forte del museo, ovvero la Ronda di notte di Rembrandt. Un’opera immensa ed effettivamente coinvolgente.

Finiamo di visitare il museo molto rapidamente perché, in giro dalla mattina, siamo davvero stanche. Mi accorgo di un problema: tanto per cambiare, il mio telefono ha nuovamente la batteria scarica, ed i biglietti per il Van Gogh sono solo sullo smartphone… Così, corriamo in albergo a mettere in carica sto benedetto telefonino ed approfittiamo per riposare un po’. Dopo circa un’ora scendiamo ed andiamo prima ad assaggiare le famose crocchette di Amsterdam e poi andiamo al Van Gogh. Lì ci dicono che è vietato fare fotografie e ci fanno lasciare le nostre cose al guardaroba. Purtroppo è ciò che ho fatto… Se avessi immaginato che, invece, tutti fanno foto non solo con i telefoni ma anche con immense macchine fotografiche, avrei fatto lo stesso anch’io. Così rosico un po’! Però con le audioguide in italiano guardiamo ed ascoltiamo tutto. È davvero interessante e, stavolta, anche le mie figlie restano affascinate. Siamo andate via solo alla chiusura.

14/07: dopo una giornata così piena di impegni, è necessario riposare un po’. Quindi ci svegliamo più tardi e, sempre grazie alla nostra card, facciamo il giro dei canali in battello con l’audioguida in italiano. È una giornata bellissima e ci godiamo la passeggiata. Alla fine del giro, cerchiamo un chiosco di venditori di aringhe e mangiamo prima un panino con aringhe crude, zucchine e cipolle, poi un altro ma con aringhe affumicate. Buonissimi!!!

Il pomeriggio decidiamo di andare al Dungeon di Amsterdam, una rappresentazione macabra della storia più oscura della città organizzata da alcuni attori nel sotterraneo di un edificio del centro. Quando entriamo ci invitano ad andare prima in bagno: apriamo una porta che dà su una scala che scende quasi al buio. A sinistra c’è un lavatoio insanguinato con un arto di donna mozzato e sangue schizzato è su tutte le pareti fino a giù. Grida improvvise di donna si sentono provenire dal basso. Entriamo nei bagni e sulle porte si legge la scritta RIP fatta col sangue… A quel punto una delle mie figlie, terrorizzata, inizia a piangere e dice che non vuole visitare il dungeon, perché ha troppa paura. Così, non senza dispiacere mio e dell’altra figlia, andiamo via. Per distrarre le ragazze, andiamo a fare una passeggiata nello Jordaan, un quartiere di Amsterdam molto pittoresco, pieno di negozietti particolari, stradine e localini graziosi. Andiamo a caccia dei famosi cortili cittadini e facciamo un po’ di shopping vintage.

La sera, prese un po’ dalla nostalgia del cibo patrio, andiamo a mangiare una pessima pizza nei pressi del nostro albergo. Dopo vediamo una signorina che, in strada, fa i tatuaggi con l’henné e decidiamo di farci tatuare. Durante quest’operazione le ragazze fanno amicizia con… una ragazza nostra concittadina, anche lei in vacanza con i genitori ad Amsterdam e con il desiderio di farsi tatuare. Finiamo la serata a chiacchierare tutti insieme.

15/07: oggi facciamo una gita fuori porta. Andiamo a Zaanse Schans, un insediamento industriale tradizionale alle porte di Amsterdam sul fiume Zaan. Prendiamo il treno ed arriviamo in questo caratteristico paesino di casette verdi il cui skyline è dominato dai mulini a vento.

Diario di viaggio – parte 2: Copenhagen.

07/07, ore 22,52: eccoci sul treno che ci porterà ad Amburgo, per poi prendere la coincidenza per Copenhagen. La batteria del mio telefono è morta e con sommo disappunto scopro che su questo treno, dotato di scompartimenti, non c’è una presa per ricaricarla. I sedili non sono reclinabili nemmeno leggermente e se provo (come infatti provo) a stendermi, la forma ergonomica delle sedute, dure come mattoni di tufo, mi massacra schiena e costole. Ergo: si dorme seduti. O meglio… non si dorme! Non avendo l’uso del telefono non sono sicura della stazione alla quale dovrò scendere. Così quando sento, in tedesco, ripetere che la prossima stazione è Hamburg Hamburg (un po’ come Candy Candy, evidentemente ripetono due volte il nome della località) mi dico “ci siamo!” e con le mie figlie ci accingiamo a scendere. Strano come sia piccola la stazione, Amburgo è una grande città. C’è poco movimento alle 7,30 circa del mattino. Saliamo nella hall ed all’ufficio informazioni chiedo all’addetto se gentilmente mi fa mettere in carica il telefono. Lui garbatamente acconsente. Poi, dopo una decina di minuti che mi vede lì a chiacchierare con le mie figlie, in attesa evidentemente di un altro treno, mi avvisa che quella in cui siamo non è la stazione centrale di Amburgo (Hamburg Hauptbanhof) bensì una stazione periferica: Hamburg HARBURG! O porca paletta, allora non parlano come i cartoons, sono io che non capisco niente (ovviamente)!!! Panico! Ma il gentile addetto all’info point mi avvisa che di lì a dieci minuti passa un treno che in tre minuti ci porta a destinazione, cioè alla vera stazione centrale di Amburgo. Per fortuna, abbiamo circa un’ora di tempo per prendere il treno che ci porterà a Copenhagen. Così, ringraziato il gentile signore, non solo raggiungiamo Hamburg Hauptbanhof (che è decisamente molto grande) ma, addirittura, riusciamo a fare colazione col cappuccino prima della nostra coincidenza. Ma, si sa, per la legge del contrappasso, non può filare tutto liscio e, così, giacché ci è andata di lusso con treni e coincidenze, salite a bordo scopriamo che alla stazione una delle mie figlie ha perso il suo telefono… Niente di importante o di valore, perché in occasione del viaggio, per motivi di sicurezza, ho fornito le mie figlie di vecchi citofoni coi tasti, che si aprono a libro, privi di internet. Però era utile. Vabbè… Pazienza! L’importante è arrivare a destinazione. Ore 14,45 circa: ci siamo! Così ci rechiamo a ritirare le Copenaghen Cards, alla stazione, ordinate da casa e valide tre giorni, con cui salire e scendere da tutti i mezzi pubblici e con le quali vedere, inclusi nel prezzo, tutti i musei. La prima cosa che ci colpisce, stranamente, sia alla stazione sia fuori, è la puzza (sensazione che, dal giorno dopo, svanirà). La seconda è il numero impressionante di biciclette. Bici ovunque!!! Dopo mezz’ora siamo nel nostro appartamento al centro della città e, dopo poco più di un’ora, inizia il nostro tour. Scendiamo a piedi e ci imbattiamo subito nella Round Tower, una sorta di torre astronomica rinascimentale che racchiude una rampa elicoidale che giunge in cima. Da lì, osserviamo per la prima volta la città.

Poi scendiamo a ridosso dei canali e, approfittando dell’occasione delle nostre cards, facciamo un giro in battello della durata di un’ora lungo i canali, con la guida in italiano, mangiando Smørrebrød, una tradizionale pietanza di Copenhagen, che consiste in una sorta di sandwich cabriolet (cioè scoperto) di pane di segale, farcito in ogni modo possibile ed immaginabile. Ci troviamo in questa città proprio durante il periodo del Copenhagen jazz festival, per cui si sente musica ovunque. Palchi sono montati nelle piazze mentre all’interno dei cortili dei palazzi vi sono ulteriori piccoli concerti. La città è molto viva e piena di turisti e giovani. Ciò nonostante siamo stanche, e torniamo a casa presto.

09/07: stamattina ci alziamo con calma. Il primo pensiero delle mie figlie è fittare una bici per girare in questo modo, come i danesi. Perciò iniziamo a girare per le vie in cerca dei noleggiatori. In verità c’è un comodo servizio di noleggio del Comune ma tutte le biciclette sono troppo alte per le mie figlie. Quindi ci rassegnamo e ci dirigiamo a visitare il palazzo reale di Amalienborg, tutt’ora utilizzato dalla famiglia reale danese.

È un palazzo davvero molto bello e vale la pena visitarlo.

Dopo ci rechiamo presso la Marble Church, che si trova proprio di fronte al palazzo reale, ed infine andiamo a vedere la famosissima Sirenetta.

Dopo questo lungo giro ci dirigiamo al Nyhavn, il punto più caratteristico e famoso di Copenhagen, con le sue tipiche case colorate lungo il canale, rappresentato in tutte le cartoline ed immagini più famose della città. Purtroppo, non vi sono altri luoghi simili altrettanto pittoreschi in tutta Copenhagen. Inoltre è talmente turistico da essere invaso da bar, ristoranti, locali e, ovviamente, turisti.

Alla fine facciamo due passi nel giardino del palazzo di Rosenborg, prima di andare a cenare, e si fa un po’ tardi. Così scopriamo, con nostro immenso dispiacere, che le cucine dei ristoranti chiudono alle 22,00 (cioè quando vogliamo cenare noi) e quindi rimaniamo senza cena… Sigh! Per fortuna a casa è rimasto qualcosa per organizzare dei sandwich di fortuna…

10/07: sveglia presto, perché la giornata è piena di impegni!

Prima tappa: castello di Christiansborg, con le scuderie e le cucine reali. Nelle prime ci sono un sacco di carrozze bellissime, le seconde sono gigantesche. Il palazzo è solo una sede di rappresentanza ma i suoi saloni sono davvero notevoli.

Dopo aver ammirato gli splendidi saloni, andiamo a prendere i mezzi per andare a visitare lo storico birrificio Carlsberg. Questa zona di Copenaghen sembra più isolata, tipo periferia industriale, e non dà una grande sensazione di sicurezza. Appena arrivate, per prima cosa facciamo un giro sul carro trainato dal cavallo col quale, in passato, consegnavano le casse di birra. Poi, affamate, pranziamo sedute ai tavoli all’aperto del birrificio (che offrono agli adulti una birra ed ai minorenni una bibita a scelta). Poi facciamo il tour del museo-birrificio.

È un’esperienza davvero interessante. Tornate in centro, decidiamo di recarci ai giardini Tivoli.

Confesso di non avere mai visto un parco più bello! Le giostre non sono moltissime ed essendo poco lo spazio a disposizione, si sviluppano perlopiù in altezza, creando emozioni alquanto vertiginose. Ma la cosa più bella è l’atmosfera del parco ottocentesco. Quest’anno ricorrono 175 anni dalla sua apertura. A quanto pare, però, la sfiga dei parchi giochi ci perseguita, e non appena mettiamo piede nel Tivoli inizia a piovere!!! Prendiamo acqua a secchiate e, nonostante le giacche impermeabili, ci inzuppiamo e congeliamo. Tra uno scroscio e l’altro riusciamo anche a fare un bel po’ di giri sulle giostre. Andiamo via solo alla chiusura del parco, verso le 23,00, quando la città già dorme ed è semideserta.

11/07: stamattina dobbiamo preparare i bagagli per lasciare l’appartamento a mezzogiorno. Prima, però, andiamo a visitare il castello di Rosenborg, che si trova proprio alle spalle del nostro palazzo, e custodisce i gioielli della Corona. Attorno al castello c’è un bellissimo giardino e, ancora, un grande parco, nei quali è piacevole intrattenersi.

Poi si entra nel castello, si visita e si accede nelle stanze sotterranee che conservano i gioielli della Corona.

Alla fine del giro, andiamo a ritirare le nostre valigie che portiamo al deposito bagagli della stazione, e poi torniamo a bighellonare per la città, acquistando qualche souvenir in fretta, perché i negozi chiudono alle 18,00. Tra le varie tappe ci fermiamo ai Magasins du Nord dove ci lasciamo attrarre da un intero, enorme reparto di caramelle e cioccolato, in cui offrono assaggi vari. Tra questi, la liquirizia salata, specialità del posto. Purtroppo, saggiamo anche una liquirizia mou salata, molto buona ma un po’ dura… E, ahimè, ci rimetto un molare, la cui ricostruzione salta via! #@%€!!!😠

Ci fermiamo, poi, ad ascoltare un po’ di jazz in un cortile (ed io bevo una birra), torniamo nel parco di Rosenborg dove le mie figlie si arrampicano sugli alberi ed infine ci decidiamo ad andare alla stazione, dove ceniamo in un fast food.

Poi cerco informazioni per il treno che dobbiamo prendere ma… Non ho mai visto una stazione peggio organizzata di così! L’ufficio informazioni chiude all’orario dei negozi e non ci sono addetti in giro a cui chiedere che sappiano dirci qualcosa. L’orario del nostro treno è stato modificato ma non risulta nulla da nessuna parte e non sappiamo a quale binario andare. C’è qualche altro passeggero nella nostra stessa situazione ed iniziamo a scambiarci informazioni. Anche perché sui tabelloni non sono riportate le stazioni intermedie e noi non sappiamo dove andare. Finalmente incontriamo un addetto che ci sa dare informazioni e così possiamo partire alla volta di Amsterdam!

Diario di viaggio – 1 bis: ancora Friburgo in Brisgovia.

Buongiorno! Questa giornata del 04/07, sebbene non proprio soleggiata, inizia con grande entusiasmo (anche perché non ci siamo svegliate prestissimo). Decidiamo di iniziare il nostro tour cittadino ma desidero un cappuccino tedesco, buono come solo a Berlino ho bevuto. Ci lasciamo condurre da Trip Advisor verso un piccolo bar immerso nel verde, ai piedi dello Schlossberg, la collina che domina la città. Cappuccini (non buoni come speravo) e cornetti per iniziare bene la giornata, che intanto è anche diventata assolata. Ci accorgiamo di essere proprio all’ingresso della funicolare che porta in cima, così cambiamo programma e decidiamo di recarci lassù. All’inizio c’è un po’ di sconcerto, perché funziona tutto automaticamente: c’è una biglietteria elettronica sulla quale si digita la tariffa prescelta (ovviamente quella per famiglie per noi è la più conveniente), e poi si chiama la funicolare come un qualunque ascensore. A noi si affianca un’anziana coppia di Sidney, che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Ci chiede di dove siamo e, quando rispondo di Salerno, non lontano da Napoli, tra costiera amalfitana e costa cilentana, ci chiedono se abbiamo problemi di mafia… 🙄

Per fortuna, arrivati in cima ognuno prosegue per conto proprio.

Uno dei problemi già riscontrati in Germania è la scarsità di segnali ed indicazioni che ti dicano dove andare. Quelle poche che ci sono, seppure turistiche, sono scritte esclusivamente in tedesco. Risultato? Incominciamo a girovagare in mezzo ai sentieri nel bosco senza sapere bene dove andare per trovare lo Schlossbergtorm, ovvero la torre di osservazione posta lì, da qualche parte, per ammirare il paesaggio. Stiamo per rinunciare, quando una simpatica signora giapponese, piena di entusiasmo ed energia, si unisce a noi e, insieme, raggiungiamo la meta. Saliamo i circa 200 scalini, non senza pause ed affanno.

Sul punto più alto della torre di acciaio, questa oscilla leggermente a causa del vento ma si gode un bellissimo panorama sulla città. Facciamo qualche foto e ci avviamo a scendere, stavolta senza funicolare, per raggiungere la Cattedrale ed il mercato che la circonda, visibile anche dall’alto grazie ai tendoni colorati.

Eccoci ai piedi della Cattedrale, a mangiare una specie di hot dog con un wurstel gigantesco, che è il tipico street food di queste parti, economico e molto buono. Compriamo anche mirtilli, lamponi e ciliegie, da mangiare in un secondo momento, ed entriamo nella Cattedrale per visitarla. Scopriamo che a causa dei lavori, non è possibile accedere alla torre, con i suoi 600 (dico… SEICENTO!) scalini per giungere sulla sommità. Potete immaginare il mio immenso disappunto. 😉

Hahahahaha… Stavolta mi è andata bene! Per il resto, è una visita interessante.

Proseguiamo il giro cittadino, guardando gli edifici principalmente dall’esterno. I musei locali (ne visitiamo due) non sono particolarmente interessanti. Vediamo la Schwabentor, l’altra porta cittadina, con il museo delle figurine di piombo, l’Augustiner Museum che ospita una collezione di dipinti giapponesi e, per fortuna, una di orologi e meridiane medievali e rinascimentali. Poi passeggiamo per le varie strade e piazze cittadine, inclusa una birreria artigianale, e le mie figlie approfittano per togliere le scarpe e camminare nei numerosi buckle, canaletti d’acqua, che si diramano per le vie della città.

Un’altra tappa obbligata è quella per saggiare la famosa torta Foresta Nera, che però non ci entusiasma. E così, tra un giro ed una mangiata e l’altra, ci troviamo nella piazza della vecchia sinagoga, che dà accesso al quartiere universitario, dove getti d’acqua zampillano dalla pavimentazione. È un attimo e si trasforma tutto in gioco: prima una figlia, poi anche l’altra, si tuffano nel caldo cittadino in mezzo alle fontane, con tutti i vestiti, e ne escono completamente fradice… Ma il tempo di avviarci verso casa e smettono di gocciolare, lasciando una scia d’acqua al loro passaggio, come novelle Hansel e Gretel.

05/07: oggi ci aspetta una giornata all’insegna del divertimento: ho acquistato da casa i biglietti per l’Europa Park, il secondo parco giochi più grande d’Europa, che si trova a Rust, a mezz’ora di treno da Friburgo. Purtroppo oggi piove ed io mi sono svegliata con un leggero mal di testa ma non ho certo intenzione di farmi fermare.

Ed infatti saliamo sul simulatore di volo, poi su diversi tipi di montagne russe, in acqua e fuori dall’acqua, la casa dei fantasmi, poi talvolta qualcosa di più tranquillo, poi… Un gioco stupido sul quale mi faccio male. Saliamo su una specie di gommone rotondo per fare il rafting. In realtà non è nulla di estremo, si sballonzola un po’ sull’acqua e ci si bagna tanto. Eppure proprio sull’attrazione scema evidentemente mi distraggi. Per evitare l’acqua mi abbasso tirando su il cappuccio della giacca ma proprio in questo momento il gommone urta e sbanda ed io, in equilibrio precario, sbatto piuttosto violentemente con la testa contro un maniglione (per fortuna gommato) sentendo un dolore intenso al cranio ma, soprattutto, torcendo il collo lateralmente facendomi sentire una fitta ai muscoli che parte dal collo, alla spalla e fino a dietro la scapola. Ecco qui, mi sono strappata tutto. Per fortuna no. Il mal di testa non mi abbandona fino a sera ma il dolore muscolare al momento non torna. Subito dopo qualcosa di analogo capita ad una delle mie figlie che si fa male ad una spalla. Nonostante tutto, riusciamo a tornare indenni, sebbene davvero stanche. Perdiamo il nostro treno e siamo costrette a prendere quello successivo e, ahimè, ci imbattiamo nella disonestà di un autista tedesco. Quando gli mostro i nostri biglietti dice che non sono più validi e ce li rifà, facendoceli pagare più del doppio. Scopro l’inganno sul treno, parlando con un passeggero, in quanto il mio biglietto era sempre valido. Così, tornata a Friburgo, mi reco all’info point della stazione e spiego l’accaduto. Scrivono qualcosa in tedesco sul mio foglio e mi invitano a recarmi il giorno dopo alla biglietteria degli autobus per il rimborso. Siamo stanche e affamate, la giornata è stata intensa, e ci fermiamo a mangiare al McDonald. Da non credere ma tentano di imbrogliarci anche là. In Germania non è obbligatorio rilasciare lo scontrino così, quando ritiro la mia ordinazione e constato che non mi hanno dato quanto richiesto, non ho modo di dimostrare ciò che dico ma questo non mi impedisce di protestare ugualmente ed ottenere quanto richiesto (e pagato). Insomma, questa giornata non è andata proprio benissimo, ciò nonostante siamo contente.

06/07: Anche questa giornata inizia con la pioggia. Il mal di testa è ancora presente e noi, per prima cosa, andiamo alla biglietteria degli autobus, dove mi rimborsano solo una parte del biglietto. Scopro così che l’autista mi ha fatto pagare, anche, la tratta da Rust alla stazione che avevo già pagato proprio a lui! Se il giorno prima me lo avessero detto, avrei portato con me i biglietti che dimostravano che avevo già pagato. Ma non ho intenzione di rovinarmi la giornata, quindi dico loro che li porterò domani (e non mi avvisano che il sabato sono chiusi) e con le mie figlie vado a prendere il tram e il bus che ci portano alle terme di Keidel, dove abbiamo deciso di trascorrere una giornata all’insegna del relax.

Purtroppo è vietato fare foto a questo paradiso. È una struttura molto articolata, con vasche interne ed esterne a varie temperature immersa nel bosco. Solo due vasche sono separate dalla struttura, quelle per il percorso Kneipp. Per chi non avesse mai sentito parlare di questo percorso, si tratta di una vasca di acqua ghiacciata ed una di acqua bollente che arrivano all’altezza delle ginocchia, nelle quali entrare a camminare alternativamente. Pare faccia benissimo alla circolazione ma per affrontarle ci vuole un bel fegato 😄 Comunque un paio di foto riesco a farle, prima di scoprire il divieto.

E già dopo il primo massaggio cervicale con l’acqua, il mal di testa ancora lancinante magicamente scompare. Dopo un po’ esce anche un sole splendido. Così la nostra giornata scorre, come l’acqua, placida e tranquilla, tra arzilli settantenni e un paio di famigliole. Torniamo alle otto di sera, ci cambiamo e scendiamo direttamente a goderci una delle tante feste estive locali. Ascoltiamo la musica dal vivo, mangiamo street food e concludiamo in bellezza anche questa giornata.

07/07: Oggi il sole splende come non mai! Per quest’ultima giornata tedesca decidiamo di recarci nel cuore della Foresta Nera, ad oltre 1200 m s.l.m., sullo Schauninsland. Prendiamo ancora una volta il tram, il bus, e arriviamo alla stazione della funivia più lunga di Germania, circa venti minuti di percorso.

Andiamo in giro nel bosco e scopriamo l’esistenza di un museo in una miniera abbandonata. Le mie figlie insistono per vederla ma io non sono entusiasta all’idea di trovarmi sotto terra. È anche vero che un’esperienza del genere non è da tutti i giorni, così decido di acconsentire al giro in miniera.

Alla fine, mi ha fatto piacere partecipare, è stato interessante. Passeggiando tra boschi e alpeggi, ancora, mi sono sentita un po’ Heidi, solo che se i monti iniziassero a sorridermi mi preoccuoerei seriamente. 😄

Infine torniamo in città e, affamate, pranziamo alle 17,30. Una delle mie figlie ribattezza il nostro pasto linner, cioè una via di mezzo tra lunch e dinner… Hahahahaha

Infine, dopo aver passato un po’ di tempo ad oziare in città, andiamo alla stazione a ritirare al deposito bagagli le valigie lasciate la mattina ed attendiamo il treno che ci porterà alla nostra prossima avventura: Copenaghen!

Diario di viaggio – parte 1: Friburgo in Brisgovia.

3 luglio 2018: notte insonne per l’ansia da partenza. E poi caldo, zanzare e, ancora… ansia da partenza. Ore 3:15, meglio alzarsi per fare una doccia e dare il via alle operazioni. Nel frattempo arrivano le mie figlie, che confessano di non aver dormito nemmeno loro: ansia da partenza (o, se preferite, emozione da primo viaggio all’estero della loro vita). Alle 4,45 scendiamo con zaini in spalla e valigie e saliamo sul taxi, prenotato in anticipo, che ci aspetta sotto al portone per portarci in stazione. Finalmente si parte davvero!!!

Ore 5:20: il treno Frecciarossa ci conduce a Milano (e speriamo che sia puntuale, perché abbiamo solo 16 minuti per salire sul treno per Basilea). Per fortuna ce l’abbiamo fatta ed alle 10:15 il treno parte per la seconda tappa del viaggio per Friburgo. Durante queste cinque ore ho tutta l’intenzione di dormire, infatti ho anche acquistato un cuscino cervicale in schiuma di non so che, morbidissima… Alle ragazze il cuscino è gonfiabile ed in più hanno mascherina e tappi per le orecchie. Una delle due già dorme da due ore e mezza… Beata lei! Magari l’impresa riesce anche a me 😉

Niente da fare, troppa fame… Abbiamo fatto colazione in piena notte e adesso lo stomaco reclama. Così andiamo al ristorante sul treno e ordiniamo tre cappuccini e tre kagi fret, cioè barrette di wafer ricoperte di cioccolato (pronuncia kaghi fret… Speriamo che non sia una previsione…), e scopriamo la follia dei prezzi sui treni svizzeri. I wafer costano nella media ma i cappuccini li fanno pagare uno sproposito: 4,50 € ognuno!!! E per fortuna abbiamo l’acqua, perché una bottiglietta da mezzo litro costa 5 €!!! Menomale che il pranzo l’ho portato, altrimenti avrei dovuto fare un mutuo. 😅

Nei wafer sono usciti i tatuaggi con la bandiera svizzera e noi, da brave bambine, ci tatuiamo…

Giunte a Basilea, abbiamo un’ora prima di prendere l’ultimo treno e, durante un giro tra i negozi della stazione, non si può resistere alla tentazione di acquistare cioccolato. E così abbiamo conferma della follia dei prezzi svizzeri (circa mezzo chilo di cioccolato mi costa intorno ai 33 €…). Ma finalmente, ecco il terzo treno di questa lunga giornata, che in altri tre quarti d’ora ci porta a Friburgo. Giunte alla prima meta del nostro viaggio, ci incamminiamo a piedi in direzione dell’appartamento che abbiamo fittato e la prima cosa che colpisce la nostra attenzione è la fila di auto elettriche in carica alle colonnine. Sì, perché questa è una città decisamente eco-friendly: in giro ci sono molti pannelli fotovoltaici, pale eoliche sulla collina, gente in bici ovunque e le auto spengono il motore quando sono ferme ai semafori.

Il nostro appartamento è molto piccolo ma tutto sommato abbastanza confortevole e pulito. La camera da letto ha un letto matrimoniale ed una poltrona-letto, con un piccolo balcone attrezzato con tavolino e sedie per la colazione. Il bagno è piuttosto spartano ma la cucina non manca di nulla. E così, doccia e via, per un primo giro del piccolo e graziosissimo centro storico. Per prima cosa andiamo all’ufficio informazioni, nel centro, molto vicino al nostro appartamento: ci lavora anche un giovane italo-tedesco con accento toscano che ci dà molte informazioni. Come avevo già avuto modo di appurare in passato, sono molte le persone, in Germania, che parlano italiano, spesso figli di nostri emigranti. Anche se non potrebbe, ci facciamo suggerire anche qualche ristorante tipico. Così, un primo giro ci conduce verso la Martinstor, la più antica delle uniche due porte rimaste dell’antica città.

Poi andiamo a cena nel ristorante consigliatoci dal giovane toscano: lo Schwarzwaelder Hof, il ristorante di un albergo, un po’ classico ma con personale gentilissimo ed ottimi piatti tipici che ci siamo fatte consigliare da loro, con nomi impronunciabili. Durante la breve attesa, però, il sonno rischia di prendere il sopravvento.

Infatti, appena rientrate, più che addormentarmi svengo. Ma, almeno, la nostra lunga avventura ha avuto inizio!!!

Interrail

Negli anni ’80 andava di moda, per i ragazzi, fare il biglietto interrail con il quale girare liberamente l’Europa in treno. Ricordo che avrei voluto tanto vivere anche io questa splendida avventura ma i miei genitori non me lo permisero mai: ero minorenne e all’epoca non esistevano i telefonini che consentivano agli ansiosi ascendenti di tenere sotto apparente controllo i propri figli. E così, per me, quella splendida avventura è rimasta un sogno nel cassetto. Da allora, non ho quasi più viaggiato al di fuori dei confini nazionali, per mille ragioni. Solamente da pochi anni ho iniziato ad intraprendere alcuni viaggi di breve durata all’estero: Londra, Lisbona, Berlino e Valencia (di queste ultime due splendide tappe ancora non ho scritto). L’emozione che si prova a viaggiare in età adulta, però, sicuramente non è la stessa che si prova durante l’adolescenza: un misto di ansia e di pragmatismo si sostituiscono all’euforia ed all’incoscienza giovanile. Ad ogni modo, un poco alla volta ho iniziato a sentirmi più sicura nell’affrontare questi spostamenti: il primo viaggio l’ho fatto con un piccolo gruppo, il secondo eravamo in quattro, poi in tre e l’ultimo in due. Poco alla volta mi sono sentita più sicura e ciò che in passato mi sembrava qualcosa di spaventoso (viaggiare senza qualcuno che ne sapesse più di me o che, almeno, io ritenessi tale), oggi mi sembra piuttosto semplice e fattibile. E così ho ricominciato a pensare a quell’antico desiderio di libertà, di girare l’Europa in treno. All’epoca l’interrail era una possibilità riservata solo ai ragazzi al di sotto, se non erro, dei 26 anni. Quando, presa dalla curiosità, ho navigato su internet alla ricerca di notizie, la mia sorpresa nello scoprire che ancora esiste questo tipo di biglietto e che, per giunta, non è più riservato solo ai più giovani, è stata enorme! E, senza pensarci troppo, ho deciso di acquistare un biglietto per me e le mie figlie (che, avendo meno di 12 anni, non pagano) per girovagare un mese intero attraverso il vecchio continente. Tra pochi giorni, dunque, avrà inizio la nostra avventura europea, della quale ho intenzione di scrivere su questo mio blog. E quindi dico: <<Buona lettura a chi vorrà seguirci!>>

Non sempre “politically correct” è meglio; non quando si tratta di bambini.

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Oltre tre anni fa, il 12/03/2015, era apparsa su Panorama un’intervista di Dolce e Gabbana in proposito dei figli adottabili da parte di coppie gay oppure nati da fecondazione assistita, a mio avviso riprovevole per ciò che concerne quest’ultimo aspetto, come esposto dal sig. Dolce. L’intervista suscitò grande scalpore. La si può trovare al seguente link:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/12/dolce-gabbana-famiglia-quella-tradizionale-non-ci-convincono-i-bambini-sintetici-gli-uteri-in-affitto

In questo blog anche io ho dato la mia personale risposta:

https://arabafelicissima.wordpress.com/2015/03/18/egr-sig-dolce-quanta-ipocrisia/

Poiché oltre a quella di Elton John, la mia reazione non è stata certamente l’unica, alcuni mesi dopo, il 17/08/2015, è apparsa un’altra intervista, stavolta su Vogue, con le scuse dello stilista:

http://www.corriere.it/moda/news/15_agosto_17/scuse-cinque-mesi-dopo-dolce-gabbana-famiglie-gay-frasi-inadeguate-389caff4-44c4-11e5-a4b6-1d04b76aab6d.shtml

Resto convinta di ciò che ho scritto sui temi della fecondazione ma concordo sul diritto dei figli di avere una famiglia naturale, ovvero costituita da due genitori di sesso diverso, senza nulla togliere alle coppie omosessuali. Francamente non mi sento di omologarmi all’ennesima ipocrisia del politically correct dei falsi intellettuali che, pur di non essere considerati omofobi, sarebbero disposti a fingersi d’accordo di fronte a qualsiasi cosa. Per me, i diritti dei bambini prevalgono ancora su quelli degli adulti.

Esotica e malinconica Lisbona

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Arco da Rua Augusta – Praça do Comercio

Sono trascorsi ormai oltre due anni dal mio magnifico weekend a Lisbona ma, finalmente, ho un po’ di tempo da dedicare ad un argomento così piacevole.

Il mese ideale per visitare questa splendida città è, come abbiamo scoperto sul posto, proprio giugno, perché vi sono numerose feste dedicate a vari santi che, qui, sono molto sentite. Senza contare che i tanti alberi di jacaranda sono in fiore e donano a questa città, già di per sé molto colorata, un tocco di fascino in più.

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Largo do Carmo

Intanto, alcuni consigli: se avete prenotato un hotel in centro, in zona Baixa, non avete bisogno di noleggiare un’auto (sciocchezza che, invece, noi abbiamo fatto), perché non la utilizzerete mai! La Baixa è ben collegata e il centro cittadino non è particolarmente vasto, contrariamente a quanto si può credere guardando la mappa della città, senza contare che i taxi sono davvero economici. Quindi vi conviene prendere un hotel in centro. Noi (eravamo due coppie) abbiamo alloggiato al Rossio Garden Hotel, piccolo albergo, pulito e tranquillo, in una ristretta zona pedonale, alle spalle della Praça dos Restauradores, il cui personale è estremamente gentile e disponibile. Altro consiglio: armatevi di tanta pazienza… I portoghesi sono poco organizzati per le visite ai musei e conviene sempre informarvi prima di recarvi in un posto qualsiasi. Le file sono molto lunghe e spesso si trova chiuso a causa di eventi o scioperi. Attenti ai borseggiatori che si fingono turisti, approfittando della calca, e alle molteplici persone che vi avvicinano di sera per cercare di vendervi qualunque tipo di droga!

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Elevador de Santa Justa

Ad ogni modo, appena giunti in hotel, di venerdì in tarda mattinata, il tempo di una rapida doccia ed abbiamo iniziato la nostra prima passeggiata… Per prima cosa, ci siamo diretti all’Elevador de Santa Justa, una delle più antiche funicolari verticali ancor oggi esistenti, che collega il Rossio con il Convento do Carmo. Lunga coda di turisti, perché c’è un bigliettaio che vi vende i biglietti ed uno, direttamente alla sue spalle, che lo deve vidimare, facendo perdere il doppio del tempo. Nell’attesa, abbiamo avvistato e tenuto sotto controllo il primo borseggiatore.

Dall’alto si gode di una splendida vista della città, a 360°: ai nostri piedi la Praça do Rossio e la Baixa, in lontananza l’Alfama col suo castello ed, ancora, il fiume Tago. Il convento era chiuso per un evento, quindi non è stato possibile vederlo che dall’esterno, per poi godere un po’ del fresco del Largo do Carmo con le sue jacarande in fiore. La nostra passeggiata è proseguita, scendendo lungo le strade del Bairro Alto verso la vastissima Praça do Comércio, che affaccia direttamente sul fiume.

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Convento do Carmo

Per strada abbiamo mangiato ciliegie ottime, che vendono come street food, ed abbiamo saggiato il nostro primo bicchierino di ginjinha (o ginginha, oppure ginja), un liquore locale a base di amarene che è semplicemente squisito!

 

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Praça Dom Pedro
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Praça do Comercio

 

 

 

 

 

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Cais das Colunas

 

 

 

 

 

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Street food a base di ciliegie

Poiché eravamo pieni di entusiasmo e il tempo era bellissimo, soleggiato, limpido e un po’ ventoso, abbiamo deciso di proseguire la nostra camminata a piedi verso il quartiere alto dell’Alfama. Questo è un quartiere bello ma un po’ pericoloso (sventato un secondo borseggio, quando ho “beccato” un finto turista già con la mano infilata nel borsello del mio compagno).

Il suo fascino, legato agli splendidi palazzi rivestiti di azulejos (maioliche smaltate) è, purtroppo, lasciato al degrado e all’abbandono, rivelando l’antica opulenza di un paese ormai decisamente povero. Pochi palazzi sono stati oggetto di manutenzione o restauro, mentre molti versano in pessime condizioni. Quelli che sono stati ripresi, però, sono di una bellezza straordinaria, così diversi l’uno dall’altro, con maioliche dai differenti colori e disegni, le ringhiere dei balconi in ferro battuto dalle più svariate fogge e lavorazioni, con influenze stilistiche talvolta meno accentuate e tal altra più marcatamente arabe. Non ci sono parole davanti a cotanta bellezza ma, nel vederla appassire, una profonda tristezza stringe il cuore.

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Palazzo all’Alfama
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Sé de Lisboa

 

 

 

 

 

 

 

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Ippocampo di ceramica

 

 

 

Volevamo visitare la Cattedrale, il Sé de Lisboa ma, purtroppo, era chiusa, così abbiamo proseguito fino al Castelo di Sao Jorge, lungo le caratteristiche stradine ricche di botteghe di artigianato locale dove vale la pena acquistare piccoli souvenir di qualità. Noi, purtroppo, non lo abbiamo fatto e ce ne siamo pentiti, perché in nessun altro luogo abbiamo trovato oggetti così graziosi.

Il panorama che si gode da lassù, guardando in direzione del fiume, lungo le stradine tortuose su alcune delle quali si arrampicano gli sferraglianti tram, è davvero caratteristico. Palazzi bellissimi, completamente rivestiti di azulejos, si alternano a costruzioni più modeste.

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L’Alfama

Intorno al calar della sera, ci siamo decisi a cercare il piccolo ristorante di Ti Natercia. Avevo letto di questo localino navigando in rete e sapevo che l’unico modo per prenotare (obbligatorio, visto che ha solo quattro tavoli) era telefonando. Così avevo chiamato qualche settimana prima di partire: io parlavo in italiano e Ti Natercia in portoghese ma ci siamo capite alla perfezione! Non è semplice trovare il locale ma alla fine ci siamo riusciti. Sapevamo che era il locale che preparava il miglior baccalà della città e si deve dire che è una fama assolutamente meritata!!!

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Bacalhau folhado
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Bacalhau a braz

 

 

 

 

Abbiamo mangiato bacalhau folhado, cucinato con una sorta di sugo ai peperoni ed avvolto in pasta sfoglia, bacalhau a braz, con uova e patate, bacalhau com natas, con patate e panna: tutto buonissimo ed in grandissima quantità, e poi vino e dolci, per una cifra di meno di € 15,00 a persona. L’ambiente è piccolo, accogliente e molto casalingo. Quando siamo usciti dal locale, abbiamo deciso di chiamare un taxi per tornare all’albergo (abbiamo pregato la proprietaria del locale di chiamarlo per noi) ed abbiamo scoperto che sono davvero supereconomici.

Tornati all’hotel abbiamo fatto un giro lì intorno, dove più volte hanno cercato di venderci fumo ed anche coca, per cui siamo rimasti nelle zone più affollate di locali, turisti e gioventù ed abbiamo scoperto che, proprio alle spalle del nostro albergo c’era una delle mescite di ginginha più famose della città ed abbiamo fatto una piacevolissima tappa: la Ginjinha sem rival di Eduardhino.

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Ginjinha sem rival di Eduardhino

La mattina dopo ci siamo alzati di buonora ed abbiamo preso un altro taxi per recarci a visitare la Torre de Belém, uno splendido bastione cinquecentesco costruito sul fiume Tago in stile manuelino. Visitarlo all’apertura è l’ideale, perché non può ospitare un gran numero di turisti, in quanto le scale interne sono talmente strette che ad ogni livello c’è un semaforo che regola il flusso di persone in salita ed in discesa che, però, non tutti vedono, creando un terribile caos. E’ davvero una bellissima struttura che merita assolutamente una visita effettuata con calma.

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Torre di Belém
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Vista dall’interno della torre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vista dalla torre

Successivamente ci siamo recati a visitare il vicino Mosteiro dos Jerònimos, anch’esso in stile manuelino. Lì abbiamo scoperto che se avessimo visitato prima questo complesso, avremmo potuto pagare un biglietto unico e ridotto per visitare tanto la torre quanto il monastero, evitando la lunghissima fila di persone che abbiamo trovato. In verità l’organizzazione dei portoghesi lascia alquanto a desiderare, quindi il mio consiglio è quello di armarsi di tanta pazienza per file, disguidi e contrattempi.

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Mosteiro dos Jerònimos
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Chiostro del monastero
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Particolare delle polifore del chiostro del monastero
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Interno della Igreja Santa Maria de Belém

Il monastero ha un bellissimo chiostro ed il refettorio è completamente rivestito di azulejos, contrastando con l’immensa chiesa, un po’ cupa, in stile gotico fiammeggiante, ma altrettanto affascinante.

Stanchi ed affamati, ci siamo recati presso la più nota pasticceria di Lisbona, Pasteis de Belém, dove hanno inventato i noti pasteis de nata, deliziosi dolci di pasta sfoglia ripieni di crema e ricoperti di cannella: una bontà infinita! In nessun altro posto li abbiamo trovati altrettanto buoni ma il luogo è davvero squallido, con enormi sale interne.

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Palazzi del Barrio Alto

Il tempo di rientrare in albergo per una breve sosta e ci siamo diretti al Barrio Alto, servendoci dell’Elevador da Gloria, una caratteristica funicolare che collega la Praça dos Restauradores al belvedere di São Pedro de Alcântara, mediante una ripidissima salita. Il Barrio è un quartiere piuttosto elegante, ricco e modaiolo, con palazzi rivestiti di azulejos molto curati. Nelle stradine laterali si svolge la movida notturna, con locali e ristoranti. E’ una zona decisamente molto turistica. Al Barrio si congiunge il Chiado, ancora più ricco, decisamente chic, dove pare si vada in giro per lo shopping ma non si trova nulla di straordinario.

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Palazzi del Barrio Alto

Abbiamo trascorso tutto il pomeriggio in giro per il quartiere, cenando in uno dei tanti locali presenti nelle stradine del quartiere, evitando accuratamente i locali in cui si eseguiva il fado, tipica danza locale, di cui noi non siamo cultori (sebbene, forse, valga la pena assistervi almeno una volta, anche solo per curiosità). Mangiare, bere e spostarsi in città è decisamente economico.

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Ristorante Tavares – Barrio Alto

L’ultimo giorno abbiamo preso l’auto che avevamo noleggiato e ci siamo recati presso l’Oceanario, uno dei più grandi al mondo, che riproduce gli habitat di tutti gli oceani, con un’unica immensa vasca centrale alta due piani in cui convivono squali, razze, mante, pesci luna e tantissimi altri, circondata da altri piccoli acquari contenenti pesci tropicali, meduse, anemoni di mare ed altro ancora. E’ un posto magico…

Al termine della lunga visita all’Oceanario abbiamo deciso di tornare all’Alfama per acquistare qualcosa ma abbiamo scoperto che la domenica i negozi sono chiusi. Quindi, se andate, organizzatevi anche badando a questo.

Quando siamo andati a pranzo in un ristorantino ai piedi del quartiere, il proprietario ci ha detto che, se non volevamo che ci rubassero l’auto, avremmo dovuto parcheggiarla esattamente davanti alle porte del locale. Sebbene l’aspetto dei portoghesi sia apparentemente serio e addirittura arcigno, la loro gentilezza ed ospitalità è fuori dal comune (purché ci si ricordi di non provare nemmeno a par loro in spagnolo, altrimenti fingeranno di non capirvi). Parlando lentamente, ci si riesce a comprendere reciprocamente piuttosto bene, per fortuna, poiché quasi nessuno parla inglese.

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Oceanario

In definitiva, questa città ha un fascino esotico e particolare ma dietro l’apparente opulenza di un piccolo quartiere più elegante e turistico, si nascondono tanta miseria ed un’infinita tristezza, si percepisce la povertà, la miseria. Furti, borseggi, spaccio, palazzi abbandonati… Lontano dalle zone più movimentate è meglio non muoversi da soli, specie di sera.

E’ una città dal fascino malinconico…