Siamo davvero capaci di accettare la libertà?

Ogni giorno leggo commenti assolutamente inauditi scritti da gente che si ritiene (e che anch’io ritenevo) civile. Commenti che auspicano a togliere la parola a chi la pensa diversamente.
Si può esser d’accordo oppure no con le idee altrui ma tappare la bocca di chi non la pensa come noi è davvero la soluzione? Forse sì! Lo pensavano anche Stalin, Lenin, Mussolini, Hitler, Francisco Franco, Pol Pot, Videla, Tito e ai giorni nostri Kim Jong-Un. Tutti noti per la loro liberalità! È davvero questo il modo per risolvere le questioni? Tappare la bocca a chi la pensa diversamente da noi? Francamente, sebbene io non la pensi come tanti altri, la sola idea di impedire a qualcuno di parlare mi fa rabbrividire. Anche dichiarare di voler chiudere la bocca a qualcuno è una forma di violenza, sottile, subdola.
Siamo tutti bravi a parlare di libertà, quando riguarda noi stessi. Lo siamo meno se riguarda gli altri.

“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.”
(cit. di Pertini, tratta da quella della saggista E. B. Hall).

La logica del vaccinato.

Negli ultimi mesi si sta assistendo ad una sempre più accesa guerra tra pro vax e no vax, pro green pass e contro green pass, libertà di scelta o coercizione. Secondo me, però, per dirimere la questione non c’è bisogno di essere statisti, giuristi o virologi, quando sarebbe sufficiente usare la cara, vecchia e sana logica.

Iniziamo col dire che chi è vaccinato ritiene che i vaccinati non contagino, per cui all’interno dei locali stanno tranquilli solo in compagnia di altri vaccinati, mentre ritengono che i non vaccinati li possano contagiare, per cui li temono e non li vogliono vicini.

Perché li temono? Perché pensano che un non vaccinato può contagiare loro, vaccinati.

Una volta contagiato, però, anche il vaccinato, a sua volta, diventa contagioso.

Ma allora la prima affermazione diviene falsa, o no? Cioè anche un vaccinato, se contagiato, può contagiare.

Ergo i vaccinati dovrebbero temere il contagio sia dai vaccinati sia dai non vaccinati.

Dunque perché solo i non vaccinati sarebbero pericolosi? Perché i vaccinati li temono?

E soprattutto, qualcuno mi spiega, a questo punto, a cosa serve un vaccino che fa infettare comunque chi lo fa e non lo lascia libero di muoversi e da ogni paura di contagio?

Eppure dovrebbero essere i non vaccinati ad essere più esposti al contagio ed a forme gravi di malattia e, quindi, ad avere paura dei contagi.

Detto ciò, francamente non comprendo la guerra a chi vuole essere libero di non vaccinarsi!

Riflessione della domenica.

Il gruppo A ha ricevuto l’acqua benedetta; il gruppo B, che non vuol credere alla nuova religione di Stato, no.

Il gruppo A riceve il lasciapassare; il gruppo B ne riceve uno provvisorio solo se si fa tamponare ogni 48 ore.

Il gruppo A e il gruppo B si possono ungere e possono ungere a loro volta in egual misura.

Se il gruppo A si unge e unge, non venendo più tamponato, non si sa (a meno di segni molto evidenti), il gruppo B se si unge sarà riconosciuto e fermato immediatamente, per cui non potrà ungere a sua volta.

Risultato: il gruppo A ungerà indiscriminatamente, senza essere censito e sentendosi salvatore dell’umanità; il gruppo B non potrà far danni ma sarà additato come irresponsabile.

Quando l’unzione si diffonderà, essendo stati tamponati solo quelli del gruppo B, si dirà che NESSUNO è stato trovato unto nel gruppo A (per forza: se non lo controlli non lo saprai mai) ma solo nel gruppo B che, quindi, sarà nuovamente accusato di aver diffuso l’unzione e sarà ritenuto responsabile delle nuove serrate che si stanno già preparando.

Ma io mi domando e vi domando: cui prodest? Perché mettere tutti contro tutti?

Secondo me l’unico motivo è quello di distrarci da altro: manovre politiche ed economiche che ci metteranno in ginocchio, mentre noi siamo intenti a farci la guerra tra poveri, invece di unirci e detronizzare l’oligarchia.

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

Preferirei di no.

Ho appena terminato la lettura del libro Preferirei di no – Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, di Giorgio Boatti. Si tratta di un saggio e come un saggio è scritto.

Ho trovato il contenuto estremamente interessante ma, confesso, lo stile della narrazione vagamente antiquato, spesso noioso e un po’ soporifero. Direte: “Certo. Cosa pretendi? È un saggio!”

Eppure ciò che ci racconta questo libro è davvero affascinante: gli intrighi di potere, le rivalse degli invidiosi, la furbizia di chi segue la marea per restare a galla e, contemporaneamente, il rigore e il senso morale di chi non si piega nemmeno di fronte agli sberleffi di colleghi e, talvolta, di parenti e amici.

Mi domando, dunque, perché un saggio debba necessariamente essere noioso. Forse (ma io non sono una scrittrice né una saggista, quindi prendete con le pinze la mia considerazione), un racconto fluido, come se si fosse trattato di un romanzo, in cui si intrecciano le vicende professionali e di frequente anche personali di questi professori, sullo sfondo di un Paese soffocato dal Fascismo e dalle leggi liberticide, avrebbe avuto ben altro respiro.

Leggendolo, mi sono tornate alla mente le meravigliose lezioni di Storia dell’Architettura tenute dal Prof. Giulio Pane presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli Federico II, che seguivo da matricola e di cui spesso sento la nostalgia. Spiegando l’evoluzione nella critica storica ci raccontò dello storico Ranke, che a metà Ottocento spiegò che, a suo avviso, il compito dello storico fosse di presentare i fatti “wie es eigentlich gewesen”, cioè come questi erano andati. Insomma, una sorta di lista della lavandaia in cui lo storico non deve inserire il proprio giudizio personale, dimenticando che è impossibile non inserire un giudizio, già solo nella scelta dell’argomento da trattare o di quale documento proporre o nascondere, per quanto privo di commento.

Ecco, questo saggio mi ha fatto tornare in mente Ranke. Peccato, perché la storia poteva e può essere avvincente.

Insofferenza planetaria.

  • Se hai dei cani e lasci le deiezioni in giro o non sciacqui la loro pipì sei incivile.
  • Se pensi che il mondo sia dell’uomo e non degli animali, che hanno il diritto di far quel che vogliono, sei un mentecatto.
  • Se non sai badare al tuo gatto e lasci che predi altri animaletti sei un irresponsabile.
  • Se non sei vegetariano/vegano/fruttariano, vuol dire che te ne freghi dell’ambiente e di quei poveri animali che soffrono per colpa tua (se poi hai una pelliccia vera rischi proprio la vita).
  • Se fai la carbonara con la panna sei da manicomio totale, per non dire se mangi la pizza con l’ananas (condivido).
  • Se non condividi idee di destra sei comunista.
  • Se non condividi idee di sinistra sei fascista.
  • Se non sopporti qualcuno perché è oggettivamente str@@@o sei: razzista se questi è di colore, antisemita se è ebreo, omofobo se è gay, misogino se è donna o misantropo se è uomo, e sei pure un bullo!
  • Se non apprezzi ciò che fa chi governa e vuoi emigrare sei disfattista e pure vigliacco.
  • Se vuoi aiutare il tuo Paese e restarci sei un illuso.
  • Se sei ateo sei un “senzaddio”.
  • Se credi in dio sei privo di raziocinio.
  • Se non hai problemi economici sei un corrotto/corruttore, capitalista e negriero.
  • Se non te la passi bene economicamente sei un proletario, scansafatiche, mangiapane a tradimento.
  • Se curi il tuo aspetto sei vanitoso, superficiale e non hai problemi seri nella vita.
  • Se non tieni particolarmente al tuo aspetto sei sciatto, trasandato e pure zozzone.
  • Se metti le tue foto sui social sei vanesio perché tanto sono ritoccate, e comunque i social sono la fiera delle vanità.
  • Se non metti le tue foto o, peggio, non usi i social, hai qualcosa da nascondere.
  • E il bacio del principe a Biancaneve è molestia.
  • E il complimento per strada a una bella ragazza (che, in verità, È fastidioso ma, alla fine, insegna a mandare affan@@@o) è catcalling.
  • Se ingrassi: “Attento alla salute”.
  • Se dimagrisci: “Problemi di salute?”
  • E il buonismo no.
  • E il cinismo no.

Ma insomma… BASTA!!!

Ma non è, per caso, che siamo diventati veramente troppi e ci diamo fastidio a vicenda, oltre al fatto che evidentemente non ci abbiamo un ciufolo di meglio da fare??? (io in questo momento, ad esempio, sto sfruttando i tempi morti mentre arrostisco le melanzane 😁😁😁).

Buona domenica a tutti.

#equestonoequellono

I lockdown italiani hanno davvero tutelato la nostra salute? I numeri dicono di no. Le statistiche del terrore.

Chi fa da sé fa per tre.

Da un anno a questa parte non si sentono che numeri apocalittici per quanto concerne il Covid-19, il Sars-Cov 2 o come preferite chiamarlo. Numeri da panico assoluto. E’ ovvio ed indiscutibile che il virus ci sia e abbia fatto (e continui a fare) danni seri e mietere numerose vittime. Mi sono domandata più volte, però, quanto i numeri che ci sono stati e ci vengono continuamente propinati possano essere posti in maniera più o meno volutamente spaventosa. Sì perché i numeri parlano, è vero, ma dicono ciò che noi vogliamo che dicano. Mi spiego meglio: i numeri, ad esempio, non spiegano se nella prima ondata di Covid, presi alla sprovvista e impreparati, i medici abbiano sbagliato le terapie, peggiorando i quadri clinici dei pazienti; non dicono che, a differenza di quanto si pensi, la mortalità non è aumentata in proporzione rispetto agli anni precedenti (https://www.tempi.it/la-mortalita-dellanno-2020-in-italia-miti-e-urgenze/) come si può leggere dalla tabella dell’ISTAT riportata di seguito.

I numeri possono sbagliare (o meglio, può sbaglaiere chi tratta quei numeri) ed indurre a scelte folli, come aver sovrastimato di 10 volte il tasso di mortalità del Covid (https://www.ilgiornale.it/news/mondo/clamoroso-errore-sul-covid-tasso-letalit-sovrastimato-dieci-1895637.html) che ha comportato lockdown generalizzati, mascherine all’aperto, vaccini pressocché obbligatori, anche a ragazzi che, di fatto, non muoiono di Covid ma di vaccino sì!

Ad ogni modo, mi domandavo quale fosse la contagiosità reale del virus, in Italia ed Europa, e la sua letalità in percentuale rispetto alla popolazione. E soprattutto mi domandavo se le scelte di chiusura totale, specie delle scuole, e di mascherine indossate sempre ed ovunque, fossero riuscite realmente a tutelare la salute di noi italiani, rispetto ai Paesi in cui tali scelte non sono state operate o lo sono state solo in parte. Dopo numerosi approfondimenti in rete, però, non trovavo le risposte specifiche che cercavo. Così ho deciso di fare da sola.

Premetto che non sono una scienziata (né medico di qualunque tipo, né biologo ecc…), non sono un politico, né un’opinionista, e non sono nemmeno un matematico esperto di statistica ma solamente un architetto, docente di arte, con la passione per i numeri e per la verità e la giustizia.

Devo fare, però, alcune precisazioni. In primo luogo, ho deciso di inseire nella ricerca non solo i Paesi dell’Unione Europea ma, anche, i Paesi europei al di fuori dell’Unione. Poi ho incluso anche altri Paesi, non europei, poiché la piattaforma arcgis inserisce, nella mappa europea, anche questi (https://who.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/10a2438e6e2e4092a8e02772c42f0f2b?ext=30,25,70,70) ed ho ritenuto di adeguarmi a tale scelta. Per verificare i dati della popolazione dei singoli Stati, mi sono riferita a quelli del 2019 pubblicati dall’ufficio federale di statistica (https://www.bfs.admin.ch/bfs/it/home.html). Laddove il sito non riportava i dati di alcuni Paesi, ho cercato altre fonti (ad es. per l’Italia l’ISTAT, per la Grecia l’ELSTAT, per l’Albania l’INSTAT ecc…). Per alcuni Paesi, specie quelli più piccoli, ho dovuto talvolta necessariamente inserire la popolazione al 2020, perché non reperibili dati riferiti all’anno precedente, oppure riferirmi a fonti fornite da Wikipedia. Inoltre, la casistica di contagi e morti è ripresa, come detto, da arcgis, alla data del 16/06/2021.

Ora vediamo insieme questi dati ed analizziamoli: le prime due tabelle presentano complessivamente, per Paesi dell’Unione Europea e per quelli Extra Unione Europea, nell’ordine, il numero di abitanti al 2019, il numero assoluto dei contagi, la percentuale di contagi rispetto alla popolazione, il numero dei decessi, la percentuale dei decessi rispetto al numero dei contagiati ed, infine, la percentuale di decessi rispetto all’intera popolazione nazionale. Ovviamente anche un solo morto è da ritenersi inaccettabile, perchè per le famiglie dei defunti il dolore è immenso, a prescindere dai numeri. Quindi, senza in alcun modo voler sminuire quei dolori, cerchiamo di capire l’oggettività dei numeri.

Quando si parla di percentuali, in realtà non esiste una vera oggettività, e spiego perché: prima di tutto non esiste uno screening sull’intera popolazione ma solo su campioni della stessa. Poi nei numeri vengono inserite persone valutate più volte (positivo alla prima settimana, alla seconda, alla terza e alla quarta, contato 4 volte, cioè come 4 persone. In realtà il positivo è sempre lo stesso, cioè 1). Infine, quando parliamo di contagi, parliamo di persone sia sane sia malate, quindi non di malati reali. Su questo dato numeri non esistono o, meglio, gli uffici di statistica e la comunità scientifica non li hanno divulgati, forse non li hanno mai neppure separati. Mi spiego meglio. Vi è mai capitato di essere risultati immuni ad una malattia, ad esempio la rosolia, senza ricordare di aver mai sviluppato la malattia stessa? In quel caso il medico vi ha detto che, essendo entrati in contatto col virus non vi siete ammalati ma il vostro organismo ha sviluppato direttamente gli anticorpi, rendendovi di fatto immuni. Non vi siete ammalati. Quindi siete rimasti sani. Oggi, col covid, si è inventata una definizione del tutto nuova, quella del “malato asintomatico”, in sostituzione del sano con anticorpi. Quindi i numeri dei contagiati non ci dicono davvero quante persone si sono ammalate. Inoltre non spiegano l’entità della malattia, cioè la gravità.

Un altro dato da tener presente, più complesso da analizzare, è la percentuale dei decessi. Facciamo un esempio: nel Paese Tizio, su 1000 abitanti risultano contagiati 100 individui, cioè il 10% della popolazione. Di questi 100 ne muoiono 30, cioè il 30% dei contagiati ovvero il 3% dell’intera popolazione. Vediamo adesso il Paese Caio, che ha lo stesso 1000 abitanti ma ben 200 contagi, cioè il 20% della popolazione. Qui muoiono 40 persone, ovvero il 20% dei contagiati ma ben il 4% della popolazione. Nel secondo caso, quindi, i contagi sono maggiori ma i deceduti, rispetto ai contagiati, sono minori rispetto al primo. Quello che fa comprendere davvero la situazione, di conseguenza, è l’ultimo dato, ovvero l’impatto del virus sull’intera popolazione. Quindi, ricapitolando, il dato dei contagi ci dice solo quanto il virus si è diffuso tra la popolazione e, di conseguenza, quanto hanno funzionato le politiche di chiusura o apertura; la percentuale dei decessi rispetto ai “malati” ci dice quanto hanno funzionato eventuali terapie su di essi; infine, la percentuale dei deceduti rispetto alla popolazione ci spiega realmente quale impatto ha avuto il virus sulla popolazione, in virtù delle politiche e delle terapie.

Sempre per cercare di semplificare la comprensione, ho suddiviso i dati in tabelle differenti: quelle con i valori assoluti di contagi e morti e quelle con i valori percentuali, a cui ho fatto seguire i relativi grafici, chiarificatori, che sono di seguito riportate. Il tutto sempre suddiviso tra Paesi UE ed extra UE.

Già analizzando questi primi valori vediamo come l’Italia, rispetto all’UE, sia seconda solo alla Francia per numero di contagi in valore assoluto, pur avendo un minor numero di abitanti e sia in assoluto il Paese con più morti tra tutti quelli dell’UE. Osservando le tabelle successive, possiamo notare che il numero dei decessi sia pressoché lo stesso del Regno Unito, che però ha un maggior numero di abitanti, e della Russia, che di abitanti ne ha quasi il triplo!!!

E’ il caso, ora, di leggere le percentuali, poiché i numeri assoluti possono portare fuori strada, in quanto non tutti i Paesi hanno lo stesso numero di abitanti. Preciso che là dove la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione è inferiore allo 0,005% il dato è arrotondato a 0%.

Da questi dati potremmo osservare che l’Italia non è messa male, rispetto agli altri Paesi UE per numero di contagi, collocandosi in una fascia media, segno apparente che le politiche di chiusura hanno funzionato. Ma se osserviamo le percentuali dei decessi sui contagiati, si può osservare come l’italia si collochi al terzo posto, solo dietro a Bulgaria ed Ungheria. Come spiegato, questo dato indica che le cure apportate ai malati evidentemente non hanno funzionato. Infine l’ultimo dato, la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione: l’Italia si colloca al 6° posto su 27, dietro a Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Belgio. Da questo dato si potrebbe affermare che, poiché le cure (o la politica sulla vigile attesa) non hanno funzionato granché, quel che ci ha salvato è stata la scelta di chiudere tutto. Questo avrà parzialmente salvaguardato la nostra salute ma ci ha portato sull’orlo della bancarotta, alla mercé delle economie più potenti. Ma in questa sede non si parla di questo.

Quel che vorrei analizzare sono i dati della famosa (o famigerata, a seconda dei punti di vista) situazione della Svezia, oggetto di tante polemiche. Osserviamo le percentuali: si tratta del terzo Paese UE per numero di contagi, com’era prevedibile dal momento che non hanno chiuso niente ed hanno lasciato liberi i cittadini di decidere se indossare le mascherine oppure no. Essendo così alto il numero dei contagi, proporzionalmente diminuisce il numero dei decessi: questo dato potrebbe sembrare ovvio, da ciò che ho spiegato prima, ma così non è, perché questo vuol dire anche che le politiche sanitarie e le terapie, in Svezia, hanno funzionato. Vediamo infine la percentuale dei decessi rispetto alla popolazione: la Svezia si colloca al 13° posto, quindi ben oltre l’Italia, per questo dato. Ciò significa che oltre ad aver avuto un numero di decessi nettamente inferiore a noi, la Svezia non ha condannato i propri cittadini al collasso economico. Lo stesso discorso vale per molti Paesi UE. Ma di seguito analizziamo anche la situazione negli altri Paesi extra UE.

A questo punto ogni altro raffronto sembra superfluo, poiché sarete tutti in grado di farli da soli. Anche rispetto a molti altri Paesi pare che la politica italiana sia stata fallimentare, tutt’altro che faro illuminante rispetto al mondo intero, come hanno cercato di farci credere, così come le politiche sanitarie che hanno cercato e cercano di legare le mani alle cure dei medici, che improvvisamente si vedono costretti a rinunciare alle terapie fatte davvero in scienza e coscienza.

C’è, a questo punto, da chiedersi il perché di tutto ciò. I nostri politici sono solo degli inetti che si sono lasciati domare e dominare dalla paura, da teorie più fantascientifiche che scientifiche, o erano davvero in malafede, per costringere gli italiani a vaccinarsi, nonostante il Consiglio d’Europa, con la risoluzione n. 2361/2021 ne vieti l’obbligo o la discriminazione dei lavoratori o di chiunque decida di non vaccinarsi? Oppure una parte è stata in malafede ed è riuscita, attraverso la paura, a convincere i più pavidi a cedere? Non so, chi può dirlo? Certo è che l’Italia ha di fatto violato la risoluzione europea, costringendo per legge tutto il personale sanitario e sociosanitario pubblico e privato a vaccinarsi mediante il D.L. 01/04/2021 n. 44, recante “Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazione anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici”, in cui si obbligano i “Medici e gli Odontoiatri, ove siano datori di lavoro di personale dipendente con qualifica di esercente la professione sanitaria e/o operatore di interesse sanitario (…) alla trasmissione dell’elenco di detto personale con indicazione della relativa residenza.” Non sono nemmeno avvocato o giurista, per cui non sono in grado di dire se lo Stato italiano potesse emettere una legge del genere in contrasto con la risoluzione europea ma a me questi toni (trasmettere la residenza dei propri dipendenti allo Stato…) fanno accapponare la pelle. Non so a voi.

Far passare la voglia di apprendere.

Non mi sento una docente speciale. Ci sono alunni che mi amano ed altri che mi vedono come il fumo negli occhi, ci sono argomenti che so di spiegare bene ed altri che sicuramente spiego meno bene, come qualunque altro insegnante.

Dunque chiedo sia ai colleghi sia ai genitori: quale dovrebbe essere il compito di un docente? Limitarsi ad impartire nozioni o allargare la mente degli studenti, infondendo in loro la curiosità, il senso critico, la capacità di porsi e porre domande, cercando anche soluzioni originali e personali?

Perché noto, troppo spesso, una volontà di appiattimento, una chiusura nei confronti dell’originalità pur di far attenere i ragazzi al “programma”. Ma come? Un alunno dotato chiede di affrontare un argomento totalmente nuovo che lo appassiona, ci lavora da un anno con entusiasmo, è pieno di idee e risorse, trova collegamenti inusitati… e poi deve sentire che il suo insegnante gli dice “Attieniti al programma svolto. Non arriviamo fin lì.” Come può non restarci male, non piangere di fronte a tanta ottusità? Bah!

Ripeto, io non sono speciale per niente, ma se un alunno mi chiede di portare un argomento che non prevedevo di affrontare, lo inserisco apposta nel “programma”. Figurarsi, poi, se quest’alunno è molto dotato, pieno di interessi, di entusiasmo nei confronti dello studio!

Poi dici che ai ragazzi passa la voglia di andare a scuola. Ma che cavolo!!! Il piattume più assoluto! E questa è la scuola italiana, 9 volte su 10. Fortunati i ragazzi che hanno TUTTO il corpo docente fatto di un’altra pasta. 😒🙄
Ma forse, sono io che sbaglio.

Clitumnia

Clitumnia, figlia del re di una piccola pòlis greca, aveva sposato da poco un bel soldato, il quale però si era invaghito di un giovane sottoposto. Nottetempo i due uomini si erano recati in una radura ai piedi di alcuni alberi, con una grande tenda e, mentre il marito di Clitumnia era già nudo, il suo giovane amante, sotto le coperte, con aria un po’ infastidita, gli disse: “Parliamo, prima di passare alla parte anatomica”. Sì disse proprio così! Nel frattempo Clitumnia era scomparsa e gli uomini dell’esercito, convinti che l’avesse rapita il marito, avevano iniziato a cercarla. Da lontano i due amanti videro i soldati a cavallo appressarsi e quasi caricarli. Spaventati si alzarono in tutta fretta, cercando di coprirsi e vestirsi e, facendolo, crearono scompiglio, fecero cadere la tenda e vi si impigliarono. Mentre i soldati li circondavano arrivò anche Clitumnia, furibonda, che ordinò che li arrestassero; li portarono via così, mezzi nudi come si trovavano, nella notte.

Poi mi sono svegliata 😑

L’opera della nuova scrittrice italiana Linda Di Giacomo è in uscita: “Carta canta. Un enigma grafologico per Agnese Malaspina”. Da non perdere!

https://bookabook.it/libri/carta-canta-un-enigma-grafologico-agnese-malaspina/

Potrei essere di parte, perché conosco personalmente e stimo la scrittrice, ma non lo farò, perché non è di lei che ho intenzione di parlare, bensì della sua avventura editoriale. Ho deciso di recensire il libro scritto da Linda Di Giacomo basandomi solo sulla sinossi e l’incipit per due ragioni: la prima è che, avendo avuto il piacere di leggere due racconti scritti dalla stessa, mi sono letteralmente appassionata al suo stile ed alla sua immaginazione; la seconda è che mi stuzzica l’idea che ha avuto di fondare le indagini alla base di questa sua prima vera opera editoriale sulle capacità investigative di una grafologa come lei. Sono decisamente incuriosita dalla novità.

Per queste ragioni vi invito a visitare il sito nel quale è possibile prenotare una copia dell’opera, non ancora stampata, e in cui si può leggere qualcosa in più di quel che trovate in questo articolo. Già solo scorrendo cosa scrive di sé l’autrice, avrete modo di comprenderne l’ironia e lo spirito, che vi faranno credere e scommettere su questo suo lavoro, come ho fatto io.

E magari, verrà voglia anche a voi di sostenerla! 😉

Carta canta. Un enigma grafologico per Agnese Malaspina

Ci vediamo un giorno di questi

Era tanto tempo che non leggevo un romanzo che mi piacesse davvero, che mi coinvolgesse profondamente. Questo l’ho divorato in due giorni, incapace di scollarmi dalle sue pagine!

Non racconterò la trama, perché va letto ed assaporato. Vi dico solo che parla di una meravigliosa amicizia tra due donne e di tutto ciò che ne consegue.

Mi sono riconosciuta in diverse situazioni e forse anche per tale ragione mi ha coinvolta tanto. O forse perché sono una fautrice dell’amicizia tra donne, perché ho avuto la fortuna di incontrare donne meravigliose che mi hanno sconvolto (positivamente) la vita. Non potrei fare a meno dell’amore delle mie splendide amiche. Ed in questo libro ho trovato il legame profondo ed indissolubile tra donne, liti e riappacificazioni incluse.

Per farla breve, consiglio (in modo particolare al “gentil sesso”) la lettura del romanzo.

Il mio plauso, infine, alla scrittrice Federica Bosco, che ha saputo usare la sua penna per tradurre in parole scritte sentimenti ed emozioni.

#federicabosco

#civediamoungiornodiquesti

#garzanti